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NotiziaSanità pubblica a caro prezzo: italiani in difficoltà per ticket e farmaci
Data13/12/2017
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Sanità pubblica a caro prezzo: italiani in difficoltà per ticket e farmaci

Presentato oggi a Roma il XX Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva. Dalle segnalazioni inviate dai cittadini al Tribunale dei diritti del malato (Tdm), una fotografia sullo stato di salute del Servizio sanitario nazionale. Un sistema meno universalistico ed equo rispetto al passato


La sanità pubblica arretra e i costi a carico delle famiglie diventano insostenibili. Liste d’attesa, ticket su esami e visite, spesa per farmaci e intramoenia minano la fiducia dei pazienti nel Servizio sanitario nazionale (Ssn). Un sistema sempre meno universalistico, che invece dovrebbe essere più “pubblico, accessibile, efficiente e tempestivo”.  È quanto emerge dalla lettura dell’ultimo Rapporto Pit Salute presentato oggi da Cittadinanzattiva e Tribunale dei diritti del malato (Tdm). “Sanità pubblica: prima scelta, ma a caro prezzo” è il titolo scelto per la ventesima edizione del report, realizzata con il sostegno incondizionato della Federazione dei collegi degli infermieri (Ipasvi), della Fnomceo (ordini dei medici) e della Fofi (ordini dei farmacisti).

Parola ai cittadini

Il rapporto analizza le segnalazioni inviate dai cittadini nel 2016 al Tribunale dei diritti del malato di Cittadinanzattiva. A prevalere, nel coro di lamentele, sono soprattutto criticità relative alle lunghe liste di attesa della sanità pubblica (54% del totale) e al pagamento di ticket per esami diagnostici e visite specialistiche (37,5%). Le spesa sostenuta dai cittadini per i ticket domina, in effetti, la classifica delle segnalazioni relative ai costi, seguita da quella per i farmaci e per le prestazioni intramoenia. Ma a queste voci se ne aggiungono altre, tra cui degenze in residenze sanitaria assistite (Rsa), assistenza protesica e integrativa, mobilità sanitaria e mancate esenzioni per malattie rare.

Accesso ai farmaci

Circa un quinto dei cittadini che lamentano difficoltà nell’accesso all’assistenza sanitaria cita i farmaci come motivo di disagio. Nella maggior parte dei casi (54%) si tratta, prevedibilmente, di medicinali a carico del paziente e quindi inseriti in fascia C. Ma non mancano le segnalazioni relative ad esborsi per coprire la differenza tra generico e farmaco “griffato” oppure al costo dei ticket sui medicinali di fascia A.

Rispetto ai farmaci, la questione dei costi non è l’unica presente nelle segnalazioni dei cittadini. Il report evidenzia anche altre difficoltà, a cominciare dall’accesso ai farmaci innovativi per la cura dell’epatite C: i cittadini lamentano carenza di informazioni e di centri prescrittori sul territorio, lunghe attese e criteri troppo restrittivi stabiliti dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per l’accesso alle terapie. Tuttavia, riferendosi al 2016, il report non tiene conto dei nuovi criteri deliberati quest’anno da Aifa per l’accesso alle cure contro l’epatite C, che ampliano la platea di beneficiari.

Anche l’indisponibilità di alcuni farmaci è un problema segnalato a gran voce da cittadini. Le difficoltà riguardano soprattutto la disponibilità alcuni medicinali in farmacia, ma anche – in misura minore – ritardi nell’erogazione dei farmaci ospedalieri.

A completare il quadro, altre difficoltà con una frequenza più bassa, ma comunque segnalate al Tdm. Queste riguardano accesso ai medicinali con nota Aifa, farmaci off-label, prescrizioni subordinate a piano terapeutico e terapie in sperimentazione.

Ancora troppe ombre

L’accesso ai farmaci è soltanto una delle numerose criticità raccontante nel dettaglio dal report. La fotografia scattata dall’ultimo Pit Salute mostra diverse crepe del Ssn. Sono diffuse, ad esempio, le segnalazioni che riguardano “buchi” dell’assistenza territoriale e domiciliare; costi e qualità dell’assistenza in strutture residenziali come Rsa e lungodegenze; problemi relativi all’assistenza protesica ed integrativa (attese o costi a carico del paziente); disservizi nel riconoscimento delle invalidità; mobilità sanitaria (compresi ritardi nei rimborsi per le spese sostenute); affollamento dei pronto soccorso e difficoltà legate ai ricoveri. In lieve calo, invece, le segnalazioni su casi di presunta malpractice, mentre cresce la preoccupazione per la sicurezza all’interno delle strutture sanitarie (es. infezioni ospedaliere).

Un cambio di passo

L’auspicio di Cittadinanzativa è che serva anche da monito alle istituzioni. “Dalla legge di bilancio – commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato – arrivano pochi e deboli segnali: se da una parte si comincia a metter mano al superticket, a seguito di una nostra battaglia, seppur in maniera insufficiente, dall’altra sul finanziamento del Ssn arrivano segnali pericolosi che fanno intravedere il rischio di un suo forte depotenziamento”. Le priorità sono tante, spiega Aceti: “Attuare il Piano nazionale della cronicità, rilanciare gli investimenti sul Ssn in termini di risorse economiche, di interventi strutturali per ammodernamento tecnologico ed edilizia sanitaria, nonché sul personale sanitario. E ancora, una strategia nazionale nuova per governare tempi di attesa ed intramoenia; alleggerire il peso dei ticket e revisionare la disciplina che li regola tenendo conto anche dei cambiamenti sociali e dell’alto tasso di rinuncia alle cure”. Appunti per la prossima legislatura.

LA SINTESI DEL RAPPORTO