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NotiziaCorruzione, nell’ultimo anno illeciti in un’azienda sanitaria su quattro
Data07/04/2017
Descrizione

Sanità e Politica

Corruzione, nell’ultimo anno illeciti in un’azienda sanitaria su quattro

Oggi la Giornata nazionale contro la corruzione in sanità. Ecco i dati del report realizzato Transparency International Italia, Censis, Ispe Sanità e Rissc. Farmaci e sperimentazioni cliniche tra le aree più a rischio

di Redazione Aboutpharma Online 6 aprile 2017

 

La corruzione continua a infettare la sanità italiana. Con il suo fardello di inefficienze, ingiustizie, immoralità e risorse sprecate, che resiste anche ai notevoli progressi compiuti in questi anni sia dal punto di vista normativo che in termini di coscienza e consapevolezza. Parlano i numeri: nell’ultimo anno in Italia un’azienda sanitaria su quattro ha registrato almeno un episodio di corruzione.  È questo, in sintesi, il messaggio che arriva dalla seconda “Giornata nazionale contro la corruzione”, celebrata oggi a Roma dai partner del progetto “Curiamo la corruzione”, l’iniziativa coordinata da Transparency International Italia, in collaborazione con Censis, Ispe Sanità (Istituto per la promozione dell’etica in sanità) e Rissc (Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità), e finanziata nell’ambito della Siemens Integrity Initiative.

A fotografare lo stato di integrità della sanità italiana è il rapporto “Curiamo la corruzione 2017” presentato oggi e articolato in tre analisi: un’indagine sulla percezione del fenomeno da parte dei responsabili della prevenzione della corruzione, realizzata dal Censis tra il 2016 e il 2017;  l’analisi di sprechi e inefficienze che emergono dalla valutazione dei Conti Economici 2013 delle Asl e delle aziende ospedaliere elaborata da Ispe Sanità; la valutazione dei rischi e delle contromisure contenute nei Piani triennali di prevenzione della corruzione 2016-2018 (Ptpc) delle strutture sanitarie, condotta da Rissc.

Secondo l’indagine Censis, basata su un campione di 136 strutture, nell’ultimo anno il 25,7% delle aziende sanitarie italiane ha registrato almeno un episodio di corruzione. Un dato medio nazionale, con punte più alte al Sud: nel Meridione, infatti, il malaffare ha colpito più di un’azienda su tre (37,3%). I settori ritenuti più a rischio sono quello degli acquisti e delle forniture, le liste d’attesa e le assunzioni del personale.

Ma quanto costa la corruzione? Sulla base dell’analisi dei conti economici delle aziende, Ispe Sanità stima che circa il 6% delle spese correnti annue del Servizio sanitario nazionale siano riconducibili a sprechi e corruzione. Più concretamente, secondo i numeri presentati dall’economista Francesco Saverio Mennini, la corruzione genera un impatto che oscilla tra un “minimo” di 4,3 miliardi e un massimo di 9,2 miliardi di euro all’anno. Ma i numeri crescono se si considera “l’ammontare delle potenziali inefficienze nell’acquisto di beni e servizi sanitari del Ssn” – ovvero gli sprechi a 360 gradi –  stimato in circa 13 miliardi di euro.

Esaminando, invece, i risultati dell’analisi – condotta su tutte le aziende sanitarie e non soltanto sul campione Censis – dei Piani anticorruzione realizzata da Rissc, emerge un altro dato preoccupante: il 51,7% delle strutture non ha adottato piani anticorruzione adeguati. Ma il report “Curiamo la corruzione 2017” non restituisce solo ombre. Qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta: il 96% delle aziende sanitarie ha già reso disponibili dei sistemi di raccolta delle segnalazioni di corruzione (whistleblowing) e il 44% lo ha fatto utilizzando delle piattaforme informatiche. Il 79% delle strutture ha adottato i Patti di integrità, da sottoscrivere con le aziende che partecipano agli appalti e il 90% ha intrapreso percorsi di formazione rivolti al personale sui temi dell’etica e della legalità. Sono proprio la formazione e la sensibilizzazione dei dipendenti ad essere ritenute le misure più efficaci per contrastare la corruzione dal 52% dei responsabili della prevenzione, più dell’aumento dei controlli sulle spese (45%) e sulle procedure di appalto (37%): solo nelle Regioni del Sud i responsabili della prevenzione mettono al primo posto i controlli sulle spese.

Dall’analisi sui Piani triennali di prevenzione anche una “top five” sui “rischi di corruzione più elevati”, cinque aree critiche dove si contrano i pericoli più gravi. Se al quinto, quarto e terzo posto figurano – in ordine – “segnalazioni di decessi alle imprese funebri; favoritismi ai pazienti provenienti dalla libera professione e violazioni dei regolamenti di polizia mortuaria”, le posizioni più rilevanti sono occupate dalla “iper-prescrizione di farmaci per favorire gli sponsor” e dalla “sperimentazione clinica condizionata”, rispettivamente seconda e prima in classifica. Un campanello d’allarme che la stessa industria del farmaco non sottovaluta: “Il miglior modo per curare la corruzione non è combatterla, ma prevenirla. E noi facciamo tanto per la prevenzione”, commenta il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, ricordando “il codice deontologico dell’associazione che è più rigido e rigoroso delle leggi”, così come le iniziative per “la trasparenza delle transazioni economiche tra industria e operatori sanitari”.