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    • 2021-07-15 00:00:00

    Tumore al seno, sbloccati 20 milioni di euro per i test genomici

    Il ministero della Salute sblocca 20 milioni di euro destinati ai test genomici per il tumore al seno. È arrivato in Gazzetta Ufficiale il decreto del 18 maggio 2021 che stabilisce modalità di accesso e requisiti per l’erogazione delle risorse. Nell’ultima l’ultima legge di Bilancio (178/2020) era stato previsto un fondo ad hoc per il rimborso di test genomici per il carcinoma mammario ormono-responsivo in stadio precoce.

    Ora tocca alle Regioni

    “L’utilizzo del Fondo – spiega il ministero della Saluta – rende oggi possibile in tutte le Regioni l’offerta gratuita dei test genomici a tutte le donne che potrebbero trarne beneficio, contribuendo a garantire appropriatezza ed equità delle cure. La prescrizione dei test genomici sarà effettuata da equipe multidisciplinari dei Centri di Senologia, individuati dalle Regioni e dalle Province Autonome, che hanno in carico le pazienti”.

    L’utilità dei test genomici per il tumore al seno

    I test genomici sono uno strumento decisionale in più, che in aggiunta ai parametri clinici, istopatologici e strumentali, supporta i clinici nella scelta dei percorsi terapeutici più adatti per le pazienti con carcinoma della mammella in fase iniziale per le quali è incerta l’utilità di una chemioterapia in aggiunta alla endocrinoterapia dopo l’intervento chirurgico, consentendo di definire un piano di trattamento personalizzato e appropriato.

    In Italia, ricorda il ministero della Salute, il carcinoma della mammella rappresenta il tumore più frequentemente diagnosticato: nel 2020 secondo il Rapporto Aiom-Airtum sono stati stimati 54.976 casi nella popolazione femminile, il 30,3% di tutte le forme tumorali.  “È quindi molto importante avere la possibilità di identificare le pazienti alle quali non è possibile assicurare un significativo beneficio con la chemioterapia, evitandone gli effetti tossici oltreché psicologici. L’utilizzo di questi test – conclude il ministero – potrebbe comportare una riduzione dal 50 al 75% del ricorso alla chemioterapia adiuvante, consentendo la scelta dell’opzione terapeutica migliore, che tenga conto comunque delle preferenze della paziente, opportunamente informata”.