EMA-ROMA - Presso l'Azienda Ospedaliera San Filippo Neri
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| Diventa donatore di sangue | ![]() ![]() |
Diventa donatore di sangue Il sangue non si produce in laboratorio ed il fabbisogno annuo in Italia è di 2.400.000 unità di sangue intero e più di 1.077.000 litri di plasma.
Alcuni tipi di donazione: o Sangue intero
Per molti ammalati il sangue e/o suoi componenti è terapia indispensabile per la sopravvivenza, alcuni esempi: o Globuli rossi, in caso di perdite ematiche ed anemie; La sicurezza delle trasfusioni e il raggiungimento dell'autosufficienza regionale e nazionale di sangue, emocomponenti e farmaci derivati, è l'obiettivo del Servizio Sanitario Nazionale e il maggior impegno delle Associazioni e Federazioni dei donatori. La donazione da donatori volontari, periodici, responsabili, anonimi, e non retribuiti è la migliore garanzia per la qualità e la sicurezza delle terapie trasfusionali.
Al momento della donazione devono essere nella norma, cioè nei limiti previsti dalla legge:
Valutazione per l'idoneità Si effettua presso un servizio trasfusionale o unità di raccolta e consta di:
Il giorno del prelievo è preferibile presentarsi a digiuno o dopo una leggera colazione a base di frutta fresca o spremute, thè o caffè poco zuccherati. Non si possono mangiare cibi solidi né bere latte.
Ad ogni donazione il donatore viene sottoposto ai seguenti esami:
Ogni anno il donatore è sottoposto ai seguenti esami:
Il prelievo del sangue dura tra i 5 e i 10 minuti ed è del tutto innocuo, in quanto effettuato con materiale sterile e monouso. Per legge, il sangue prelevato oscilla tra i 450 ml. +/- 10%
È necessario tenere presente l'esistenza di alcune condizioni che possono costituire esclusione, temporanea o permanente, dalla donazione di sangue: |
| VUOI DIVENTARE DONATORE DI SANGUE? SCOPRI COME SI FA: È SEMPLICE E PUOI SALVARE UNA VITA | ![]() ![]() |
Diventa donatore di sangue Il sangue non si produce in laboratorio ed il fabbisogno annuo in Italia è di 2.400.000 unità di sangue intero e più di 1.077.000 litri di plasma.
Alcuni tipi di donazione: o Sangue intero
Per molti ammalati il sangue e/o suoi componenti è terapia indispensabile per la sopravvivenza, alcuni esempi: o Globuli rossi, in caso di perdite ematiche ed anemie; La sicurezza delle trasfusioni e il raggiungimento dell'autosufficienza regionale e nazionale di sangue, emocomponenti e farmaci derivati, è l'obiettivo del Servizio Sanitario Nazionale e il maggior impegno delle Associazioni e Federazioni dei donatori. La donazione da donatori volontari, periodici, responsabili, anonimi, e non retribuiti è la migliore garanzia per la qualità e la sicurezza delle terapie trasfusionali.
Al momento della donazione devono essere nella norma, cioè nei limiti previsti dalla legge: •Età compresa tra 18 anni e i 60 anni (per candidarsi a diventare donatori di sangue intero), 65 anni (età massima per proseguire l'attività di donazione per i donatori periodici), con deroghe a giudizio del medico; Valutazione per l'idoneità Si effettua presso un servizio trasfusionale o unità di raccolta e consta di: •Accertamento dell'identità del candidato donatore e compilazione di un questionario; Come si dona Il giorno del prelievo è preferibile presentarsi a digiuno o dopo una leggera colazione a base di frutta fresca o spremute, thè o caffè poco zuccherati. Non si possono mangiare cibi solidi né bere latte.
Ad ogni donazione il donatore viene sottoposto ai seguenti esami:
Ogni anno il donatore è sottoposto ai seguenti esami:
Il prelievo del sangue dura tra i 5 e i 10 minuti ed è del tutto innocuo, in quanto effettuato con materiale sterile e monouso. Per legge, il sangue prelevato oscilla tra i 450 ml. +/- 10%
È necessario tenere presente l'esistenza di alcune condizioni che possono costituire esclusione, temporanea o permanente, dalla donazione di sangue: |
| S.O.S MEDICI, INFERMIERI TRASFUSIONISTI E VOLONTARI | ![]() ![]() |
EMA-ROMA ASSOCIAZIONE DONATORI VOLONTARI DI SANGUE E’ proprio così. L’organico presente nei Centri Trasfusionali consente con sempre maggiore difficoltà la composizione di una equipe di medici ed infermieri per le uscite esterne organizzate in sintonia con le Associazioni di volontariato, come EMA-ROMA che, a sua volta, soffre in modo preoccupante della penuria di Volontari per supportare la propria attività. Quando un Trasfusionale, con l’ausilio di una Associazione di Volontariato, come EMA-ROMA, organizza una uscita esterna, deve ricorrere necessariamente al proprio organico, spesso già insufficiente, badando bene di non sguarnire l’equipe interna, indispensabile al lavoro quotidiano. Si ricorre, quindi, a professionisti esterni, che, per legge, non siano dipendenti di Ospedali, seppure in qualità di precari. Ma anche in questo caso, malgrado la declamata abbondanza di medici e infermieri del ramo, ci troviamo di fronte alla scarsezza dell’offerta. Il “volontario” invece, è per definizione un personaggio speciale che sente intensamente il senso della “Solidarietà” a favore di chi è in difficoltà, tanto da sacrificare parte del suo tempo libero integrandosi nella nostra Associazione. E’ una attività che tempra l’anima e il proprio “ego” e talvolta anche il fisico. Per questo motivo invitiamo i nostri lettori e i nostri associati e chiunque sia interessato a questo appello, a mettersi in contatto con noi per ulteriori informazioni, ai seguenti recapiti: Segreteria EMA-ROMA San Filippo Neri - 06/3306.2583 - info@emaroma.it Da lunedì a Venerdì, dalle ore 09,30 alle 13,00. Segreteria EMA-ROMA IFO – 06/5266.2831– infoifo@emaroma.it Lunedì/Mercoledì/Venerdì, dalle ore 09,30 alle 13,00. |
| Ipertensione: ecco i sintomi | ![]() ![]() |
Da “SapereSalute” 09 Dicembre 2011 È chiamata anche killer silenzioso perché se non è molto grave non dà sintomi, se non leggeri e non facilmente interpretabili. L’ipertensione arteriosa, nella maggior parte dei casi, non dà sintomi. Può anche rimanere silente per molti anni. Va detto però che alla fine si fa sentire, causando gravi danni a vari organi, come il cuore, i reni, il cervello. Per questo sono importanti i controlli periodici della pressione arteriosa. Soprattutto per chi ha un parente stretto affetto da ipertensione, dal momento che la malattia ha una forte componente genetica. Attenzione però: la singola misurazione, che si può effettuare in farmacia o in casa, non è sempre indicativa. Per avere una diagnosi di ipertensione certa bisogna rivolgersi al proprio medico di famiglia. I sintomi della pressione alta Quando la pressione del sangue sale velocemente oppure si assesta su valori molto elevati possono comparire:
Gli acufeni, chiamati anche tinnitus, sono la percezione anomala di rumori quali fischi, ronzii, fruscii, crepitii, soffi, pulsazioni. Possono risultare fastidiosi al punto da influire sulla qualità della vita. Il mal di testa è uno dei sintomi più tipici dell’ipertensione. Non a caso si parla di cefalea da ipertensione. Insorge soprattutto di notte e si allevia quando ci si sdraia. Il mal di testa, nella gran parte dei casi, quando si abbassa la pressione, scompare. L’associazione tra ipertensione e perdita di sangue dal naso (epistassi) è ancora controversa. Non è certo che la prima sia causa della seconda. Secondo alcuni medici infatti sarebbe l’epistassi, dovuta a cause indipendenti dall’ipertensione, a provocare un momentaneo aumento della pressione per via dello stato d’ansia che spesso si genera in queste situazioni. La perdita momentanea del senso dell’equilibrio, la classica vertigine, è spesso associata all’aumento della pressione arteriosa. In genere, si presenta quando la pressione si innalza parecchio e in fretta. I classici sudori freddi, accompagnati da altri sintomi, potrebbero far sospettare un aumento di pressione del sangue. L’ipertensione può anche dare disturbi visivi, quali le cosiddette mosche volanti, vista annebbiata, visione offuscata oppure la comparsa di chiazze scure o scintillanti all’interno del campo visivo. Andrea Carlini |
| I pericoli sulla neve si evitano così | ![]() ![]() |
La stagione dello sci e dello snowboard è avviata? È facile farsi prendere dall’entusiasmo. Ma per non rovinarsi i primi weekend sulla neve o, peggio, tutta l'annata sciistica meglio seguire alcune regole, valide per tutti. Gli amanti degli sport invernali, sempre più numerosi, non vedono l’ora di trovarsi immersi nella natura e nella neve a praticare la disciplina preferita. E c’è chi lo fa da anni e ha già una notevole esperienza e i neofiti. E, poi, coloro che, anche se non del tutto provetti, credono di potersi permettere ugualmente l’ebbrezza delle pendenze estreme e delle forti velocità. Per questi ultimi i pericoli sono maggiori che per gli altri, ma un imprevisto o un infortunio possono capitare a tutti. Ecco quindi che cosa è importante sapere prima di cimentarsi sulle piste innevate. La mancanza di allenamentoCome per qualunque altro sport, non si dovrebbero affrontare le attività invernali senza una buona preparazione fisica. Sci e snowboard mettono alla prova in modo particolare gli arti inferiori che, se non adeguatamente rinforzati, non sono in grado di proteggere da traumi, talora anche seri, ossa e articolazioni. L'efficienza fisica è quindi fondamentale per affrontare la neve con una certa tranquillità; diversamente si rischia, al primo imprevisto, non solo di farsi del male, ma di far male anche a qualche malcapitato che si trova sulla nostra traiettoria. Perciò, nelle settimane che precedono l’attività sportiva
E al momento di recarsi sulle tanto agognate piste ricordarsi di
L’intensa attività sulle piste esaurisce in fretta le riserve energetiche nei muscoli delle gambe e questo può compromettere la coordinazione muscolare, con perdita del controllo degli sci (o della tavola). La velocità, magari troppo elevata per le proprie capacità, fa il resto. La mancanza di tecnica e di esperienzaLa sicurezza inizia con l’apprendimento. Anche i più temerari o fisicamente allenati dovrebbero evitare di “buttarsi giù per la pista” senza essersi prima impadroniti almeno delle tecniche fondamentali. Non saper fermarsi o curvare in tutte le condizioni può costituire un grave pericolo, per sè e per gli altri. La mancanza di esperienza, poi, impedisce di valutare in modo adeguato le difficoltà e i pericoli, che vengono così sottovalutati. Studiare le piste, prima di cimentarsi in una discesa che potrebbe non essere alla nostra portata, imparare a valutare le proprie capacità, il proprio grado di allenamento e seguire i consigli dei più esperti sono atteggiamenti altrettanto importanti per ridurre al minimo i rischi. Anche la distrazione può essere un pericolo. Le piste sono ormai frequentate da un popolo numeroso di sciatori e snowboarder, più o meno provetti, e la “collisione” è in agguato. Così come lo è una cunetta dietro la quale potrebbe nascondersi qualche insidia (una pietra, delle radici affioranti, un alberello). Ricordarsi che la distrazione tende ad aumentare quando si è affaticati. Perciò cercate di rimanere sempre presenti e di valutare con calma quanto state facendo anche a fine giornata, quando si tende a pensare solo alla fumante cioccolata calda che ci aspetta. Equipaggiamento non adeguatoNon è questione di essere all’ultima moda. Meglio scarponi comodi e adatti alle nostre esigenze piuttosto che sceglierne un paio solo per il colore o la marca più in voga. Dolori ai piedi e/o uno scarso controllo degli sci sono un pericolo. Gli stessi criteri vanno utilizzati per l’abbigliamento. Mani e testa devono essere protette con particolare attenzione. Ma anche il resto del corpo, a costo di sembrare un po’ goffi, deve rimanere aciutto e caldo. I muscoli freddi sono maggiormente esposti a crampi e strappi. E poi, attenzione agli attacchi degli sci: se non in ordine o mal regolati possono non staccarsi quando sarebbe necessario, causando traumi anche seri o, al contrario, aprirsi d’improvviso su una pista impegnativa causando cadute pericolose. Saper rinunciareLe fitte nevicate o la nebbia causano la perdita dell'orientamento e possono portare fuori pista anche lo sciatore esperto. È perciò indispensabile conoscere alla perfezione piste e impianti di risalita; al contrario è meglio non sciare quando la visibilità è ridotta. In ogni caso se il maltempo ci coglie alla sprovvista, avere con sé un apparecchio con GPS può essere un valisissimo aiuto: in questi casi è meglio fermarsi e attendere gli aiuti. Infine, con qualsiasi tempo, non sottovalutare mai gli avvisi di non sciare fuori pista. In alcune condizioni i “tagli” del manto nevoso causati da sci o snowboard possono causare la formazione di una valanga o una slavina. Susanna Trave |
| IL GIARDINAGGIO AIUTA A RIDURRE LO STRESS | ![]() ![]() |
SOPRATUTTO NELLE PERSONE CHE HANNO PATOLOGIE MENTALI (AGI) - Seoul, 16 dic. - La partecipazione alle attivita' orticole puo' ridurre lo stress nelle persone che soffrono di patologie mentali. Secondo la ricerca dell'Universita' Cattolica di Daegu nella Corea del Sud la partecipazione alle attivita' orticole infatti non solo facilita la riabilitazione fisica, ma esercita un benefico effetto anche sul sistema nervoso autonomo. Gli scienziati, a quanto si legge sulla rivista HortTechnology, hanno misurato in un esperimento la variazione della frequenza cardiaca di 30 pazienti di un centro di riabilitazione mentale e in un altro esperimento hanno valutato i livelli di cortisolo, il cosiddetto 'ormone dello stress', di 20 persone di una casa di riposo che soffrivano di disturbi mentali. Tutti i volontari hanno partecipato ad attivita' legate all'orticoltura: pressare i fiori, piantare fiori, fare composizioni floreali e modellare arbusti e siepi secondo l'arte topiaria. L'attivita' che abbassava di piu' i livelli di cortisolo - e con continuita' - nell'arco di sette giorni era il potare le siepi, mentre il gruppo della composizione floreale era quello piu' stressato. |
| LA DIETA MEDITERRANEA ALLUNGA LA VITA | ![]() ![]() |
La conferma arriva da studi cominciati nel 1950 |
| Senza carboidrati due giorni a settimana: | ![]() ![]() |
Così si dimagrisce Per dimagrire non è necessario un sacrificio quotidiano: evitare i carboidrati per 2 giorni alla settimana è più efficace che contare 24 ore su 24 le calorie ingerite. La notizia è stata data al Breast Cancer Symposium di San Antonio (Usa) da Michelle Harvie dell'University Hospital di South Manchester (Regno Unito). Secondo la ricercatrice mettere nel piatto solo frutta, verdura e carne magra per 2 giorni su 7 fa dimagrire il doppio rispetto alle diete tradizionali. di Silvia Soligon |
| PENSARE POSITIVO FA BENE A SALUTE, I BIMBI LO SANNO | ![]() ![]() |
I piccoli già' consapevoli che si fortifica lo spirito. AGI) - Los Angeles, 28 dic. - Anche i bambini della scuola materna sanno che pensare positivo fa sentire meglio. Non solo. L'ottimismo dei genitori puo' giocare un ruolo nei figli nel capire come le emozioni influenzano il modo di pensare. E' quanto emerge da un nuovo studio condotto da alcuni ricercatori della Jacksonville University e della University of California, pubblicato su 'Child Development'. Nello studio, i ricercatori hanno esaminato 90 bambini di eta' compresa tra 5 e 10 anni. I piccoli sono stati invitati ad ascoltare sei storie illustrate in cui due personaggi provano la stessa emozione dopo aver sperimentato qualcosa di positivo (ottenere un nuovo cucciolo), di negativo (fuoriuscita del latte) o di ambiguo (incontrare un nuovo insegnante). A seguito di ogni esperienza, un personaggio ha un pensiero ottimista inquadrando l'evento in una luce positiva, e un altro ha un pensiero pessimista, mettendo l'evento in una luce negativa. I ricercatori hanno quindi chiesto ai bambini di giudicare le emozioni di ogni personaggio e di fornirne una spiegazione. I bambini hanno segnalato che le persone si sentono meglio dopo aver pensato pensieri positivi e hanno dimostrato una piu' forte comprensione circa l'influenza dei pensieri positivi rispetto a quelli negativi sulle emozioni provate in situazioni ambigue. Lo studio ha anche messo in luce che i bambini avevano comprensione del fatto che il pensiero positivo aveva la capacita' di fortificare lo spirito di qualcuno coinvolto in situazioni negative, come cadere e farsi male. E' stata inoltre evidenziata l'importanza del ruolo dei genitori. "Il piu' forte predittore di conoscenza dei bambini sui benefici del pensiero positivo", ha spiegato Christi Bamford, docente di psicologia alla Jacksonville University e prima autrice dello studio, "oltre all'eta' non era immediatamente il sentimento di speranza e ottimismo del bambino medesimo ma quello dei suoi genitori". |
| NUOVO SISTEMA PER MISURARE GLUCOSIO NEL SANGUE | ![]() |
DIABETE: RISORSA MENO COSTOSA E IMPEGNATIVA PER MONITORARE I LIVELLI (AGI) - Washington, 29 dic. - Le persone ammalate di diabete potrebbero prossimamente contare su una risorsa meno costosa e impegnativa per monitorare i livelli di glucosio nel sangue se lo studio di un gruppo di ricercatori della Missouri University of Science pubblicato su Medical News Today confermera' i suoi risultati. Il team ha recentemente messo a punto un sistema biologico che utilizza segmenti di DNA integrato nei batteri per rilevare il glucosio. I ricercatori ritengono che il loro sviluppo potrebbe portare a un nuovo tipo di strisce reattive per i diabetici. ''Abbiamo progettato il DNA nei batteri in modo che segnali la concentrazione di glucosio'', ha affermato Erica Shannon dell'Universita' del Missouri. Per il progetto, sono stati elaborati geni che permettono al batterio, un non-virulento ceppo di Escherichia coli, di percepire la presenza del glucosio. I batteri emettono un bagliore giallo quando il glucosio e' presente. Se le concentrazioni di glucosio diventano piu' alte, il bagliore diventa piu' luminoso. Secondo Shannon, i risultati potrebbero costituire la base per nuovi esami meno costosi per aiutare le persone con il diabete a monitorare i loro livelli di zucchero nel sangue. In futuro si perfezionera' la scoperta puntando sui diversi colori in base ai livelli di glucosio. Le strisce reattive potranno diventare verdi se i livelli di glucosio sono entro i valori normali, gialli se sul limite massimo e rossi se elevati. ''Tutto quello che si deve fare e' semplicemente inserire il DNA all'interno di un batterio sulla striscia reattiva'', ha detto Shannon. ''Un metodo che sarebbe anche meno costoso rispetto agli attuali prodotti chimici'', ha concluso. |
| Giocattoli perfetti: 10 regole | ![]() ![]() |
Giocattoli perfetti: 10 regole In commercio ancora troppi giocattoli pericolosi. E i bambini spesso non riconoscono il valore delle cose regalate. I consigli dei pediatri e degli psicologi in vista del Natale. Sanihelp.it - Secondo l’ultimo rapporto Rapex, il sistema di sorveglianza europea dei prodotti pericolosi, nel corso del 2010 i giocattoli sono stati la seconda categoria di articoli più ritirati dal mercato per i rischi per la salute che comportano. Queste sono le istruzioni da seguire: 6. Evitare i giocattoli con bordi o punte taglienti o con componenti arrugginite. Nel quadro del regalo-perfetto non possono mancare le indicazioni degli psicologi: considerare l’età di chi lo riceve, non lasciarsi condizionare dagli schemi convenzionali della divisione tra bambini e bambine, non lasciarsi sopraffare dai suggerimenti della pubblicità, ma soprattutto tenere sempre a mente che non è certo il peso economico del dono che fa la felicità, ma la condivisione del gioco che porta il bambino a imparare a non accumulare giocattoli senza dar loro alcun valore. |
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| Occhio agli mp3:adolescenti di oggi a rischio sordità precoce | ![]() ![]() |
Da “Il Sole 24 Ore” Ragazzi, se tenete al vostro udito spegnete l'mp3: è l'appello che arriva dagli studiosi israeliani della Tel Aviv University che affermano un adolescente su 4 è a rischio di sordità precoce a causa del continuo utilizzo dei dispositivi portatili per l'ascolto della musica. Lo studio, realizzato da Chava Muchnik e pubblicato sull'International Journal of Audiology, è stato condotto su quasi 400 ragazzi tra i 13 e i 17 anni: "Tra 10 o 20 anni sarà troppo tardi per rendersi conto che un'intera generazione di giovani soffrirà di problemi di udito molto prima dei disturbi dovuti al naturale invecchiamento", spiega lo studioso. di m.c. (03/01/2012) |
| SCIENZA E COSCIENZA. SOLIDARIETA’ | ![]() |
Alla presenza di studenti, docenti, visitatori, nel mese di Dicembre 2011 si è svolto il consueto incontro tra i Magnifici Rettori dell’Università Europea di Roma, Padre Paolo Scarafoni e dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Padre Pedro Barrajon. L ‘incontro, durante il quale sono state descritte alcune delle azioni condotte nel 2011 ed altre in programma nel 2012, è stato allietato dalle ottime esibizioni di due complessi corali delle due università, nonché da un piccolo complesso musicale composto da seminaristi e solisti, che ne hanno apportato serenità ed allegria. E’ in quella occasione che Padre Scarafoni ha commentato l’eccellente risultato ottenuto dai componenti degli Istituti che hanno aderito all’appello di EMA-ROMA, Associazione di Donatori Volontari di Sangue, che con l’apporto dei medici ed infermieri del Centro Trasfusionale dell’ IRCSS, IRE/ISG (IFO) in soli 3 appuntamenti hanno donato ben 150 sacche di sangue che hanno contribuito a rafforzare le scorte del prezioso liquido, notoriamente in crisi. Le operazioni di raccolta continueranno anche in futuro secondo un calendario concordato con la Segreteria del Rettorato. In rappresentanza di EMA-ROMA, ha partecipato Giuseppe Avellino, Responsabile delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione . |
| Come l'esercizio fisico aiuta a mangiare più sano | ![]() ![]() |
Dal "Corriere della Sera" STUDIO DI HARVARD Incide sul metabolismo ma anche sul comportamento e quindi sulle scelte alimentari. Lo sport aiuta a dimagrire MILANO - Non ci sono più dubbi (nè scuse): se si ha intenzione di dimagrire, associare a una dieta bilanciata un po' di sano movimento è il modo giusto per riuscire davvero a perdere peso. E ora uno studio dell'Università di Harvard aggiunge qualcosa in più a quello che già si sa da tempo. Secondo Miguel Alonso Alonso, autore della ricerca e docente di neurologia ad Harvard che si occupa da anni delle basi neurocognitive del comportamento alimentare, l'esercizio fisico, oltre a migliorare il metabolismo, "modificherebbe" il cervello e quindi il comportamento e le scelte alimentari, favorendo una dieta più sana ed equilibrata. STRUTTURE CEREBRALI - «Studi precedenti — spiega il neurologo — hanno dimostrato che l'esercizio modifica alcune strutture cerebrali e il loro funzionamento: aumenta la capacità di sentirsi sazi e migliora le performance nei test sulle funzioni cerebrali esecutive, come il controllo inibitorio. Questo è molto importante, perché l'abilità nel "sopprimere" comportamenti non adeguati ai nostri scopi influenza anche le scelte alimentari: un buon controllo inibitorio è alla base della possibilità di riuscire in una dieta per perdere peso ed è anche essenziale per prevenire l'accumulo di chili di troppo nei soggetti con peso normale». Andrea Ghiselli, ricercatore dell'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, è però un po' scettico: «Ho qualche dubbio sui rapporti di causa-effetto fra esercizio fisico e scelte alimentari. Non nego che ci possa essere un legame, ma trovo più probabile che entrino in gioco altri meccanismi. Chi fa attività sportive, o comunque esercizio fisico, è generalmente più attento alla propria salute e quindi compie scelte alimentari migliori. O ancora, chi, in condizioni di sovrappeso, intraprende un programma di attività fisica per perdere peso, fa normalmente così fatica da stare poi bene attento a non vanificare tanta sofferenza con una dieta sbagliata». «E ancora, se guardiamo alle fasce sociali più svantaggiate — aggiunge Ghiselli — troviamo spesso soggetti in sovrappeso perché il cibo meno sano è di solito più a buon mercato, ma spesso chi lo acquista non sa affatto che è poco sano. Una corretta educazione alimentare può invece insegnare a tutti a fare le scelte giuste, salvaguardando insieme salute e portafoglio. Insomma, riuscire a resistere alle "tentazioni" alimentari dannose per la salute è senz’altro importante, ma prima bisogna sapere quali sono. E l’educazione alimentare da sola ancora non basta: è l'educazione allo stile di vita corretto in generale che fa davvero la differenza» STILI DI VITA - «Detto ciò, — prosegue Ghiselli — l'esercizio fisico ha moltissimi effetti positivi, soprattutto sul metabolismo: una ricerca di qualche tempo fa ha dimostrato, in due gruppi di persone sottoposte a dieta identica, che già dopo pochi giorni di dieta nel gruppo dei sedentari (divenuti tali su specifica "prescrizione" nel corso dell’esperimento) si riduce la sensibilità all'insulina, al contrario di quanto accade a chi continua a praticare un'attività fisica». E la insulinoresistenza (ovvero la ridotta capacità dell’organismo a rispondere all’azione di questo ormone) porta, per compensazione, a un aumento del rilascio dell’insulina stessa, che causa, a sua volta, un aumento dell’appetito e a lungo andare anche patologie, come il diabete. «Insomma, — conclude Andrea Ghiselli — sì al movimento, ma senza sperare che ci "illumini" troppo, da solo, sulle scelte alimentari più corrette. In altre parole: se vado spesso a mangiare i panini del fast food, difficilmente smetterò di farlo solo iscrivendomi in palestra». Elena Meli13 gennaio 2012 | 9:11© RIPRODUZIONE RISERVATA |
| Perché ci baciamo resta un mistero | ![]() ![]() |
Dal “Corriere della Sera” COMPORTAMENTI Per scoprire l’origine del bacio si sono impegnati antropologi, biologi, etologi. Ma nessuna ricerca è approdata a qualcosa di certo «Il bacio», tela di Francesco Hayez COMPORTAMENTI Perché ci baciamo resta un mistero Per scoprire l’origine del bacio si sono impegnati antropologi, biologi, etologi. Ma nessuna ricerca è approdata a qualcosa di certo Nonostante sia un gesto comune che per amore o amicizia quasi ogni individuo reitera addirittura su base quotidiana, le opinioni intorno all'«osculazione» divergono. Gli scienziati proprio non sono riusciti a trovare una linea univoca sui motivi che ci hanno spinto a questa pratica bizzarra: sarà un fenomeno naturale o di natura culturale? Derivante dall'istinto o dall'apprendimento? E quali reazioni scatena nel nostro corpo, dalle estremità fino al cervello? Soprattutto: di che diavolo parliamo quando alludiamo all'atto definito da questo termine infelice? Parliamo di bacio, semplicemente. Questo gesto, che innesca una forte reazione emotiva e ha un palese significato evolutivo, ha spinto Sheril Kirshenbaum, giornalista scientifica dall'anima pop, a indagare con l'aiuto della biologia e dell'antropologia, delle neuroscienze e della psicologia, quella che l’attrice Mae West, primo sex symbol del cinema americano, chiamava «la firma di un uomo». O di un animale, tanto per cominciare. Perché quando Darwin si convinse che l'uomo fosse il solo a sapere baciare prese un abbaglio grande come una casa. Anche se parrà un brano partorito dalla fantasia di Gianni Rodari, oggi sappiamo che le talpe si strofinano il muso, le tartarughe si danno qualche colpetto con la testa, i porcospini si sfregano il naso (altre parti libere, d'altro canto, non sarà facile trovarne), i criceti si piazzano faccia a faccia, i gatti si leccano, le giraffe intrecciano il collo e diverse specie di pipistrelli usano perfino la lingua. D'ora in poi, vietato affermare: «Baci come un animale». Potrebbe essere scambiato per un complimento. Più complesso determinare come la prassi si sia affermata fra gli esseri umani. Le teorie sono tante. Secondo il neuroscienziato Vilayanur S. Ramachandran, i nostri antenati, una volta suggestionati a puntare sul colore rosso a caccia di cibo (leggi: i frutti maturi in mezzo al fogliame), hanno applicato quell'istinto all'anatomia femminile, passando dalle zone intime alla bocca, che già il celebre Desmond Morris definiva «un'eco genitale». A quest'ultimo si deve anche la seconda teoria, che collega in modo ragionevole la sensazione di benessere alla fase dell'allattamento. Sempre all'infanzia si fa risalire la terza ipotesi, quella sulla «premasticazione», un metodo essenziale da che esiste il genere umano per svezzare bambini ancora non autosufficienti. Se ci rivolgiamo all'anatomia potremo invece scoprire che non c'è alcuna relazione tra la mano con la quale scriviamo e il fatto di inclinare la testa a destra nel corso di un bacio. Anche qui le opinioni divergono: c'è chi sostiene che la faccenda abbia inizio nell'utero e chi con l'allattamento Di sicuro, per quanto poco sexy, sarà istruttivo sapere che lo zygomaticus major, lo zygomaticos minor e il levator labii superior lavorano di concerto a sollevare il labbro superiore, mentre il depressor anguli oris e il depressor labii inferioris spostano quello inferiore. A quel punto entrano in gioco le terminazioni nervose: le minuscole ma alacri connessioni mandano una cascata di segnali alla corteccia somatosensoriale e al sistema limbico. Così gli impulsi neurali spingono il nostro corpo a produrre una serie di neurotrasmettitori e ormoni, tra cui dopamina, ossitocina e serotonina. Crederete di aver baciato il principe azzurro o la donna ideale, ma in verità siete solo manovrati da una cascata di endorfine prodotte dalla ghiandola pituitaria e dall’ipotalamo. Forse non sembrerà molto romantico, ma l'amore ha un nome ed è epinefrina (più nota come adrenalina). Certo, se diamo retta ai biologi potremmo invece farci l'idea che a spingerci a baciare siano soprattutto i nostri germi, smaniosi di fare a cambio con i loro consimili. Negli anni Cinquanta un ricercatore del Baltimore City College stabilì che due individui innocentemente dediti a sdilinquirsi nelle ultime file di un drive-in si scambiano 278 colonie di batteri, per quanto innocui al 95%, e questo perché la nostra saliva contiene cento milioni di germi al centimetro cubo. Sarà da qui che avrà origine la cosiddetta filematofobia, ossia "paura del bacio", dietro la quale si nasconde il timore per l'Herpes o per il virus Epstein-Barr, responsabile della mononucleosi o "malattia del bacio"? Nell'ambizione di scoprire quale eco avesse nel nostro corpo lo stucchevole "apostrofo rosa" (così definito da Rostand, l'autore del Cyrano), la Kirshenbaum s'è spinta fino al laboratorio di un neuroscienziato cognitivo, per cercare - con risultati poco rilevanti, va detto - di "vedere" grazie a uno strumento di scansione cerebrale, ossia la macchina della magnetoencefalografia, detta affettuosamente MEG, la reazione di un gruppo di volontari alla visione di qualche bacio in fotografia. S'è arresa con un nulla di fatto. Ci vuole anche un briciolo di mistero. O di poesia, se si preferisce. Quella di uno come E.E. Cummings, ad esempio, che se ne intendeva: «I baci sono un destino migliore della saggezza». Parole sagge che cascano al bacio Marco Rossari24 gennaio 2012 | 8:31© RIPRODUZIONE RISERVATA |
| Attenti al cuore quando arriva le neve | ![]() ![]() |
Dal “Corriere della Sera” PERICOLOSO IL MIX DI FREDDO E SFORZO FISICO Secondo uno studio spalarla è rischioso se non si hanno le coronarie più che a posto PERICOLOSO IL MIX DI FREDDO E SFORZO FISICO Attenti al cuore quando arriva le neve Secondo uno studio spalarla è rischioso se non si hanno le coronarie più che a posto (Ansa) MILANO - Finalmente ci siamo. La neve inizia ad imbiancare molte località e la stagione sciistica può prendere il via e per tanti è momento di calzare gli scarponi e lanciarsi in discesa Attenzione però al cocktail tra fatica fisica e temperature basse, soprattutto per chi non è allenato, perché può mettere a repentaglio la salute del cuore. Uno sforzo intenso, specie se nei primi giorni di vacanza, può infatti aumentare il rischio di infarto. Magari senza nemmeno andare sulle piste: anche spalare di buona lena può infatti alzare la soglia del pericolo, in particolare per i maschi fumatori che hanno già avuto casi di angina o infarto in famiglia. È quanto dimostra una ricerca condotta in Canada dagli studiosi della King’s University di Kingston, pubblicata su Clinical Research in Cardiology. LO STUDIO - I cardiologi canadesi hanno preso in esame i dati relativi a 500 persone ricoverate presso l’ospedale cittadino nel corso di due stagione invernali ed hanno scoperto che nel 7 per cento dei casi (ben 35 pazienti) il “la" alla crisi ischemica si è avuto proprio mentre spalavano la neve. «Si tratta di un numero enorme – è il commento di Adrian Baranchuk, cardiologo universitario che opera presso il Kingston General Hospital - E soprattutto occorre considerare che alcuni pazienti potrebbero non aver menzionato questa attività al momento del ricovero, il che fa stimare che questa percentuale potrebbe essere tranquillamente raddoppiata». Che l’attività fisica molto intensa ed anaerobica come appunto la spalatura manuale della neve possa risultare una minaccia per il cuore, anche per le basse temperature cui il corpo è sottoposto e il conseguente stress termico, è confermato anche da altre ricerche condotte in località montane. PRUDENZA IN ALTA QUOTA - Per chi giunge ad alta quota, prima di lanciarsi in discese a perdifiato con sci e snowboard, sarebbe quindi importante un periodo di acclimatamento. Secondo uno studio dell’Università di Innsbruck, che ha valutato l’incidenza di infarti tra gli amanti degli sport invernali sottoposti all’altitudine e alle basse temperature, i primi giorni di vacanza e il desiderio di chiedere immediatamente il meglio al proprio organismo possono creare una miscela potenzialmente pericolosa. Tanto che prendendo in esame i dati relativi a oltre 1500 persone ricoverate al nosocomio austriaco in inverno, tra il 2006 e il 2010. Si vede che ben 170 persone hanno avuto un attacco di cuore nel corso delle vacanze invernali sulle Alpi del Tirolo e che la maggior parte degli infarti si concentra nelle primissime ore dall’arrivo in quota. Ben il 56 per cento dei casi di crisi cardiaca si presenta infatti entro i primi due giorni dal via libera all’attività fisica che più sollecita l’organismo. Come se non bastasse, la fatica sulla neve può anche slatentizzare quadri di sofferenza delle arterie coronariche del tutto sconosciute: solo il 19 per cento delle persone che hanno avuto angina o infarto sapevano della loro condizione di cardiopatici e solo la metà degli sciatori aveva un minimo di preparazione. Secondo Gert Klug, che ha realizzato lo studio, «esiste quindi una stretta correlazione tra scarsa preparazione fisica e sforzi intensi ad alta quota e a basse temperature». Paola Santamaria 28 gennaio 2012 | 11:45© RIPRODUZIONE RISERVATA |
| Lenti a contatto? Con l’influenza è meglio di no | ![]() |
Da “Sapere Salute.it” Indossi abitualmente lenti a contatto? Attenzione, i virus rendono gli occhi più secchi. In caso di raffreddore o influenza, sarebbe meglio fare a meno delle lenti a contatto. O quantomeno è limitarne l’uso il più possibile. La ragione è semplice: le lenti aumentano la secchezza e il rischio di irritazioni agli occhi. Il consiglio arriva da un esperto di optometria statunitense, William Benjamin, secondo cui è sempre meglio avere con sé un paio di occhiali di riserva da usare in caso di necessità. Non irritare gli occhi I tipici malanni della stagione invernale possono, infatti, modificare temporaneamente la secrezione oculare, rendendo il film liquido, che normalmente protegge gli occhi, più sottile e la loro superficie più secca. Raffreddore e influenza hanno come sintomo anche quello di irritare e seccare gli occhi con o senza lenti a contatto. E le lenti possono aggravare questi sintomi, soprattutto quelle morbide che perdono più acqua delle altre e possono non reidratarsi velocemente. Per non essere completamente dipendenti dalle lenti a contatto è sempre meglio avere a portata di mani (e di occhi) un paio di occhiali di riserva. |















