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    • 2020-11-30 00:00:00

    Medicina scienza e ricerca Covid-19, identificato un nuovo biomarcatore di gravità della malattia Uno studio di Humanitas e ASST Papa Giovanni XXIII, pubblicato su Nature Immunology, ha individuato nella misurazione dei valori di PTX3 (una molecola coinv

    Uno dei grandi dubbi riguardo Covid-19, su cui gli scienziati ancora si interrogano, è perché alcune persone si ammalino più gravemente ed altre meno. Per provare a dare una risposta e cercare di prevedere il livello di gravità della malattia un gruppo di ricercatori e medici dell’IRCCS Humanitas di Milano e dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha avviato uno studio basato su due casistiche indipendenti. I due gruppi – entrambi in prima linea contro Covid-19  – hanno identificato un nuovo biomarcatore di gravità della malattia, nei pazienti affetti da Covid -19: la molecola PTX3. Il lavoro è stato pubblicato su Nature Immunology.

    La ricerca sul biomarcatore per la gravità di Covid-19

    La ricerca ha coinvolto 96 pazienti in Humanitas e 54 al Papa Giovanni XXIII. In più, grazie all’accesso ai dati e all’analisi bioinformatica supportata da Intelligenza Artificiale, ha esaminato i dati di pazienti residenti in Israele e Usa. I ricercatori hanno indagato i meccanismi dell’immunità innata a livello del sangue circolante e del polmone. “L’analisi ha portato alla luce il ruolo di un gene scoperto dal mio gruppo anni fa, la PTX3 – spiega Alberto Mantovani, Direttore Scientifico di Humanitas e professore emerito di Humanitas University – una molecola coinvolta nell’immunità e nell’infiammazione”.

    “Nei pazienti malati di Covid-19 – continua – questa molecola è presente a livelli alti nel sangue circolante, nei polmoni, nelle cellule della prima linea di difesa (i macrofagi) e nelle cellule che rivestono la superficie interna dei vasi sanguigni (l’endotelio vascolare). Informazioni importanti dal momento che i pazienti malati di Covid-19 presentano una fortissima infiammazione (la sindrome di attivazione macrofagica) che porta a trombosi del microcircolo polmonare a livello delle cellule endoteliali. A seguire, abbiamo verificato che la PTX3 potesse essere un biomarcatore di gravità per Covid-19, grazie a reagenti e a un test messo a punto dai ricercatori di Humanitas”.

    L’importanza della PTX3 come biomarcatore per Covid-19

    Le due casistiche indipendenti, quella di Milano e quella di Bergamo, confermano che la misura della PTX3 costituisce, ad oggi, il più importante fattore prognostico associato all’aggravamento delle condizioni dei pazienti.  “Questi dati – aggiunge Alessandro Rambaldi direttore dell’Unità di Ematologia e del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo – confermano la centralità del danno endoteliale nella patogenesi delle manifestazioni più gravi osservate nei pazienti Covid-19″.

    “I livelli circolanti di PTX3, misurati nel sangue – continua – serviranno a guidare la valutazione della risposta ai trattamenti di questi pazienti. La validazione dei risultati ottenuta in due coorti indipendenti di pazienti sottolinea la robustezza e la riproducibilità di questa osservazione e l’importanza di poter utilizzare materiale biologico opportunamente conservato al momento del ricovero di questi pazienti”.

    Uno strumento importante per i clinici

    Partito da un approccio ad alta tecnologia, lo studio arriva a definire un test semplice – basta infatti un esame del sangue per valutare il livello della PTX3 –, a basso costo e potenzialmente condivisibile con tutti. Il prossimo step ora sarà traslare questi risultati in clinica.

    “Lo studio, che necessita di ulteriori verifiche e conferme, potrebbe costituire uno strumento importante per guidare i medici nella definizione delle terapie per ogni paziente” prosegue Mantovani, che sottolinea come il test in Humanitas sia già a servizio di medici impegnati con i pazienti Covid-19. “Ci auguriamo che possa aiutare i clinici a valutare tempestivamente la gravità della malattia e curare sempre meglio i malati” aggiunge.

    “Lo studio dimostra che l’avanzamento delle conoscenze si fa grazie alla raccolta di campioni biologici e dati personali e sanitari della popolazione, indispensabili per una efficace ricerca su Covid-19, secondo procedure operative standard internazionali consolidate” conclude Rambaldi.