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    • 2016-10-18 19:37:20

    Tumore alla prostata, in arrivo un nuovo test per la diagnosi precoce

    Medicina scienza e ricerca

     

    Tumore alla prostata, in arrivo un nuovo test per la diagnosi precoce

     

    Affiancato al Psa (antigene prostatico specifico), potrebbe portare a una diagnosi più precisa del tumore arrivando a evitare quasi il 60% delle biopsie

    di Redazione Aboutpharma Online 17 ottobre 2016

    Un nuovo test da affiancare al Psa (antigene prostatico specifico), per diagnosticare con più precisione il tumore alla prostata ed evitare biopsie ed esami invasivi inutili. È l’ultima novità nel campo dell’urologia, presentata al congresso della Società italiana di urologia (Siu), in corso a Venezia. Il 4K Score – questo il nome – è un test del sangue attraverso cui vengono dosate quattro callicreine, molecole della famiglia del Psa e che secondo un recente studio potrebbe evitare fino al 60% delle biopsie attualmente realizzate in seguito all’esame del Psa.  “Il nuovo test può aumentare la capacità diagnostiche dell’attuale test del Psa – spiega Vincenzo Mirone, segretario generale Siu – vengono misurati i livelli del Psa totale, il Psa libero, il Psa intatto e la callicreina 2, e i dati raccolti, associati ai risultati della visita digito-rettale e alla valutazione della familiarità per tumore alla prostata, consentono di individuare la percentuale di rischio di avere un carcinoma aggressivo prima di eseguire una biopsia. Uno studio condotto su oltre 740 uomini nell’ambito della più ampia indagine europea sul carcinoma prostatico, sottoposti a biopsia ma non a test del Psa, ha dimostrato che il 60% delle biopsie si sarebbe potuto evitare sottoponendosi al 4K Score”.

    Il test per il momento non è stato ancora validato per l’uso su vasta scala e viene eseguiti solo in alcuni laboratori all’estero, di cui due in Europa. Il più vicino all’Italia è in Spagna e inviare il campione e ricevere il risultato in 4-5 giorni costa 300 euro. “L’ulteriore precisione fornita dall’esame potrebbe aiutare a superare i limiti dell’analisi del solo Psa totale – precisa Mirone – e individuare con maggior chiarezza se il tumore c’è, e soprattutto se sia o meno aggressivo”. Molti tumori infatti sono “indolenti” e non serve intervenire; mentre quelli più pericolosi possono essere riconosciuti grazie alla biopsia, che però è un esame invasivo. Il 4K Score permette di avere maggiori elementi sul tipo di tumore in esame, individuando i pazienti in cui la probabilità di una forma aggressiva è più alta. In questo senso il test permette una selezione più ristretta dei pazienti da sottoporre a biopsia, riuscendo a evitarla in molti casi con un risparmio di sofferenze e di risorse economiche.

    I candidati ideali per il 4K Score sono i pazienti che non hanno mai fatto una biopsia e hanno una visita digito-rettale non sospetta ma un Psa costantemente elevato di cui non si riesce a spiegare l’origine, oppure chi ha una biopsia negativa associata a un Psa elevato e una visita digito-rettale dubbia, per capire se sia opportuno sottoporsi di nuovo al test invasivo.

    In attesa che il futuro prenda piede, gli urologi sottolineano l’importanza del “vecchio” test del Psa evidenziando che non è solo un marcatore utile per individuare il tumore alla prostata, ma anche un indicatore dell’ipertrofia prostatica benigna. “Chi è contrario all’uso del Psa – conclude Mirone –  sottolinea come un uomo su 5 abbia questo valore al di sopra del range di normalità. Certamente il test da solo non può bastare e va saputo interpretare in modo corretto, altrimenti il rischio è trovare neoplasie indolenti che non daranno mai problemi clinici e aggredirle con interventi che potrebbero essere evitati. Tuttavia c’è sostanziale accordo sul fatto che un buon programma di prevenzione preveda una valutazione del Psa di base, seguita da test ripetuti con una periodicità decisa sulla base delle caratteristiche del singolo soggetto. Il primo test è consigliabile attorno ai 40 anni per chi ha avuto un padre o un fratello con tumore, mentre si può ritardare a circa 50 anni se non c’è familiarità per il carcinoma prostatico”.