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    • 2020-02-08 15:27:43

    Infarto cardiaco, un maxi-finanziamento per identificarlo in anticipo e senza sintomi

    Medicina scienza e ricerca

    Infarto cardiaco, un maxi-finanziamento per identificarlo in anticipo e senza sintomi
     
     
     
    Con 4,7 milioni di euro dalla Fondazione regionale per la ricerca biomedica (Frrb), il progetto “Intestrat-cad” avrà l’obiettivo di trovare marcatori molecolari e/o radiologici per prevedere se una persona svilupperà un infarto o un’altra cardiopatia coronarica nel corso della sua vita
    di Redazione Aboutpharma Online6 Febbraio 2020
    infarto del miocardio
    Partirà con un maxi-finanziamento di 4,7 milioni di euro dalla Fondazione regionale per la ricerca biomedica (Frrb), il progetto di ricerca sul rischio di infarto cardiaco “Intestrat-cad”. Con l’obiettivo di trovare marcatori molecolari e/o radiologici che possano prevedere in anticipo, in assenza di sintomi, se una persona svilupperà un infarto coronarico o un’altra cardiopatia  nel corso della sua vita. Per farlo i ricercatori si avvarranno di un approccio combinato tra dati di imaging cardiovascolare (Tac coronarica) e una serie di parametri che provengono dalle scienze cosiddette “omiche” (genomica, epigenomica, trascrittomica). Lo studio coinvolgerà cinque centri, dal Centro Cardiologico Monzino, come coordinatore, all’Istituto Clinico Humanitas, l’Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare), l’Università di Pavia e il Policlinico San Matteo di Pavia.
     
    I pazienti a rischio
    Lo studio, in particolare, punta a ricercare nel sangue di persone senza precedente infarto coronarico o rivascolarizzazioni coronariche – ma nelle quali la Tac abbia evidenziato una malattia aterosclerotica coronarica iniziale – uno o più biomarcatori da associare al quadro evidenziato dalla Tac. Grazie ai marcatori individuati, sarà possibile identificare questi pazienti “a rischio” con un semplice esame del sangue, e proporre loro programmi di prevenzione mirati. Il progetto si è classificato per primo nel quadro del bando biennale per le scienze omiche applicate a malattie complesse.
     
    “Epifania”
    “Il finanziamento della Frrb ci permette di potenziare lo studio già avviato al Monzino due anni fa, con il nome Epifania” spiega Elena Tremoli, Direttore Scientifico del Centro Cardiologico Monzino. “L’idea originale della ricerca parte dalla considerazione che non tutte le placche coronariche sono uguali e soprattutto non tutte conducono a un evento cardiovascolare. Dunque ci siamo posti l’obiettivo di classificare il diverso rischio di eventi coronarici dei pazienti con placche iniziali, in base a indicatori prognostici molecolari personalizzati. Conoscendo il rischio effettivo individuale, potremo così decidere chi deve sottoporsi a un programma di prevenzione mirato, e chi no”.
     
    C’è placca e placca
    I dati preliminari di Epifania hanno dato conferma ai ricercatori che si possono classificare diversi tipi di placca. Le forme di aterosclerosi possono dunque essere diverse dal punto di vista molecolare, e quindi potrebbero esistere parametri specifici per diversi sottotipi di malattia coronarica. “Ora possiamo allargare i nostri orizzonti e le nostre ambizioni e trovare un maggior numero di questi parametri, per definire la predisposizione a infarto coronarico a livello di singolo soggetto” aggiunge Gualtiero Colombo, Responsabile dell’Unità di Genomica Funzionale e Immunologia del Monzino.
     
    La Tac coronarica
    Con un test non invasivo come la Tac coronarica oggi i ricercatori sono in grado non soltanto di evidenziare e quantificare una stenosi coronarica, ma anche di studiarla in modo più approfondito. Ma non solo, come ricorda Daniele Andreini, responsabile U.O. Radiologia e TAC Cardiovascolare del Monzino, le caratterizzazioni non invasive con la Tac che oggi riescono a fare, sono molto accurate rispetto ai metodi invasivi più avanzati. Permettono di ottenere indicazioni sulla possibile composizione della placca e di valutarne sia la volumetria, sia determinate caratteristiche più raffinate, dalle quali è possibile ricavare una prospettiva del rischio a lungo termine di sviluppare un evento coronarico acuto.
     
    Nuovi strumenti
    “Molti studi dimostrano che statisticamente un paziente su cinque in cui la Tac evidenzia la presenza di placche aterosclerotiche a uno stadio precoce di sviluppo, nel medio periodo va incontro a un evento cardiologico grave” sottolinea Andreini. “Ma oggi non abbiamo gli strumenti per sapere chi sarà quell’uno che si ammalerà. Il nuovo studio Intestrat-cad ci fornirà questi strumenti, e dunque la concreta possibilità di evitare trattamenti non necessari, concentrandoci su soggetti a rischio certo di malattia”.
     
    I vantaggi della partnership
    La partnership tra alcune delle migliori eccellenze regionali, inoltre, permetterà ai ricercatori di porsi nuove domande di ricerca e trovare nuove risposte. “Per esempio generare modelli di predizione del rischio grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale di cui sono esperti i colleghi dell’Università di Pavia” conclude Colombo. “O ancora studiare altri aspetti molecolari della malattia, come l’assetto della risposta infiammatoria/immunitaria a livello cellulare – continua – grazie alla collaborazione con Ifom e Humanitas. Infine possiamo anche disporre di casistiche di validazione e confronto, grazie all’apporto dei colleghi del Policlinico San Matteo”.