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    • 2021-10-08 00:00:00

    Vaccini anti-Covid: oltre 13 milioni di dosi in frigo, ma somministrazioni in calo

    In frigo 13,4 milioni di dosi di vaccini anti-Covid, ma il numero di somministrazioni torna a scendere. È quanto emerge dal monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe.  Al 6 ottobre risultano consegnate 98.883.319 dosi, di cui 3,97 milioni nell’ultima settimana. Il 76,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+452.187 rispetto alla settimana precedente) e il 72,4% ha completato il ciclo vaccinale (+661.771 rispetto alla settimana precedente).


    Tuttavia, nell’ultima settimana scende ancora il numero di somministrazioni (1.209.952), con una media mobile a 7 giorni di quasi 160mila somministrazioni/die. Il numero di nuovi vaccinati settimanali, dopo la risalita a 589mila della settimana precedente, è sceso a quota 488mila (-17,1%) nell’ultima settimana. “Confermando per ora i modesti effetti del green pass sulla curva dei nuovi vaccinati, al netto dell’incognita relativa al numero degli esoneri”, commenta Gimbe.


    Le coperture

    Le coperture vaccinali per fascia di età con almeno una dose di vaccino sono molto variabili: dal 96,7% degli over 80 al 70,4% della fascia 12-19. Per le categorie a maggiore rischio di malattia severa, sono ancora 3,4 milioni (12,3%) gli over 50 che non hanno completato il ciclo vaccinale, di cui 2,59 milioni non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino, con rilevanti differenze regionali (dal 15,1% della Calabria al 5,6% della Puglia).


    La terza dose

    Il 4 ottobre l’Ema ha concluso la valutazione relativa alla dose aggiuntiva di vaccino (Pfizer o Moderna) per i pazienti immunocompromessi raccomandandone la somministrazione entro 28 giorni dal completamento del ciclo vaccinale, come già disposto in Italia dalla Circolare del ministero della Salute del 14 settembre 2021. L’Agenzia europea suggerisce inoltre di considerare la somministrazione di una dose di richiamo (booster) con il vaccino Pfizer in tutte le persone di età ≥18 anni, dopo almeno 6 mesi dalla seconda dose, lasciando ai singoli Paesi piena autonomia decisionale su fasce di età e categorie prioritarie.


    La Circolare del Ministero della Salute del 27 settembre 2021 prevede di utilizzare per le dosi booster sia Pfizer che Moderna in specifiche categorie di popolazione. In una prima fase over 80 e ospiti e personale sanitario e socio-sanitario delle RSA; successivamente gli operatori sanitari con priorità per gli over 60, o con patologie concomitanti e vulnerabili a forme di Covid-19 severa, o con elevato livello di esposizione all’infezione. Complessivamente, la platea vaccinabile con la terza dose è di quasi 7,6 milioni di persone alle quali dal 14 settembre sono state somministrate quasi 185mila dosi con un tasso di copertura del 2,4%, e notevoli differenze regionali: dal 9% del Molise allo 0% della Valle D’Aosta.


    Strategie e priorità

    “La priorità assoluta – commenta il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – rimane quella di somministrare il ciclo completo a tutta la popolazione vaccinabile, in particolare agli over 50. Tuttavia, a fronte dei primi segnali di un lieve (ma costante) calo dell’efficacia vaccinale su ospedalizzazioni, terapie intensive e decessi, è necessaria una programmazione strategica per somministrare la dose di richiamo alla popolazione generale. Anche per evitare, dopo il via libera dell’Ema agli over 18, che le Regioni procedano in ordine sparso, senza seguire le priorità basate sul rischio individuale”. Gimbe propone quattro azioni integrate:


    accelerare la somministrazione della terza dose alle categorie prioritarie vista l’ampia disponibilità di dosi (13,4 milioni) e la stagione invernale alle porte;

    ampliare progressivamente la platea vaccinabile con dose booster alle fasce anagrafiche a rischio di malattia grave e decesso, iniziando con la fascia 70-79 anni e successivamente quella 60-69 e 50-59, e dando priorità in ciascuna fascia ai pazienti con patologie concomitanti;

    programmare per tutti gli over 50 la chiamata attiva a sei mesi dal completamento del ciclo;

    estendere l’obbligo della dose booster per gli operatori sanitari, al fine di garantire la sicurezza per i pazienti e ridurre il rischio di limitare l’erogazione di prestazioni sanitarie per patologie non COVID-19, visto che l’efficacia vaccinale sull’infezione da variante delta si attesta intorno al 67%.