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    • 2021-05-24 00:00:00

    Global health summit, gli scienziati: “Nessun Paese al sicuro finché non lo saranno tutti”

    Nessun Paese sarà al sicuro fino a quando tutti i Paesi non lo saranno. E quindi finché l’accesso a forniture mediche e strumenti per combattere Covid non sarà garantito a livello globale. È il messaggio che gli scienziati consegnano al Global health summit, convocato il 21 a maggio a Roma dalla Commissione europea e dall’Italia, che detiene quest’anno la presidenza del G20.


    Le priorità

    In vista dell’appuntamento era stato costituito un panel di 26 esperti (Scientific expert panel) presieduto da Peter Piot – consulente della presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen e direttore della London School of Hygiene & Tropical Medicine – e Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Gli scienziati hanno elaborato un rapporto finale  con le azioni necessarie non solo a mettere fine alla pandemia, ma anche ad assicurare una migliore preparazione in vista delle future minacce pandemiche.


    “Abbiamo tracciato una mappa per il futuro – scrivono gli esperti – identificando le aree prioritarie per un’azione immediata: accesso globale equo alle forniture mediche e agli strumenti necessari ad affrontare il Covid-19 e le altre minacce alla salute, ricerca e innovazione, coinvolgimento dei gruppi di ricerca nei paesi a medio e a basso reddito, sorveglianza integrata delle malattie e condivisione dei dati, ascolto delle indicazioni scientifiche, rafforzamento del personale e dei sistemi sanitari, capacità produttive regionali, fiducia pubblica, governance ben coordinata e salute sostenibile”.


    Equità come “imperativo morale”

    Il documento fotografa l’andamento della pandemia e sottolinea l’importanza di un accesso globale a tutte le risorse per contrastarla: “La probabile traiettoria per il Sars-Cov-2 è di diventare endemica con dei focolai stagionali a causa della diminuzione dell’immunità naturale, della copertura globale insufficiente dei vaccini e/o dell’emergere di nuove varianti che non sono controllate dai vaccini attuali. Nuove ondate epidemiche sono possibili soprattutto nei paesi con una bassa copertura vaccinale. Un’equità globale nell’accesso – sottolineano gli scienziati – è sia un imperativo morale che un’esigenza critica per il controllo della pandemia”.


    “Age of pandemics”

    Per gli scienziati stiamo entrando nell’era delle pandemie ed è fondamentale lavorare sulla prevenzione: “Gli sforzi di oggi per affrontare il Covid-19 dovrebbero includere investimenti e misure di risposta che abbiano il maggior potenziale possibile per un miglioramento sostenibile della prevenzione, inclusi gli investimenti in risorse umane e nella loro formazione, della preparedness e della risposta alle minacce globali per la salute”.


    Risposta One Health

    Serve un approccio olistico, come sottolinea il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, intervenendo al summit:m “Per ridurre il rischio di future pandemie dobbiamo anche affrontare il legame tra crisi sanitarie, povertà, disuguaglianze strutturali e degrado ambientale. La frequenza e la natura delle prossime pandemie dipendono fortemente dalla nostra capacità di adottare stili di vita sostenibili, dall’implementazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile e dall’approccio ‘One Health‘. Occorre agire ora – conclude – per porre fine all’epidemia, investimenti di oggi costruiranno le basi per una preparedness e una risposta adeguata domani”.


    IL DOCUMENTO