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    • 2023-06-08 00:00:00

    La pillola anticoncezionale che non va giù all’Agenzia Italiana del Farmaco

    Inseriti nella lista dei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e inizialmente a carico del servizio sanitario nazionale, nel 1993 gli anticoncezionali furono spostati nella fascia C: quella dei prodotti a carico dei cittadini. Poi, nell’ultimo decennio, diverse Regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Lombardia e Marche) e una Provincia autonoma (Trento) hanno ripreso a concederli gratuitamente. Nessuna forzatura, soltanto il desiderio di rispettare la legge. La gratuità dei contraccettivi è prevista infatti da decenni. La si evince dalla disposizione (405/1975) con cui furono istituiti i consultori, secondo cui “l’onere delle prescrizioni di prodotti farmaceutici va a carico dell’ente o del servizio cui compete l’assistenza sanitaria”. E dalla 194 del 1978, con cui il diritto fu esteso anche ai minori senza il consenso dei genitori.

    Il sì alla rimborsabilità della pillola anticoncezionale delle commissioni tecniche dell’Agenzia Italiana del Farmaco

    Per colmare una delle disuguaglianze in materia di salute presenti in un Paese che si fregia di avere un servizio sanitario improntato sull’equità nell’accesso alle cure, i tecnici dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) sembravano pronti a offrire la pillola a tutte le donne che ne avrebbero fatto richiesta. Senza distinzione alcuna di età. La valutazione di efficacia era stata completata dal comitato tecnico-scientifico (Cts). Quella economica dal comitato prezzi e rimborsi (Cpr): 140 i milioni necessari ogni anno per onorare un impegno alla portata dello Stato. E considerato rilevante non per uno spiccato sentimento femminista delle presidenti delle due commissioni: Patrizia Popoli (Cts) e Giovanna Scroccaro (Cpr).

    È un dato di fatto che il maggior numero di gravidanze indesiderate si registri tra le donne meno abbienti. Metterle nelle condizioni di non dover scegliere tra l’aborto e una maternità sofferta avrebbe rappresentato una misura di equità sociale, oltre che un investimento per evitare le spese sanitarie e sociali a cui spesso lo Stato è costretto a far fronte in simili situazioni.

    Per il consiglio di amministrazione di Aifa è tutto da rifare

    Non deve averla pensata in questo modo però il consiglio di amministrazione dell’Aifa, che ha congelato l’iter per autorizzare la rimborsabilità della pillola anticoncezionale. Il massimo organo dell’Agenzia ha rispedito il dossier alle commissioni, per un supplemento dell’istruttoria che le stesse (dopo anni di lavoro) non ritengono necessario. Un passaggio a cui dovrebbe aggiungersi un tavolo di concertazione con i Ministeri vigilanti e la Conferenza delle Regioni, mai osservato prima di concedere la rimborsabilità a un nuovo anticorpo monoclonale. Impossibile, di conseguenza, immaginare quanto potrebbe completarsi questa gestazione.

    Sulla rimborsabilità della pillola si gioca l’autonomia dell’Agenzia

    A questo punto, a cavallo tra ciò che è stato e quello che sarà il destino della pillola, ci assalgono due dubbi.

    Visto il nodo del contendere, non è che dietro questo ping pong si nasconda una battaglia politica? In tal caso – tra un centrosinistra pro e un centrodestra più orientato al no – giova ricordare che gli Stati europei che offrono la pillola hanno tassi di natalità superiori a quello italiano. Se la preoccupazione di qualcuno è legata alla nostra emergenza demografica, possiamo dunque affermare senza ombra di smentita che non è l’uso della pillola ad aver arrestato il desiderio di mettere al mondo un figlio.

    Quanto all’Aifa, invece: cosa ne sarà della sua autonomia dopo che una trasformazione organizzativa che finora ha raccolto più malumori che pareri favorevoli si sarà compiuta (già, ma quando)? Domande che in questi giorni si pongono cittadini e ricercatori, consapevoli che tutte le volte in cui la politica ha messo il bastone tra le ruote alla scienza, le conseguenze sono finite sulla nostra pelle.