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NotiziaIl supercomputer Watson diventa tutor per gli studenti di medicina
Data16/11/2016
Descrizione

Medicina scienza e ricerca

Il supercomputer Watson diventa tutor per gli studenti di medicina

La tecnologia di Ibm entra all’Humanitas University: offrirà piattaforme di studio personalizzato attraverso la scelta di contenuti, simulazioni, commenti e approfondimenti basati sul livello di conoscenze del singolo studente

di Redazione Aboutpharma Online 15 novembre 2016 

Il supercomputer Watson diventa tutor degli studenti e assistente dei docenti, con la prima applicazione in Europa del cognitive computing Ibm ai percorsi di formazione di una facoltà di medicina. È quanto prevede un progetto di collaborazione sottoscritto tra Ibm, Humanitas University e Humanitas Research Hospital.

L’iniziativa prevede la creazione e la sperimentazione di un tutor Cognitivo per assistere sia i medici sia gli studenti di medicina. Alimentato da Watson Developer Cloud, il tutor offrirà piattaforme di studio personalizzato attraverso la scelta di contenuti, simulazioni, commenti e approfondimenti basati sul livello di conoscenze del singolo studente, mediante una semplice interfaccia quale può essere un’app. Il progetto risponde alla necessità di Humanitas University di rendere più efficiente ed efficace il percorso formativo degli studenti di Medicina del 3° anno di studi, nel loro passaggio dalla teoria alla pratica clinica. Attualmente il ruolo di tutor è affidato ai medici dell’ospedale, e al loro lavoro in reparto a fianco degli studenti chiamati ad affrontare i primi casi e le prime diagnosi.

Il Medical Cognitive Tutor è una piattaforma di studio personalizzabile in base al livello di conoscenza del singolo studente attraverso la scelta di contenuti, simulazioni, commenti e approfondimenti. Partendo quindi da un caso con dati di pazienti reali non identificabili dovranno definire gli elementi utili per arrivare a una diagnosi: quali sono i sintomi e categorizzarli con attributi medici, quali i fattori temporali, fare un’anamnesi per poi formulare diverse ipotesi diagnostiche. Il sistema fornisce poi un feedback personalizzato e “intelligente” per ogni studente. Il sistema consente una rivalutazione continua delle ipotesi diagnostiche basate su nuove informazioni cliniche. Watson consente di monitorare la progressione degli studenti, gli errori e le aree di miglioramento durante il processo di apprendimento.

Humanitas University mette a disposizione degli studenti il suo patrimonio di dati di casi reali fatto di cartelle mediche anonime, referti, immagini, test di laboratorio ed esami e procedure diagnostiche, oltre che la letteratura scientifica più aggiornata, che saranno immagazzinati in Watson. Come avviene per tutte le soluzioni cognitive in campo medico, il sistema non sostituisce i docenti di medicina, ma li assiste nella loro attività attraverso una selezione ragionata di casi e per mezzo di un pannello che permette il controllo sulle scelte e sulle misure adottate dagli studenti.

“L’innovazione continua è uno dei nostri principali obiettivi da sempre  sia in ambito medico sia in quello educativo. Riteniamo molto interessante e sfidante questa collaborazione con  Ibm” commenta Giorgio Ferrari, Consigliere Delegato Humanitas University. “Questo accordo è una ulteriore dimostrazione della nostra volontà di continuare a investire nella formazione dei medici di domani utilizzando strumenti e approcci sempre più all’avanguardia, fondamentali in un  settore cruciale come la sanità”.

Il progetto viene sviluppato da personale medico di Humanitas che ha collaborato con i ricercatori di Ibm Italia e del Research Center Ibm di Zurigo. “La collaborazione con Humanitas è per noi preziosa perché ci permette di mettere in campo, primo caso in Europa, una soluzione che utilizza la tecnologia cognitiva applicata al settore della salute. Nel contempo ciò testimonia il valore del nostro impegno dedicato ai processi di digitalizzazione del Paese che, va detto, non si limita alle partnership con organizzazioni di eccellenza di questa portata”, commenta l’amministratore delegato di Ibm Italia, Enrico Cereda.

 

(NDR). Ci conforta apprendere che l’Italia partecipa ad un progetto così straordinario.

La Redazione del sito di EMA-ROMA