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    • 2021-08-07 00:00:00

    Covid: ecco le prime linee guida italiane per i pazienti non in terapia intensiva

    Le società italiane di terapia antinfettiva (Sita) e pneumologia (Sip) rispondono alle domande chiave sulla gestioni dei pazienti Covid non ricoverati in terapia intensiva. Lo fanno con un documento pubblicato sulla rivista Infectious Diseases and Therapy, che sulla base dell’analisi rigorosa e metodologica della letteratura scientifica internazionale. Si va dai criteri per il ricovero alle raccomandazioni per l’uso dei farmaci a casa o in ospedale.

    Le indicazioni principali

    Ecco alcuni punti fondamentali riassunti in una nota delle società scientifiche:

    • Per quanto riguarda la scelta di ospedalizzare i pazienti, sulla base delle evidenze a oggi disponibili nessun criterio prognostico, come ad esempio il PSI-Pneumonia Severity Index, permette di prevedere in quali casi il ricovero si renda necessario per controllare il rischio di progressione della malattia. Per questo, le Linee Guida raccomandano che l’ospedalizzazione sia decisa anche considerando criteri osservabili direttamente dal medico, come ad esempio saturazione di ossigeno uguali o inferiore a 92%, una frequenza respiratoria superiore a 30 atti respiratori al minuto, dispnea a riposo.
    • Pazienti non ricoverati: no a idrossiclorochina, antivirali e steroidi, sì ad anticorpi monoclonali. Nel caso di pazienti curati a casa, le Linee Guida sconsigliano l’uso di idrossiclorochina, non suffragato da evidenze, e di corticosteroidi, in quanto ostacolo alla risposta infiammatoria che contrasta la replicazione virale nella fase iniziale della malattia. Non è raccomandato l’uso di antivirali, mentre gli antibiotici vanno utilizzati come trattamento empirico solo in caso di sospetta co-infezione o superinfezione batterica.Il documento convalida invece l’uso degli anticorpi monoclonali neutralizzanti nei pazienti non ricoverati con malattia lieve/moderata a rischio di progressione entro 10 giorni dall’insorgenza dei sintomi (mentre non si ritiene utile la somministrazione di anticorpi monoclonali nei pazienti già ricoverati).
    • Pazienti ricoverati: ok a steroidi, immunomodulatori non steroidei e anticoagulanti. No al plasma iperiummune. Per i pazienti ricoverati, via libera per l’uso di immunomodulatori non steroidei come tocilizumab e baricitinib (in aggiunta a remdesivir), rispettivamente, nei pazienti ospedalizzati che non rispondono al trattamento con farmaci steroidei e una saturazione inferiore a 92% e nei pazienti che richiedono supporto respiratorio non in trattamento con steroidi.
    • farmaci steroidi, sconsigliati nelle fasi iniziali, si sono dimostrati molto utili nelle fasi evolutive di malattia, quando l’eccessiva risposta infiammatoria prevale sull’azione del virus e porta una quota di pazienti verso le condizioni di maggiore gravità. Le Linee Guida raccomandano desametasone alla dose di 6 mg/die nei pazienti che presentino insufficienza respiratoria e necessità di supporto di ossigeno.
    • Tra gli antivirali viene consigliato solo l’uso di remdesivir nei pazienti ricoverati con necessità di supporto respiratorio, mentre una forte raccomandazione è rivolta a escludere l’uso di lopinavir/ritonavir e idrossiclorochina. Sconsigliato l’uso routinario di antibiotici nei pazienti ricoverati, salvo in caso di comprovata infezione batterica.
    • Forte anche la raccomandazione per l’uso in profilassi degli anticoagulanti nei pazienti ospedalizzati, in quanto nella maggior parte degli studi risulta associato a un’effettiva riduzione della mortalità.
    • Al momento non supportato dagli studi clinici l’utilizzo di plasma o di immunoglobuline iperimmuni e quindi non raccomandato se non all’interno di studi clinici randomizzati.
    • Valutazione positiva per la ventilazione meccanica non invasiva (NIV) e per la CPAP (pressione continua positiva delle vie aeree) nei pazienti ospedalizzati con insufficienza respiratoria, anche se si rendono necessari studi randomizzati per valutare il peso di questo intervento.

    Approccio multidisciplinare

    Il documento si basa sulla revisione sistematica di 279 studi clinici condotta per circa un anno. “Queste Linee Guida, le prime emanate a livello nazionale, sono il contributo che l’Italia mette a disposizione della comunità scientifica internazionale per la gestione del Covid-19”, – commenta Matteo Bassetti, presidente della Sita. “A diciotto mesi dall’inizio dell’epidemia – continua – per la prima volta medici e istituzioni possono avvalersi di una serie di raccomandazioni che scaturiscono dall’analisi della letteratura scientifica internazionale sulle principali strategie terapeutiche  le nostre due società scientifiche hanno lavorato secondo una logica multidisciplinare – con il coinvolgimento di infettivologi, pneumologi, rianimatori e farmacologi –  approccio fondamentale per la gestione di questa malattia e consolidato da tutte le strutture ospedaliere. Ora ci auguriamo – conclude Bassetti – che queste Linee guida possano essere tradotte come Linee Guida istituzionali dalle autorità sanitarie”.

    Soddisfatto Francesco Blasi, presidente della Sip: “Questo documento è il frutto della collaborazione tra le nostre Società scientifiche e conferma il lavoro comune svolto in questi mesi da infettivologi e pneumologi sul campo, per contrastare l’emergenza Covid-19. Le nostre Linee Guida si basano su una metodologia stringente che ha prodotto raccomandazioni facilmente leggibili per il loro peso relativo e che, oltre alla loro coerenza intrinseca, sono allineate con le indicazioni delle istituzioni come Agenas e ministero della Salute e – conclude – risultano in linea con le conoscenze attuali e le indicazioni di altre società scientifiche”.