logo
EMA-ROMA su facebook
    • 2016-01-30 15:48:29

    Zika, in Italia attenzione alla stagione di attività biologica delle zanzare

    Medicina scienza e ricerca

    Zika, in Italia attenzione alla stagione di attività biologica delle zanzare

    I microbiologi clinici italiani richiamano l’attenzione sul possibile incremento di casi legato all’attività di sviluppo delle zanzare in Italia. Oggi sono 25 sono i Paesi in cui Zika è presente ma il numero è destinato ad aumentare

    di Redazione Aboutpharma Online 27 gennaio 2016 

     

    Nell’ultimo mese ha fatto molto parlare di sé. Zika, questo è i suo nome, è un Flavivirus, simile per intenderci a quello della febbre gialla o della Dengue, trasmesso dalle zanzare del genere Aedes, tra cui la Aedes aegypti,  suo vettore originario e all’ Aedes albopictus  (zanzara tigre) al quale, secondo le prime evidenze,  si deve l’ enorme e recente diffusione. Apparentemente innocuo o fonte di infezioni non eccessivamente pericoloso per l’uomo, Zika si è invece rivelato la causa di microcefalie nei bambini nati da donne punte in gravidanza da zanzare portatrici. Secondo dati recenti in Brasile, dove è in corso l’epidemia di infezione più vasta mai registrata, c’è stato un aumento dei casi di malformazioni congenite alla testa , toccando i 3.893 casi dall’ottobre 2015, quando le autorità sanitarie del Paese sudamericano hanno notato un incremento del difetto, contro i 3.500 dell’ultimo report diffuso la scorsa settimana, secondo quanto riporta la Bbc.

    Il virus è stato isolato per la prima volta in Uganda nel 1947 da scimmie della foresta Zika, vicino al lago Victoria, da cui prese il nome, e sugli esseri umani nel 1968, su un uomo malato in Nigeria. Dal 1968 al 2012 si sono registrati casi di infezioni umane solamente in centro Africa e nel sud est asiatico.  Dal 2012, invece, si è assistito ad una diffusione straordinaria nelle  isole del pacifico. In queste isole e soprattutto nella Polinesia francese, si sono avuti casi di complicazioni  neurologiche  di  cui alcune decine di casi  Guillain-Barré. Nel 2014 ha avuto inizio la diffusione nei Paesi dell’ America latina come il Cile, il Venezuela, e il Brasile dove si sta manifestando la correlazione tra l’ infezione nelle donne in gravidanza e la nascita di neonati microcefalici. Infine, nel 2015, si sono registrati i primi casi in Porto Rico e in Florida da cui ha preso piede l’allarme negli USA. Pochi i casi in Europa e tutti da importazione

    In Brasile in particolare il virus Zika ha già ucciso 5 bambini, come ha spiegato il ministero della Sanità, e sono in corso approfondimento su altre 44 morti che potrebbero essere associate alla malattia. La scorsa settimana, il ministro della Sanità Marcelo Castro ha annunciato lo sviluppo di un nuovo kit diagnostico per identificare rapidamente la presenza del virus, e investimenti straordinari per arrivare il più in fretta possibile alla messa a punto di un vaccino. Al momento l’unica via per combattere l’infezione è infatti eliminare i depositi d’acqua stagnanti in cui proliferano le zanzare Aedes aegypti.

    Un forte aumento delle diagnosi di Zika si è osservato in varie altre nazioni dell’America Latina. In Colombia, per esempio, sono stati riportati oltre 13.500 casi. “Siamo il secondo Paese più colpito dopo il Brasile”, ha ammesso il ministro della Sanità Alejandro Gaviria, arrivando a consigliare alle donne di evitare una gravidanza fino al termine del focolaio che potrebbe durare sino a luglio. In Bolivia le autorità sanitarie hanno rilevato il primo caso di Zika in una donna incinta. “Non aveva viaggiato fuori dal Paese, quindi non si tratta di un caso importato”, ha precisato Joaquin Monasterio, direttore dei Servizi sanitari del Dipartimento orientale di Santa Cruz. Alla fine della scorsa settimana, i Cdc amercani hanno lanciato un alert invitando le donne in attesa di un figlio a rimandare i viaggi in Brasile, Colombia, El Salvador, Guiana francese, Guatemala, Haiti, Honduras, Martinica, Messico, Panama, Paraguay, Suriname, Venezuela e Portorico.

    Per quanto riguarda l’Italia, “il problema  più serio si porrà con l’inizio della stagione di attività biologica delle zanzare, perché se una persona torna con il virus Zika nel sangue e viene punto da una zanzara, questa diventa portatrice ed in grado di infettare la persona che punge dopo e via di seguito” spiega Maria Paola Landini, Professore di Microbiologia Bologna, Responsabile del Centro Regionale per le emergenze microbiologiche della regione Emilia Romagna e Membro del Consiglio Direttivo AMCLI alla luce delle notizie che hanno iniziato a diffondersi presso l’opinione pubblica italiana.  “Se questa catena non si ferma subito si può innescare  un focolaio autoctono che può assumere anche dimensioni rilevanti o portare il Paese a diventare endemico. Ciò che noi microbiologi siamo tenuti a fare è la diagnosi rapida di infezione in fase viremica ( virus nel sangue)   e molte Regioni si sono attrezzate con un centro regionale di riferimento che conduce la diagnosi di infezione da Zika, ma anche di Dengue, e di Chikungunya, virus trasmessi dalle stesse zanzare che possono dare origine a catene di trasmissione esattamente come Zika e che causano sintomatologia spesso sovrapponibile. Ce l abbiamo fatta a tenere sotto controllo la diffusione del virus Dengue, molto più diffuso di Zika, ce la faremo a tenere lontano anche Zika!”.

    “In effetti ciò che stiamo osservando è che le infezioni trasmesse da  artropodi ematofagi stanno aumentando e bisogna ricordare che non sono solo trasmessi dei virus,  ma anche  dei parassiti come i plasmodi della malaria o le leishmanie, batteri  come Tripanosoma, Rikettsie, Babesie” ha aggiunto Pierangelo Clerici, Presidente Amcli e Direttore dell’Unità Operativa di Microbiologia dell’Azienda Ospedaliera di Legnano. “Oggi  questi piccoli insetti sono da considerare gli animali più pericolosi al mondo per la salute dell’ uomo e noi microbiologi ci troviamo ancora una volta in prima linea”.

    Tra i sintomi più comuni si segnalano episodi di mal di testa, rash maculopapulare    (3-4 gg), episodi febbrili   (2-3 gg), malessere, congiuntivite, artralgie. Come per altre infezioni da arbovirus, solo in un caso su 4 si manifesta la sintomatologia. Negli altri tre l’infezione decorre in modo asintomatico.

    “Come per altri virus che si sono progressivamente manifestati in diversi continenti, occorre adottare semplici accorgimenti per le persone che si recano nelle zone ritenute a maggior rischio sia per motivi di lavori sia di piacere. Questo avvertimento in ragione anche del probabile flusso di persone che si recheranno in Brasile in occasione dei prossimi Giochi Olimpici e che trascorrono periodi estivi negli Stati Uniti” ha concluso Clerici.