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Primo Piano


Diventa donatore di sangue


Diventa donatore di sangue
Premessa

Il sangue non si produce in laboratorio ed il fabbisogno annuo in Italia è di 2.400.000 unità di sangue intero e più di 1.077.000 litri di plasma.
L'impossibilità di ottenerlo tramite procedimenti chimici e il suo larghissimo impiego, rendono il sangue un presidio terapeutico prezioso non sempre disponibile.
La maggior parte di noi può donare il sangue e molti, almeno una volta nella vita, potrebbero averne bisogno.

 

Alcuni tipi di donazione:

o Sangue intero
o Plasma (plasmaferesi
o Piastrine (piastrinoaferesi)
o Donazione multipla di emocomponenti

 

Per molti ammalati il sangue e/o suoi componenti è terapia indispensabile per la sopravvivenza, alcuni esempi:

o Globuli rossi, in caso di perdite ematiche ed anemie;
o Piastrine, in caso di malattie emorragiche;
o Plasma, in caso di grosse ustioni, tumori del fegato, carenza dei fattori della coagulazione;
o Plasmaderivati, fattore VIII e IX per emofilia A e B, immunoglobuline e albumina per alcune patologie del fegato e dell'intestino.

La sicurezza delle trasfusioni e il raggiungimento dell'autosufficienza regionale e nazionale di sangue, emocomponenti e farmaci derivati, è l'obiettivo del Servizio Sanitario Nazionale e il maggior impegno delle Associazioni e Federazioni dei donatori.

La donazione da donatori volontari, periodici, responsabili, anonimi, e non retribuiti è la migliore garanzia per la qualità e la sicurezza delle terapie trasfusionali.


Requisiti

Al momento della donazione devono essere nella norma, cioè nei limiti previsti dalla legge:

  • Età compresa tra 18 anni e i 60 anni (per candidarsi a diventare donatori di sangue intero), 65 anni (età massima per proseguire l'attività di donazione per i donatori periodici), con deroghe a giudizio del medico;
  • Peso non inferiore a 50 Kg.;
  • Pulsazioni comprese tra 50-100 battiti/min (anche con frequenza inferiore per chi pratica allenamenti sportivi intensi);
  • Pressione arteriosa sistolica tra 110 e 180 ml di mercurio e diastolica tra 60 e 100 ml di mercurio;
  • Stato di salute Buono;
  • Non può donare chi ha comportamenti a rischio, tipo: assunzione di sostanze stupefacenti, alcolismo, rapporti sessuali ad alto rischio di trasmissione di malattie infettive, o chi è affetto da infezione da virus HIV/AIDS o portatore di epatite B o C, o chi fa uso di steroidi o ormoni anabolizzanti.
    Alcune condizioni patologiche o comportamentali non sono compatibili temporaneamente o definitivamente con la donazione in quanto dannose per il donatore e/o per il ricevente.
    Non esistono categorie di persone escluse dalla donazione, ma nella selezione del donatore sono valutati i comportamenti individuali che possono risultare a rischio.

 

Valutazione per l'idoneità

Si effettua presso un servizio trasfusionale o unità di raccolta e consta di: 

  • Accertamento dell'identità del candidato donatore e compilazione di un questionario;
  • colloquio con il medico e valutazione delle condizioni generali di salute;
    o acquisizione del consenso informato alla donazione;


Come si dona

Il giorno del prelievo è preferibile presentarsi a digiuno o dopo una leggera colazione a base di frutta fresca o spremute, thè o caffè poco zuccherati. Non si possono mangiare cibi solidi né bere latte.
Prima della donazione si svolge un colloquio con personale medico per accertare che il candidato donatore abbia i requisiti per effettuare la donazione e per stabilire il tipo di donazione più indicata: sangue intero o suoi componenti.
Ulteriori indagini sanitarie accerteranno l'effettiva idoneità della persona a diventare donatore di sangue.
Alla prima donazione vengono effettuati i seguenti controlli immuno-ematologici:
o determinazione ABO, test diretto e indiretto;
o determinazione fenotipo Rh completo;
o ricerca degli anticorpi irregolari anti-eritrocitari:

 

Ad ogni donazione il donatore viene sottoposto ai seguenti esami:
o esame emocromocitometrico completo;
o determinazione delle ALT con metodo ottimizzato;
o sierodiagnosi per la Lue;
o HIV Ab 1-2 (per l'AIDS);
o Hbs Ag (per l'epatite B );
o HCV Ab (per l'epatite C);
o HCV NAT.

 

Ogni anno il donatore è sottoposto ai seguenti esami:
o creatininemia;
o glicemia;
o proteinemia ed elettroforesi sieroproteica
o colesterolemia;
o trigliceridemia
o ferritinemia

 

Il prelievo del sangue dura tra i 5 e i 10 minuti ed è del tutto innocuo, in quanto effettuato con materiale sterile e monouso. Per legge, il sangue prelevato oscilla tra i 450 ml. +/- 10%
Ai donatori di sangue e di emocomponenti con rapporto di lavoro dipendente, ovvero interessati dalle tipologie contrattuali di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, hanno diritto ad astenersi dal lavoro per l'intera giornata in cui effettuano la donazione, conservando la normale retribuzione per l'intera giornata lavorativa.
La frequenza massima delle donazioni di sangue intero è di quattro volte l'anno (con intervalli minimi di 90 giorni fra una donazione l'altra), ma per le donne in età fertile la frequenza scende a due.
Per altri tipi di donazione l'intervallo tra una donazione e la successiva è sensibilmente inferiore.


Principali criteri di esclusione alla donazione

È necessario tenere presente l'esistenza di alcune  condizioni che possono costituire esclusione, temporanea o permanente, dalla donazione di sangue:
Esclusione Temporanea:
Parto, allergia a farmaci: 1 anno dall'ultimo evento.
Toxoplasmosi, mononucleosi infettiva, M. di Lyme e interruzione di gravidanza: 6 mesi dalla guarigione.
Esami endoscopici, spruzzo delle mucose con sangue o lesioni da ago; trasfusioni di emocomponenti o somministrazione di emoderivati; trapianto di tessuti o cellule di origine umana; tatuaggi o body piercing; agopuntura (se non eseguita da professionisti qualificati con ago "usa e getta"): 4 mesi dall'ultima esposizione al rischio.
Contatti a rischio con persone affette da epatite B; rapporti sessuali occasionali a rischio di trasmissione di malattie infettive; rapporti sessuali con persone infette o a rischio di infezione da HBV, HCV, HIV; intervento chirurgico maggiore: 4 mesi dall'ultima esposizione al rischio.
Malattie infettive, affezioni di tipo influenzale e febbre maggiore di 38°C: due settimane a decorrere dalla data della completa guarigione clinica.
Intervento chirurgico minore: una settimana.
Assunzione di farmaci antinfiammatori: 5 giorni.
Cure odontoiatriche: 1)cure di minore entità da parte di dentista o odontoigienista: esclusione per 48 ore; 2) estrazione, devitalizzazione ed interventi analoghi con prescrizione di terapia antibiotica: esclusione per 1 settimana.
Terapie: rinvio per un periodo variabile di tempo secondo il principio attivo dei medicinali prescritti e comunque considerando la malattia di base.
Malaria - individui che sono vissuti in zona malarica nei primi 5 anni di vita o per 5 anni consecutivi della loro vita: esclusione dalla donazione di sangue intero, emazie e piastrine per i 3 anni successivamente al ritorno dell'ultima visita in zona endemica a condizione che la persona resti asintomatica; è ammessa però la donazione di plasma. Possono essere ammessi alla sola donazione di plasma anche gli individui con pregressa malaria 6 mesi dopo aver lasciato la zona di endemia e visitatori asintomatici di zone endemiche.
Vaccinazioni: 4 settimane per vaccini preparati con virus o batteri vivi attenuati; 48 ore per tutti gli altri tipi di vaccini.
Le donne non possono donare da due giorni prima a cinque giorni dopo la fine del ciclo mestruale
Per le altre condizioni non citate o per qualsiasi altro quesito, l'idoneità alla donazione verrà valutata d'inteso con il Medico responsabile della selezione.
Esclusione Permanente:
Malattie autoimmuni (esclusa malattia celiaca in trattamento dietetico adeguato);
Malattie cardiovascolari (donatori con affezioni cardiovascolari in atto o pregresse ad eccezione di anomalie congenite completamente curate);
Malattie organiche del sistema nervoso centrale (antecedenti di gravi malattie organiche del SNC);
Neoplasie o malattie maligne (eccetto cancro in situ con guarigione completa);
Malattie emorragiche (candidati donatori con antecedenti di coagulopatia congenita o acquisita);
Crisi di svenimenti o convulsioni; Affezioni gastrointestinali, epatiche, urogenitali, ematologiche, immunologiche, renali, metaboliche o respiratorie (candidati donatori con grave affezione attiva, cronica o recidivante);
Epatite B, epatite C, epatite infettiva ad eziologia indeterminata, sieropositività per HIV, sifilide, Babesiosi, Lebbra, Kala Azar (leishmaniosi viscerale),
Tripanosoma Cruzi (malattia di Chagas);
Malattia di Creutzfeldt-Jacob (candidati donatori che hanno soggiornato per più di 6 mesi cumulativi nel Regno Unito, dal 1980 al 1996; candidati che hanno ricevuto trasfusioni nel Regno Unito, dal 1980);
Assunzione di ormoni ipofisari di origine umana (ormone della crescita o gonadotropine);
Trapianto di cornea e/o dura madre; Instabilità mentale; Alcoolismo cronico; Riceventi di Xenotrapianti; Assunzione di sostanze farmacologiche non prescritte (sostanze farmacologiche per via intramuscolare o endovenosa; stupefacenti; steroidi od ormoni a scopo di culturismo); comportamento sessuale (candidati donatori il cui comportamento sessuale lo espone ad elevato rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili con il sangue).

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VUOI DIVENTARE DONATORE DI SANGUE? SCOPRI COME SI FA: È SEMPLICE E PUOI SALVARE UNA VITA


Diventa donatore di sangue
Premessa

Il sangue non si produce in laboratorio ed il fabbisogno annuo in Italia è di 2.400.000 unità di sangue intero e più di 1.077.000 litri di plasma.
L'impossibilità di ottenerlo tramite procedimenti chimici e il suo larghissimo impiego, rendono il sangue un presidio terapeutico prezioso non sempre disponibile.
La maggior parte di noi può donare il sangue e molti, almeno una volta nella vita, potrebbero averne bisogno.

 

Alcuni tipi di donazione:

o Sangue intero
o Plasma (plasmaferesi
o Piastrine (piastrinoaferesi)
o Donazione multipla di emocomponenti

 

Per molti ammalati il sangue e/o suoi componenti è terapia indispensabile per la sopravvivenza, alcuni esempi:

o Globuli rossi, in caso di perdite ematiche ed anemie;
o Piastrine, in caso di malattie emorragiche;
o Plasma, in caso di grosse ustioni, tumori del fegato, carenza dei fattori della coagulazione;
o Plasmaderivati, fattore VIII e IX per emofilia A e B, immunoglobuline e albumina per alcune patologie del fegato e dell'intestino.

La sicurezza delle trasfusioni e il raggiungimento dell'autosufficienza regionale e nazionale di sangue, emocomponenti e farmaci derivati, è l'obiettivo del Servizio Sanitario Nazionale e il maggior impegno delle Associazioni e Federazioni dei donatori.

La donazione da donatori volontari, periodici, responsabili, anonimi, e non retribuiti è la migliore garanzia per la qualità e la sicurezza delle terapie trasfusionali.


Requisiti

Al momento della donazione devono essere nella norma, cioè nei limiti previsti dalla legge:

•Età compresa tra 18 anni e i 60 anni (per candidarsi a diventare donatori di sangue intero), 65 anni (età massima per proseguire l'attività di donazione per i donatori periodici), con deroghe a giudizio del medico;
•Peso non inferiore a 50 Kg.;
•Pulsazioni comprese tra 50-100 battiti/min (anche con frequenza inferiore per chi pratica allenamenti sportivi intensi);
•Pressione arteriosa sistolica tra 110 e 180 ml di mercurio e diastolica tra 60 e 100 ml di mercurio;
•Stato di salute Buono;
•Non può donare chi ha comportamenti a rischio, tipo: assunzione di sostanze stupefacenti, alcolismo, rapporti sessuali ad alto rischio di trasmissione di malattie infettive, o chi è affetto da infezione da virus HIV/AIDS o portatore di epatite B o C, o chi fa uso di steroidi o ormoni anabolizzanti.
Alcune condizioni patologiche o comportamentali non sono compatibili temporaneamente o definitivamente con la donazione in quanto dannose per il donatore e/o per il ricevente.
Non esistono categorie di persone escluse dalla donazione, ma nella selezione del donatore sono valutati i comportamenti individuali che possono risultare a rischio.
 

Valutazione per l'idoneità

Si effettua presso un servizio trasfusionale o unità di raccolta e consta di:

•Accertamento dell'identità del candidato donatore e compilazione di un questionario;
•colloquio con il medico e valutazione delle condizioni generali di salute;
o acquisizione del consenso informato alla donazione;

Come si dona

Il giorno del prelievo è preferibile presentarsi a digiuno o dopo una leggera colazione a base di frutta fresca o spremute, thè o caffè poco zuccherati. Non si possono mangiare cibi solidi né bere latte.
Prima della donazione si svolge un colloquio con personale medico per accertare che il candidato donatore abbia i requisiti per effettuare la donazione e per stabilire il tipo di donazione più indicata: sangue intero o suoi componenti.
Ulteriori indagini sanitarie accerteranno l'effettiva idoneità della persona a diventare donatore di sangue.
Alla prima donazione vengono effettuati i seguenti controlli immuno-ematologici:
o determinazione ABO, test diretto e indiretto;
o determinazione fenotipo Rh completo;
o ricerca degli anticorpi irregolari anti-eritrocitari:

 

Ad ogni donazione il donatore viene sottoposto ai seguenti esami:
o esame emocromocitometrico completo;
o determinazione delle ALT con metodo ottimizzato;
o sierodiagnosi per la Lue;
o HIV Ab 1-2 (per l'AIDS);
o Hbs Ag (per l'epatite B );
o HCV Ab (per l'epatite C);
o HCV NAT.

 

Ogni anno il donatore è sottoposto ai seguenti esami:
o creatininemia;
o glicemia;
o proteinemia ed elettroforesi sieroproteica
o colesterolemia;
o trigliceridemia
o ferritinemia

 

Il prelievo del sangue dura tra i 5 e i 10 minuti ed è del tutto innocuo, in quanto effettuato con materiale sterile e monouso. Per legge, il sangue prelevato oscilla tra i 450 ml. +/- 10%
Ai donatori di sangue e di emocomponenti con rapporto di lavoro dipendente, ovvero interessati dalle tipologie contrattuali di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, hanno diritto ad astenersi dal lavoro per l'intera giornata in cui effettuano la donazione, conservando la normale retribuzione per l'intera giornata lavorativa.
La frequenza massima delle donazioni di sangue intero è di quattro volte l'anno (con intervalli minimi di 90 giorni fra una donazione l'altra), ma per le donne in età fertile la frequenza scende a due.
Per altri tipi di donazione l'intervallo tra una donazione e la successiva è sensibilmente inferiore.


Principali criteri di esclusione alla donazione

È necessario tenere presente l'esistenza di alcune  condizioni che possono costituire esclusione, temporanea o permanente, dalla donazione di sangue:
Esclusione Temporanea:
Parto, allergia a farmaci: 1 anno dall'ultimo evento.
Toxoplasmosi, mononucleosi infettiva, M. di Lyme e interruzione di gravidanza: 6 mesi dalla guarigione.
Esami endoscopici, spruzzo delle mucose con sangue o lesioni da ago; trasfusioni di emocomponenti o somministrazione di emoderivati; trapianto di tessuti o cellule di origine umana; tatuaggi o body piercing; agopuntura (se non eseguita da professionisti qualificati con ago "usa e getta"): 4 mesi dall'ultima esposizione al rischio.
Contatti a rischio con persone affette da epatite B; rapporti sessuali occasionali a rischio di trasmissione di malattie infettive; rapporti sessuali con persone infette o a rischio di infezione da HBV, HCV, HIV; intervento chirurgico maggiore: 4 mesi dall'ultima esposizione al rischio.
Malattie infettive, affezioni di tipo influenzale e febbre maggiore di 38°C: due settimane a decorrere dalla data della completa guarigione clinica.
Intervento chirurgico minore: una settimana.
Assunzione di farmaci antinfiammatori: 5 giorni.
Cure odontoiatriche: 1)cure di minore entità da parte di dentista o odontoigienista: esclusione per 48 ore; 2) estrazione, devitalizzazione ed interventi analoghi con prescrizione di terapia antibiotica: esclusione per 1 settimana.
Terapie: rinvio per un periodo variabile di tempo secondo il principio attivo dei medicinali prescritti e comunque considerando la malattia di base.
Malaria - individui che sono vissuti in zona malarica nei primi 5 anni di vita o per 5 anni consecutivi della loro vita: esclusione dalla donazione di sangue intero, emazie e piastrine per i 3 anni successivamente al ritorno dell'ultima visita in zona endemica a condizione che la persona resti asintomatica; è ammessa però la donazione di plasma. Possono essere ammessi alla sola donazione di plasma anche gli individui con pregressa malaria 6 mesi dopo aver lasciato la zona di endemia e visitatori asintomatici di zone endemiche.
Vaccinazioni: 4 settimane per vaccini preparati con virus o batteri vivi attenuati; 48 ore per tutti gli altri tipi di vaccini.
Le donne non possono donare da due giorni prima a cinque giorni dopo la fine del ciclo mestruale
Per le altre condizioni non citate o per qualsiasi altro quesito, l'idoneità alla donazione verrà valutata d'inteso con il Medico responsabile della selezione.
Esclusione Permanente:
Malattie autoimmuni (esclusa malattia celiaca in trattamento dietetico adeguato);
Malattie cardiovascolari (donatori con affezioni cardiovascolari in atto o pregresse ad eccezione di anomalie congenite completamente curate);
Malattie organiche del sistema nervoso centrale (antecedenti di gravi malattie organiche del SNC);
Neoplasie o malattie maligne (eccetto cancro in situ con guarigione completa);
Malattie emorragiche (candidati donatori con antecedenti di coagulopatia congenita o acquisita);
Crisi di svenimenti o convulsioni; Affezioni gastrointestinali, epatiche, urogenitali, ematologiche, immunologiche, renali, metaboliche o respiratorie (candidati donatori con grave affezione attiva, cronica o recidivante);
Epatite B, epatite C, epatite infettiva ad eziologia indeterminata, sieropositività per HIV, sifilide, Babesiosi, Lebbra, Kala Azar (leishmaniosi viscerale),
Tripanosoma Cruzi (malattia di Chagas);
Malattia di Creutzfeldt-Jacob (candidati donatori che hanno soggiornato per più di 6 mesi cumulativi nel Regno Unito, dal 1980 al 1996; candidati che hanno ricevuto trasfusioni nel Regno Unito, dal 1980);
Assunzione di ormoni ipofisari di origine umana (ormone della crescita o gonadotropine);
Trapianto di cornea e/o dura madre; Instabilità mentale; Alcoolismo cronico; Riceventi di Xenotrapianti; Assunzione di sostanze farmacologiche non prescritte (sostanze farmacologiche per via intramuscolare o endovenosa; stupefacenti; steroidi od ormoni a scopo di culturismo); comportamento sessuale (candidati donatori il cui comportamento sessuale lo espone ad elevato rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili con il sangue).

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S.O.S MEDICI, INFERMIERI TRASFUSIONISTI E VOLONTARI


EMA-ROMA ASSOCIAZIONE DONATORI VOLONTARI DI SANGUE

 E’ proprio così. L’organico presente nei Centri Trasfusionali consente con sempre maggiore difficoltà la composizione di una equipe di medici ed infermieri per le uscite esterne organizzate in sintonia con le Associazioni di volontariato, come EMA-ROMA che, a sua volta, soffre in modo preoccupante della penuria di Volontari per supportare la propria attività.

Quando un Trasfusionale, con l’ausilio di una Associazione di Volontariato, come EMA-ROMA, organizza una uscita esterna, deve ricorrere necessariamente al proprio organico, spesso già insufficiente, badando bene di non sguarnire l’equipe interna, indispensabile al lavoro quotidiano. Si ricorre, quindi, a professionisti esterni, che, per legge, non siano dipendenti di Ospedali, seppure in qualità di precari. Ma anche in questo caso, malgrado la declamata abbondanza di medici e infermieri del ramo, ci troviamo di fronte alla scarsezza dell’offerta.

Il “volontario” invece, è per definizione un personaggio speciale che sente intensamente il senso della “Solidarietà” a favore di chi è in difficoltà, tanto da sacrificare parte del suo tempo libero integrandosi nella nostra Associazione. E’ una attività che tempra l’anima e il proprio “ego” e talvolta anche il fisico.

Per questo motivo invitiamo i nostri lettori e i nostri associati e chiunque sia interessato a questo appello, a mettersi in contatto con noi per ulteriori informazioni, ai seguenti recapiti:

Segreteria EMA-ROMA San Filippo Neri - 06/3306.2583 - info@emaroma.it

Da lunedì a Venerdì, dalle ore 09,30 alle 13,00.

 

Segreteria EMA-ROMA IFO – 06/5266.2831– infoifo@emaroma.it

Lunedì/Mercoledì/Venerdì, dalle ore 09,30 alle 13,00.

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Ipertensione: ecco i sintomi


Da “SapereSalute”

 

09 Dicembre 2011

È chiamata anche killer silenzioso perché se non è molto grave non dà sintomi, se non leggeri e non facilmente interpretabili.

L’ipertensione arteriosa, nella maggior parte dei casi, non dà sintomi. Può anche rimanere silente per molti anni.

Va detto però che alla fine si fa sentire, causando gravi danni a vari organi, come il cuore, i reni, il cervello.

Per questo sono importanti i controlli periodici della pressione arteriosa. Soprattutto per chi ha un parente stretto affetto da ipertensione, dal momento che la malattia ha una forte componente genetica.

Attenzione però: la singola misurazione, che si può effettuare in farmacia o in casa, non è sempre indicativa.

Per avere una diagnosi di ipertensione certa bisogna rivolgersi al proprio medico di famiglia.

I sintomi della pressione alta

Quando la pressione del sangue sale velocemente oppure si assesta su valori molto elevati possono comparire:

  • acufeni (ronzii alle orecchie)
  • mal di testa
  • epistassi (sangue dal naso)
  • vertigini
  • sudorazione eccessiva
  • disturbi visivi (mosche volanti)

Gli acufeni, chiamati anche tinnitus, sono la percezione anomala di rumori quali fischi, ronzii, fruscii, crepitii, soffi, pulsazioni. Possono risultare fastidiosi al punto da influire sulla qualità della vita.

Il mal di testa è uno dei sintomi più tipici dell’ipertensione. Non a caso si parla di cefalea da ipertensione.

Insorge soprattutto di notte e si allevia quando ci si sdraia. Il mal di testa, nella gran parte dei casi, quando si abbassa la pressione, scompare.

L’associazione tra ipertensione e perdita di sangue dal naso (epistassi) è ancora controversa. Non è certo che la prima sia causa della seconda.

Secondo alcuni medici infatti sarebbe l’epistassi, dovuta a cause indipendenti dall’ipertensione, a provocare un momentaneo aumento della pressione per via dello stato d’ansia che spesso si genera in queste situazioni.

La perdita momentanea del senso dell’equilibrio, la classica vertigine, è spesso associata all’aumento della pressione arteriosa. In genere, si presenta quando la pressione si innalza parecchio e in fretta.

I classici sudori freddi, accompagnati da altri sintomi, potrebbero far sospettare un aumento di pressione del sangue.

L’ipertensione può anche dare disturbi visivi, quali le cosiddette mosche volanti, vista annebbiata, visione offuscata oppure la comparsa di chiazze scure o scintillanti all’interno del campo visivo.

Andrea Carlini

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I pericoli sulla neve si evitano così


La stagione dello sci e dello snowboard è avviata? È facile farsi prendere dall’entusiasmo. Ma per non rovinarsi i primi weekend sulla neve o, peggio, tutta l'annata sciistica meglio seguire alcune regole, valide per tutti.

Gli amanti degli sport invernali, sempre più numerosi, non vedono l’ora di trovarsi immersi nella natura e nella neve a praticare la disciplina preferita.

E c’è chi lo fa da anni e ha già una notevole esperienza e i neofiti. E, poi, coloro che, anche se non del tutto provetti, credono di potersi permettere ugualmente l’ebbrezza delle pendenze estreme e delle forti velocità.

Per questi ultimi i pericoli sono maggiori che per gli altri, ma un imprevisto o un infortunio possono capitare a tutti. Ecco quindi che cosa è importante sapere prima di cimentarsi sulle piste innevate.

La mancanza di allenamento

Come per qualunque altro sport, non si dovrebbero affrontare le attività invernali senza una buona preparazione fisica.

Sci e snowboard mettono alla prova in modo particolare gli arti inferiori che, se non adeguatamente rinforzati, non sono in grado di proteggere da traumi, talora anche seri, ossa e articolazioni.

L'efficienza fisica è quindi fondamentale per affrontare la neve con una certa tranquillità; diversamente si rischia, al primo imprevisto, non solo di farsi del male, ma di far male anche a qualche malcapitato che si trova sulla nostra traiettoria.

Perciò, nelle settimane che precedono l’attività sportiva

  • fare con costanza una ginnastica presciistica,
  • eseguire esercizi di allungamento (stretching), specie per le gambe.

E al momento di recarsi sulle tanto agognate piste ricordarsi di

  • riscaldare i muscoli prima di effettuare la prima discesa (con i muscoli freddi sono più facili distorsioni e contratture),
  • affrontare l’attività gradualmente,
  • considerare sempre la difficoltà delle piste tenendo conto della propria preparazione,
  • non farsi trascinare dagli amici: fermarsi ai primi segni di stanchezza.

L’intensa attività sulle piste esaurisce in fretta le riserve energetiche nei muscoli delle gambe e questo può compromettere la coordinazione muscolare, con perdita del controllo degli sci (o della tavola).

La velocità, magari troppo elevata per le proprie capacità, fa il resto.

La mancanza di tecnica e di esperienza

La sicurezza inizia con l’apprendimento. Anche i più temerari o fisicamente allenati dovrebbero evitare di “buttarsi giù per la pista” senza essersi prima impadroniti almeno delle tecniche fondamentali.

Non saper fermarsi o curvare in tutte le condizioni può costituire un grave pericolo, per sè e per gli altri.

La mancanza di esperienza, poi, impedisce di valutare in modo adeguato le difficoltà e i pericoli, che vengono così sottovalutati.

Studiare le piste, prima di cimentarsi in una discesa che potrebbe non essere alla nostra portata, imparare a valutare le proprie capacità, il proprio grado di allenamento e seguire i consigli dei più esperti sono atteggiamenti altrettanto importanti per ridurre al minimo i rischi.

Anche la distrazione può essere un pericolo. Le piste sono ormai frequentate da un popolo numeroso di sciatori e snowboarder, più o meno provetti, e la “collisione” è in agguato.

Così come lo è una cunetta dietro la quale potrebbe nascondersi qualche insidia (una pietra, delle radici affioranti, un alberello).

Ricordarsi che la distrazione tende ad aumentare quando si è affaticati. Perciò cercate di rimanere sempre presenti e di valutare con calma quanto state facendo anche a fine giornata, quando si tende a pensare solo alla fumante cioccolata calda che ci aspetta.

Equipaggiamento non adeguato

Non è questione di essere all’ultima moda. Meglio scarponi comodi e adatti alle nostre esigenze piuttosto che sceglierne un paio solo per il colore o la marca più in voga. Dolori ai piedi e/o uno scarso controllo degli sci sono un pericolo.

Gli stessi criteri vanno utilizzati per l’abbigliamento. Mani e testa devono essere protette con particolare attenzione. Ma anche il resto del corpo, a costo di sembrare un po’ goffi, deve rimanere aciutto e caldo. I muscoli freddi sono maggiormente esposti a crampi e strappi.

E poi, attenzione agli attacchi degli sci: se non in ordine o mal regolati possono non staccarsi quando sarebbe necessario, causando traumi anche seri o, al contrario, aprirsi d’improvviso su una pista impegnativa causando cadute pericolose.

Saper rinunciare

Le fitte nevicate o la nebbia causano la perdita dell'orientamento e possono portare fuori pista anche lo sciatore esperto.

È perciò indispensabile conoscere alla perfezione piste e impianti di risalita; al contrario è meglio non sciare quando la visibilità è ridotta.

In ogni caso se il maltempo ci coglie alla sprovvista, avere con sé un apparecchio con GPS può essere un valisissimo aiuto: in questi casi è meglio fermarsi e attendere gli aiuti.

Infine, con qualsiasi tempo, non sottovalutare mai gli avvisi di non sciare fuori pista. In alcune condizioni i “tagli” del manto nevoso causati da sci o snowboard possono causare la formazione di una valanga o una slavina.

Susanna Trave

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IL GIARDINAGGIO AIUTA A RIDURRE LO STRESS


SOPRATUTTO NELLE PERSONE CHE HANNO PATOLOGIE MENTALI

 (AGI) - Seoul, 16 dic. - La partecipazione alle attivita' orticole puo' ridurre lo stress nelle persone che soffrono di patologie mentali. Secondo la ricerca dell'Universita' Cattolica di Daegu nella Corea del Sud la partecipazione alle attivita' orticole infatti non solo facilita la riabilitazione fisica, ma esercita un benefico effetto anche sul sistema nervoso autonomo. Gli scienziati, a quanto si legge sulla rivista HortTechnology, hanno misurato in un esperimento la variazione della frequenza cardiaca di 30 pazienti di un centro di riabilitazione mentale e in un altro esperimento hanno valutato i livelli di cortisolo, il cosiddetto 'ormone dello stress', di 20 persone di una casa di riposo che soffrivano di disturbi mentali. Tutti i volontari hanno partecipato ad attivita' legate all'orticoltura: pressare i fiori, piantare fiori, fare composizioni floreali e modellare arbusti e siepi secondo l'arte topiaria. L'attivita' che abbassava di piu' i livelli di cortisolo - e con continuita' - nell'arco di sette giorni era il potare le siepi, mentre il gruppo della composizione floreale era quello piu' stressato.

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LA DIETA MEDITERRANEA ALLUNGA LA VITA


La conferma arriva da studi cominciati nel 1950

Londra, 22 dic. - Non si tratta di una novita' assoluta, ma ora ben quattro studi in procinto di essere pubblicati sugli Atti della Sahlgrenska Academy dell'Universita' di Gotheborg lo confermano: la dieta mediterranea allunga la vita. Gli studi si basano su ricerche cominciate fin dal 1950, segnalando costantemente come una dieta basata su un elevato consumo di pesce e verdure e un basso consumo di prodotti di origine animale come carne e latte, favorisce una migliore salute. I ricercatori dell'Accademia Sahlgrenska hanno studiato gli effetti di una dieta mediterranea su persone anziane in Svezia. Nel condurre i loro studi hanno usato uno fattore univoco noto come 'H70 study' per confrontare coloro con 70 anni che hanno seguito una dieta mediterranea con altri che hanno mangiato carne e derivati di prodotti animali. L''H70 study' ha analizzato migliaia di settantenni nella regione di Goteborg per piu' di 40 anni, mostrando in modo evidente che coloro che seguono una dieta mediterranea hanno una probabilita' del 20 per cento superiore rispetto agli altri di vivere piu' a lungo. "Questo significa in pratica che le persone anziane che seguono tale regime alimentare vivono circa 2, 3 anni in piu' di quelli che non lo fanno", ha spiegato Gianluca Tognon, scienziato di origine italiana in forza presso l'Accademia svedese. I risultati di queste ricerche sono supportati da altri tre studi non ancora pubblicati sugli effetti della dieta sulla salute: uno effettuato in Danimarca, il secondo sulla popolazione del nord della Svezia, e il terzo sui bambini. "La conclusione che possiamo trarre da questi studi e' che non vi e' dubbio che una dieta mediterranea e' legata a una migliore salute, non solo per gli anziani, ma anche per i giovani", ha concluso Gianluca Tognon.

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Senza carboidrati due giorni a settimana:


 
Da "Il Sole 24 Ore"

 

Così si dimagrisce
con poco sacrificio

Per dimagrire non è necessario un sacrificio quotidiano: evitare i carboidrati per 2 giorni alla settimana è più efficace che contare 24 ore su 24 le calorie ingerite. La notizia è stata data al Breast Cancer Symposium di San Antonio (Usa) da Michelle Harvie dell'University Hospital di South Manchester (Regno Unito). Secondo la ricercatrice mettere nel piatto solo frutta, verdura e carne magra per 2 giorni su 7 fa dimagrire il doppio rispetto alle diete tradizionali.

Harvie e colleghi hanno assegnato a 115 volontarie tre diversi regimi alimentari. Una prima dieta prevedeva di limitare l'alimentazione a 650 calorie per 2 giorni mettendo al bando pasta, pane, patate e tutti i cibi grassi, e mangiando solo cibi salutari per i restanti 5 giorni. La seconda non imponeva una restrizione calorica, ma di evitare i carboidrati per 2 giorni e mangiare poi liberamente per il resto della settimana. La terza, invece, consisteva in una dieta tradizionale, con un limite di circa 1.500 calorie al giorno e l'eliminazione degli alcolici e dei cibi ricchi di grasso.

Dopo tre mesi i ricercatori hanno rilevato che le donne che si erano limitate a “tagliare” i carboidrati per due giorni a settimana erano dimagrite in media 4 kg, alla pari delle volontarie del primo gruppo, mentre quelle del terzo gruppo, costantemente a dieta, erano riuscite a perdere 2,4 chili.

Secondo Harvie le prime due diete funzionerebbero meglio perché insegnerebbero alle donne a limitare spontaneamente il consumo calorico e a scegliere cibi salutari anche quando non sono obbligate a farlo.

di Silvia Soligon

 

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PENSARE POSITIVO FA BENE A SALUTE, I BIMBI LO SANNO


I piccoli già' consapevoli che si fortifica lo spirito.

AGI) - Los Angeles, 28 dic. - Anche i bambini della scuola materna sanno che pensare positivo fa sentire meglio. Non solo. L'ottimismo dei genitori puo' giocare un ruolo nei figli nel capire come le emozioni influenzano il modo di pensare. E' quanto emerge da un nuovo studio condotto da alcuni ricercatori della Jacksonville University e della University of California, pubblicato su 'Child Development'. Nello studio, i ricercatori hanno esaminato 90 bambini di eta' compresa tra 5 e 10 anni. I piccoli sono stati invitati ad ascoltare sei storie illustrate in cui due personaggi provano la stessa emozione dopo aver sperimentato qualcosa di positivo (ottenere un nuovo cucciolo), di negativo (fuoriuscita del latte) o di ambiguo (incontrare un nuovo insegnante). A seguito di ogni esperienza, un personaggio ha un pensiero ottimista inquadrando l'evento in una luce positiva, e un altro ha un pensiero pessimista, mettendo l'evento in una luce negativa. I ricercatori hanno quindi chiesto ai bambini di giudicare le emozioni di ogni personaggio e di fornirne una spiegazione. I bambini hanno segnalato che le persone si sentono meglio dopo aver pensato pensieri positivi e hanno dimostrato una piu' forte comprensione circa l'influenza dei pensieri positivi rispetto a quelli negativi sulle emozioni provate in situazioni ambigue. Lo studio ha anche messo in luce che i bambini avevano comprensione del fatto che il pensiero positivo aveva la capacita' di fortificare lo spirito di qualcuno coinvolto in situazioni negative, come cadere e farsi male. E' stata inoltre evidenziata l'importanza del ruolo dei genitori. "Il piu' forte predittore di conoscenza dei bambini sui benefici del pensiero positivo", ha spiegato Christi Bamford, docente di psicologia alla Jacksonville University e prima autrice dello studio, "oltre all'eta' non era immediatamente il sentimento di speranza e ottimismo del bambino medesimo ma quello dei suoi genitori".

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NUOVO SISTEMA PER MISURARE GLUCOSIO NEL SANGUE


DIABETE: RISORSA MENO COSTOSA E IMPEGNATIVA PER MONITORARE I LIVELLI

 (AGI) - Washington, 29 dic. - Le persone ammalate di diabete potrebbero prossimamente contare su una risorsa meno costosa e impegnativa per monitorare i livelli di glucosio nel sangue se lo studio di un gruppo di ricercatori della Missouri University of Science pubblicato su Medical News Today confermera' i suoi risultati. Il team ha recentemente messo a punto un sistema biologico che utilizza segmenti di DNA integrato nei batteri per rilevare il glucosio. I ricercatori ritengono che il loro sviluppo potrebbe portare a un nuovo tipo di strisce reattive per i diabetici. ''Abbiamo progettato il DNA nei batteri in modo che segnali la concentrazione di glucosio'', ha affermato Erica Shannon dell'Universita' del Missouri. Per il progetto, sono stati elaborati geni che permettono al batterio, un non-virulento ceppo di Escherichia coli, di percepire la presenza del glucosio. I batteri emettono un bagliore giallo quando il glucosio e' presente. Se le concentrazioni di glucosio diventano piu' alte, il bagliore diventa piu' luminoso. Secondo Shannon, i risultati potrebbero costituire la base per nuovi esami meno costosi per aiutare le persone con il diabete a monitorare i loro livelli di zucchero nel sangue. In futuro si perfezionera' la scoperta puntando sui diversi colori in base ai livelli di glucosio. Le strisce reattive potranno diventare verdi se i livelli di glucosio sono entro i valori normali, gialli se sul limite massimo e rossi se elevati. ''Tutto quello che si deve fare e' semplicemente inserire il DNA all'interno di un batterio sulla striscia reattiva'', ha detto Shannon. ''Un metodo che sarebbe anche meno costoso rispetto agli attuali prodotti chimici'', ha concluso.

 

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Giocattoli perfetti: 10 regole


Giocattoli perfetti: 10 regole

In commercio ancora troppi giocattoli pericolosi. E i bambini spesso non riconoscono il valore delle cose regalate. I consigli dei pediatri e degli psicologi in vista del Natale.

 

Sanihelp.it - Secondo l’ultimo rapporto Rapex, il sistema di sorveglianza europea dei prodotti pericolosi, nel corso del 2010 i giocattoli sono stati la seconda categoria di articoli più ritirati dal mercato per i rischi per la salute che comportano.

Secondo il monitoraggio del Dipartimento di Emergenza e Accettazione dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, gli incidenti domestici rappresentano ancora
il 4,1% degli accessi al Pronto Soccorso nel periodo compreso tra il 15 novembre 2010 e il gennaio 2011.

Rientrano in questa casistica
le ferite causate da giocattoli ridotti in pezzi, i traumi dovuti a giochi appuntiti o taglienti, le cadute, sovente in casa, da pattini o skate, gli infortuni generati dai trasformatori di trenini, piste elettriche o più in generale da congegni elettronici, l’ingestione o l’inalazione (nel naso e nelle vie respiratorie) di piccoli oggetti come gli occhi dei pupazzi o le pile.
Piuttosto frequente anche la presenza di
corpi estranei nel condotto uditivo. A questo tipo di insidie sono esposti soprattutto i bimbi da 1 a 3 anni che ancora non hanno sviluppato appieno il concetto di pericolo.

Queste sono le istruzioni da seguire:

1. Controllare il marchio CE che corrisponde adun’autocertificazione del produttore. I marchi Giocattoli Sicuri e Sicurezza Controllata contraddistinguono solo le maggiori aziende nazionali, ma garantiscono una sicurezza quasi assoluta.

2. Rispettare la fascia d’età: evitare l’utilizzo di giocattoli a età inferiori a quelle consigliate. Inoltre, i genitori devo dare scarsa importanza alle indicazioni per sesso e ai messaggi pubblicitari.

3. Verificare le dimensioni dei componenti: devono essere tali da non poter essere inalate o ingerite.

4. Fare attenzione ai materiali. Controllare che si utilizzino peli che non si staccano, occhi e naso fissati in modalità anti-strappo, cuciture e imbottiture solide. I materiali dovrebbero essere non infiammabili.

5. Evitare i giocattoli alimentati con presa elettrica e scegliere quelli a batteria.

 

6. Evitare i giocattoli con bordi o punte taglienti o con componenti arrugginite.

7. Per i giocattoli meccanici, verificare che gli ingranaggi siano non accessibili.

8. Le armi giocattolo, destinate ai bambini di età più elevata, devono utilizzare solo proiettili forniti dalla ditta produttrice. Frecce e dardi debbono avere punta smussa e protetta da una ventosa difficilmente rimovibile. Non bisogna demonizzare questa tipologia di giocattoli, purché si spieghi chiaramente ai bambini che le armi vengono usate anche dalla Polizia per difendere i cittadini e dai soldati per garantire la pace in Paesi martoriati dalle guerre.

9. Tende e casette non debbono avere chiusure automatiche, tipo cerniere lampo.

10. Verificare la dotazione di istruzioni in lingua italiana.

Nel quadro del regalo-perfetto non possono mancare le indicazioni degli psicologi: considerare l’età di chi lo riceve, non lasciarsi condizionare dagli schemi convenzionali della divisione tra bambini e bambine, non lasciarsi sopraffare dai suggerimenti della pubblicità, ma soprattutto tenere sempre a mente che non è certo il peso economico del dono che fa la felicità, ma la condivisione del gioco che porta il bambino a imparare a non accumulare giocattoli senza dar loro alcun valore.

Scartare il regalo insieme ai propri figli può essere infine un’occasione di educazione al rispetto dell’ambiente, cominciando dal corretto smaltimento degli involucri e divertendosi insieme a riconoscere e a separare i diversi materiali, per poi gettarli negli appositi contenitori.

 

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Occhio agli mp3:adolescenti di oggi a rischio sordità precoce


Da “Il Sole 24 Ore”

Ragazzi, se tenete al vostro udito spegnete l'mp3: è l'appello che arriva dagli studiosi israeliani della Tel Aviv University che affermano un adolescente su 4 è a rischio di sordità precoce a causa del continuo utilizzo dei dispositivi portatili per l'ascolto della musica. Lo studio, realizzato da Chava Muchnik e pubblicato sull'International Journal of Audiology, è stato condotto su quasi 400 ragazzi tra i 13 e i 17 anni: "Tra 10 o 20 anni sarà troppo tardi per rendersi conto che un'intera generazione di giovani soffrirà di problemi di udito molto prima dei disturbi dovuti al naturale invecchiamento", spiega lo studioso.

I ricercatori hanno prima somministrato dei questionari a un gruppo di 289 ragazzi per indagare le loro abitudini all'ascolto della musica - in particolare i livelli di volume preferiti e la durata dell'ascolto. Nella seconda fase dello studio le misurazioni delle diverse tipologie di ascolto musicale - sia in ambienti silenziosi che rumorosi - sono state eseguite su altri 74 adolescenti: ed è emerso che l'80% dei ragazzi usa mp3 e affini regolarmente - il 21% per 1-4 ore al giorno, e l'8% per più di quattro ore consecutive. Dopo aver incrociato i dati delle due fasi dello studio, i ricercatori hanno calcolato che circa un quarto dei partecipanti corre seri rischi di sviluppare sordità precoce.

I disturbi dell'udito causati dalla continua esposizione a rumori forti è un processo lento e progressivo, spiegano gli studiosi: le persone potrebbero non rendersi conto del danno che si stanno procurando fino a quando il deterioramento comincia a prendere piede. Secondo i ricercatori i teenager abituali utilizzatori di mp3 potrebbero iniziare a veder l'udito danneggiato già tra i 30 e i 40 anni, e quindi molto in anticipo rispetto alle generazioni passate.

di m.c. (03/01/2012)

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SCIENZA E COSCIENZA. SOLIDARIETA’


Alla presenza di studenti, docenti, visitatori, nel mese di Dicembre 2011 si è svolto il consueto incontro tra i Magnifici Rettori dell’Università Europea di Roma, Padre Paolo Scarafoni e dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Padre Pedro Barrajon. L ‘incontro, durante il quale sono state descritte alcune delle azioni condotte nel 2011 ed altre in programma nel 2012, è stato allietato dalle ottime esibizioni di  due complessi corali delle due università, nonché da un piccolo complesso musicale composto da seminaristi e solisti, che ne hanno apportato serenità ed allegria. E’ in quella occasione che Padre Scarafoni ha commentato l’eccellente risultato ottenuto dai componenti degli Istituti che hanno aderito all’appello di EMA-ROMA, Associazione di Donatori Volontari di Sangue, che con l’apporto dei medici ed infermieri del Centro Trasfusionale dell’ IRCSS, IRE/ISG (IFO) in soli 3 appuntamenti hanno donato ben 150 sacche di sangue che hanno contribuito a rafforzare le scorte del prezioso liquido, notoriamente in crisi. Le operazioni di raccolta continueranno anche in futuro secondo un calendario concordato con la Segreteria del Rettorato. In rappresentanza di EMA-ROMA, ha partecipato Giuseppe Avellino, Responsabile delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione .

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Come l'esercizio fisico aiuta a mangiare più sano


Dal "Corriere della Sera"

STUDIO DI HARVARD

Incide sul metabolismo ma anche sul comportamento e quindi sulle scelte alimentari.

Lo sport aiuta a dimagrire

MILANO - Non ci sono più dubbi (nè scuse): se si ha intenzione di dimagrire, associare a una dieta bilanciata un po' di sano movimento è il modo giusto per riuscire davvero a perdere peso. E ora uno studio dell'Università di Harvard aggiunge qualcosa in più a quello che già si sa da tempo. Secondo Miguel Alonso Alonso, autore della ricerca e docente di neurologia ad Harvard che si occupa da anni delle basi neurocognitive del comportamento alimentare, l'esercizio fisico, oltre a migliorare il metabolismo, "modificherebbe" il cervello e quindi il comportamento e le scelte alimentari, favorendo una dieta più sana ed equilibrata.

STRUTTURE CEREBRALI - «Studi precedenti — spiega il neurologo — hanno dimostrato che l'esercizio modifica alcune strutture cerebrali e il loro funzionamento: aumenta la capacità di sentirsi sazi e migliora le performance nei test sulle funzioni cerebrali esecutive, come il controllo inibitorio. Questo è molto importante, perché l'abilità nel "sopprimere" comportamenti non adeguati ai nostri scopi influenza anche le scelte alimentari: un buon controllo inibitorio è alla base della possibilità di riuscire in una dieta per perdere peso ed è anche essenziale per prevenire l'accumulo di chili di troppo nei soggetti con peso normale». Andrea Ghiselli, ricercatore dell'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, è però un po' scettico: «Ho qualche dubbio sui rapporti di causa-effetto fra esercizio fisico e scelte alimentari. Non nego che ci possa essere un legame, ma trovo più probabile che entrino in gioco altri meccanismi. Chi fa attività sportive, o comunque esercizio fisico, è generalmente più attento alla propria salute e quindi compie scelte alimentari migliori. O ancora, chi, in condizioni di sovrappeso, intraprende un programma di attività fisica per perdere peso, fa normalmente così fatica da stare poi bene attento a non vanificare tanta sofferenza con una dieta sbagliata». «E ancora, se guardiamo alle fasce sociali più svantaggiate — aggiunge Ghiselli — troviamo spesso soggetti in sovrappeso perché il cibo meno sano è di solito più a buon mercato, ma spesso chi lo acquista non sa affatto che è poco sano. Una corretta educazione alimentare può invece insegnare a tutti a fare le scelte giuste, salvaguardando insieme salute e portafoglio. Insomma, riuscire a resistere alle "tentazioni" alimentari dannose per la salute è senz’altro importante, ma prima bisogna sapere quali sono. E l’educazione alimentare da sola ancora non basta: è l'educazione allo stile di vita corretto in generale che fa davvero la differenza»

STILI DI VITA - «Detto ciò, — prosegue Ghiselli — l'esercizio fisico ha moltissimi effetti positivi, soprattutto sul metabolismo: una ricerca di qualche tempo fa ha dimostrato, in due gruppi di persone sottoposte a dieta identica, che già dopo pochi giorni di dieta nel gruppo dei sedentari (divenuti tali su specifica "prescrizione" nel corso dell’esperimento) si riduce la sensibilità all'insulina, al contrario di quanto accade a chi continua a praticare un'attività fisica». E la insulinoresistenza (ovvero la ridotta capacità dell’organismo a rispondere all’azione di questo ormone) porta, per compensazione, a un aumento del rilascio dell’insulina stessa, che causa, a sua volta, un aumento dell’appetito e a lungo andare anche patologie, come il diabete. «Insomma, — conclude Andrea Ghiselli — sì al movimento, ma senza sperare che ci "illumini" troppo, da solo, sulle scelte alimentari più corrette. In altre parole: se vado spesso a mangiare i panini del fast food, difficilmente smetterò di farlo solo iscrivendomi in palestra».

Elena Meli13 gennaio 2012 | 9:11© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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Perché ci baciamo resta un mistero


Dal “Corriere della Sera”

 

COMPORTAMENTI

Per scoprire l’origine del bacio si sono impegnati antropologi, biologi, etologi. Ma nessuna ricerca è approdata a qualcosa di certo

«Il bacio», tela di Francesco Hayez

COMPORTAMENTI

Perché ci baciamo resta un mistero

Per scoprire l’origine del bacio si sono impegnati antropologi, biologi, etologi. Ma nessuna ricerca è approdata a qualcosa di certo

Nonostante sia un gesto comune che per amore o amicizia quasi ogni individuo reitera addirittura su base quotidiana, le opinioni intorno all'«osculazione» divergono. Gli scienziati proprio non sono riusciti a trovare una linea univoca sui motivi che ci hanno spinto a questa pratica bizzarra: sarà un fenomeno naturale o di natura culturale? Derivante dall'istinto o dall'apprendimento? E quali reazioni scatena nel nostro corpo, dalle estremità fino al cervello? Soprattutto: di che diavolo parliamo quando alludiamo all'atto definito da questo termine infelice? Parliamo di bacio, semplicemente. Questo gesto, che innesca una forte reazione emotiva e ha un palese significato evolutivo, ha spinto Sheril Kirshenbaum, giornalista scientifica dall'anima pop, a indagare con l'aiuto della biologia e dell'antropologia, delle neuroscienze e della psicologia, quella che l’attrice Mae West, primo sex symbol del cinema americano, chiamava «la firma di un uomo». O di un animale, tanto per cominciare. Perché quando Darwin si convinse che l'uomo fosse il solo a sapere baciare prese un abbaglio grande come una casa.

Anche se parrà un brano partorito dalla fantasia di Gianni Rodari, oggi sappiamo che le talpe si strofinano il muso, le tartarughe si danno qualche colpetto con la testa, i porcospini si sfregano il naso (altre parti libere, d'altro canto, non sarà facile trovarne), i criceti si piazzano faccia a faccia, i gatti si leccano, le giraffe intrecciano il collo e diverse specie di pipistrelli usano perfino la lingua. D'ora in poi, vietato affermare: «Baci come un animale». Potrebbe essere scambiato per un complimento.

Più complesso determinare come la prassi si sia affermata fra gli esseri umani. Le teorie sono tante. Secondo il neuroscienziato Vilayanur S. Ramachandran, i nostri antenati, una volta suggestionati a puntare sul colore rosso a caccia di cibo (leggi: i frutti maturi in mezzo al fogliame), hanno applicato quell'istinto all'anatomia femminile, passando dalle zone intime alla bocca, che già il celebre Desmond Morris definiva «un'eco genitale». A quest'ultimo si deve anche la seconda teoria, che collega in modo ragionevole la sensazione di benessere alla fase dell'allattamento. Sempre all'infanzia si fa risalire la terza ipotesi, quella sulla «premasticazione», un metodo essenziale da che esiste il genere umano per svezzare bambini ancora non autosufficienti. Se ci rivolgiamo all'anatomia potremo invece scoprire che non c'è alcuna relazione tra la mano con la quale scriviamo e il fatto di inclinare la testa a destra nel corso di un bacio. Anche qui le opinioni divergono: c'è chi sostiene che la faccenda abbia inizio nell'utero e chi con l'allattamento Di sicuro, per quanto poco sexy, sarà istruttivo sapere che lo zygomaticus major, lo zygomaticos minor e il levator labii superior lavorano di concerto a sollevare il labbro superiore, mentre il depressor anguli oris e il depressor labii inferioris spostano quello inferiore. A quel punto entrano in gioco le terminazioni nervose: le minuscole ma alacri connessioni mandano una cascata di segnali alla corteccia somatosensoriale e al sistema limbico. Così gli impulsi neurali spingono il nostro corpo a produrre una serie di neurotrasmettitori e ormoni, tra cui dopamina, ossitocina e serotonina. Crederete di aver baciato il principe azzurro o la donna ideale, ma in verità siete solo manovrati da una cascata di endorfine prodotte dalla ghiandola pituitaria e dall’ipotalamo. Forse non sembrerà molto romantico, ma l'amore ha un nome ed è epinefrina (più nota come adrenalina).

Certo, se diamo retta ai biologi potremmo invece farci l'idea che a spingerci a baciare siano soprattutto i nostri germi, smaniosi di fare a cambio con i loro consimili. Negli anni Cinquanta un ricercatore del Baltimore City College stabilì che due individui innocentemente dediti a sdilinquirsi nelle ultime file di un drive-in si scambiano 278 colonie di batteri, per quanto innocui al 95%, e questo perché la nostra saliva contiene cento milioni di germi al centimetro cubo. Sarà da qui che avrà origine la cosiddetta filematofobia, ossia "paura del bacio", dietro la quale si nasconde il timore per l'Herpes o per il virus Epstein-Barr, responsabile della mononucleosi o "malattia del bacio"? Nell'ambizione di scoprire quale eco avesse nel nostro corpo lo stucchevole "apostrofo rosa" (così definito da Rostand, l'autore del Cyrano), la Kirshenbaum s'è spinta fino al laboratorio di un neuroscienziato cognitivo, per cercare - con risultati poco rilevanti, va detto - di "vedere" grazie a uno strumento di scansione cerebrale, ossia la macchina della magnetoencefalografia, detta affettuosamente MEG, la reazione di un gruppo di volontari alla visione di qualche bacio in fotografia. S'è arresa con un nulla di fatto. Ci vuole anche un briciolo di mistero. O di poesia, se si preferisce. Quella di uno come E.E. Cummings, ad esempio, che se ne intendeva: «I baci sono un destino migliore della saggezza». Parole sagge che cascano al bacio

Marco Rossari24 gennaio 2012 | 8:31© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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Attenti al cuore quando arriva le neve


Dal “Corriere della Sera”

 

PERICOLOSO IL MIX DI FREDDO E SFORZO FISICO

Secondo uno studio spalarla è rischioso se non si hanno le coronarie più che a posto

PERICOLOSO IL MIX DI FREDDO E SFORZO FISICO

Attenti al cuore quando arriva le neve

Secondo uno studio spalarla è rischioso se non si hanno le coronarie più che a posto

(Ansa)

MILANO - Finalmente ci siamo. La neve inizia ad imbiancare molte località e la stagione sciistica può prendere il via e per tanti è momento di calzare gli scarponi e lanciarsi in discesa Attenzione però al cocktail tra fatica fisica e temperature basse, soprattutto per chi non è allenato, perché può mettere a repentaglio la salute del cuore. Uno sforzo intenso, specie se nei primi giorni di vacanza, può infatti aumentare il rischio di infarto. Magari senza nemmeno andare sulle piste: anche spalare di buona lena può infatti alzare la soglia del pericolo, in particolare per i maschi fumatori che hanno già avuto casi di angina o infarto in famiglia. È quanto dimostra una ricerca condotta in Canada dagli studiosi della King’s University di Kingston, pubblicata su Clinical Research in Cardiology.

 

LO STUDIO - I cardiologi canadesi hanno preso in esame i dati relativi a 500 persone ricoverate presso l’ospedale cittadino nel corso di due stagione invernali ed hanno scoperto che nel 7 per cento dei casi (ben 35 pazienti) il “la" alla crisi ischemica si è avuto proprio mentre spalavano la neve. «Si tratta di un numero enorme – è il commento di Adrian Baranchuk, cardiologo universitario che opera presso il Kingston General Hospital - E soprattutto occorre considerare che alcuni pazienti potrebbero non aver menzionato questa attività al momento del ricovero, il che fa stimare che questa percentuale potrebbe essere tranquillamente raddoppiata». Che l’attività fisica molto intensa ed anaerobica come appunto la spalatura manuale della neve possa risultare una minaccia per il cuore, anche per le basse temperature cui il corpo è sottoposto e il conseguente stress termico, è confermato anche da altre ricerche condotte in località montane.

PRUDENZA IN ALTA QUOTA - Per chi giunge ad alta quota, prima di lanciarsi in discese a perdifiato con sci e snowboard, sarebbe quindi importante un periodo di acclimatamento. Secondo uno studio dell’Università di Innsbruck, che ha valutato l’incidenza di infarti tra gli amanti degli sport invernali sottoposti all’altitudine e alle basse temperature, i primi giorni di vacanza e il desiderio di chiedere immediatamente il meglio al proprio organismo possono creare una miscela potenzialmente pericolosa. Tanto che prendendo in esame i dati relativi a oltre 1500 persone ricoverate al nosocomio austriaco in inverno, tra il 2006 e il 2010. Si vede che ben 170 persone hanno avuto un attacco di cuore nel corso delle vacanze invernali sulle Alpi del Tirolo e che la maggior parte degli infarti si concentra nelle primissime ore dall’arrivo in quota. Ben il 56 per cento dei casi di crisi cardiaca si presenta infatti entro i primi due giorni dal via libera all’attività fisica che più sollecita l’organismo. Come se non bastasse, la fatica sulla neve può anche slatentizzare quadri di sofferenza delle arterie coronariche del tutto sconosciute: solo il 19 per cento delle persone che hanno avuto angina o infarto sapevano della loro condizione di cardiopatici e solo la metà degli sciatori aveva un minimo di preparazione. Secondo Gert Klug, che ha realizzato lo studio, «esiste quindi una stretta correlazione tra scarsa preparazione fisica e sforzi intensi ad alta quota e a basse temperature».

Paola Santamaria

28 gennaio 2012 | 11:45© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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Lenti a contatto? Con l’influenza è meglio di no


Da “Sapere Salute.it”

Indossi abitualmente lenti a contatto? Attenzione, i virus rendono gli occhi più secchi.

In caso di raffreddore o influenza, sarebbe meglio fare a meno delle lenti a contatto. O quantomeno è limitarne l’uso il più possibile.

La ragione è semplice: le lenti aumentano la secchezza e il rischio di irritazioni agli occhi.

Il consiglio arriva da un esperto di optometria statunitense, William Benjamin, secondo cui è sempre meglio avere con sé un paio di occhiali di riserva da usare in caso di necessità.

Non irritare gli occhi

I tipici malanni della stagione invernale possono, infatti, modificare temporaneamente la secrezione oculare, rendendo il film liquido, che normalmente protegge gli occhi, più sottile e la loro superficie più secca.

Raffreddore e influenza hanno come sintomo anche quello di irritare e seccare gli occhi con o senza lenti a contatto.

E le lenti possono aggravare questi sintomi, soprattutto quelle morbide che perdono più acqua delle altre e possono non reidratarsi velocemente.

Per non essere completamente dipendenti dalle lenti a contatto è sempre meglio avere a portata di mani (e di occhi) un paio di occhiali di riserva.

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