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    • 2016-02-09 14:30:54

    Vaccini, fidarsi è meglio: i “falsi miti” mettono in pericolo la salute di tutti

    Medicina scienza e ricerca

    Vaccini, fidarsi è meglio: i “falsi miti” mettono in pericolo la salute di tutti

    Il calo delle coperture vaccinali preoccupa gli esperti. Si rischia il “ritorno” di malattie infettive che grazie alla prevenzione possono essere eliminate. Pesa lo scetticismo sulle vaccinazioni, alimentato spesso da luoghi comuni e informazioni infondate

    di Redazione Aboutpharma Online 8 febbraio 2016

     

    Se la prevenzione arretra, le malattie infettive avanzano pericolosamente. Dalla meningite al morbillo, la vaccinazione è considerata l’unica arma efficace per tutelare la salute di tutti. Ma i luoghi comuni sulla presunta pericolosità o inutilità di vaccini alimentano scetticismo e diffidenza. E i tassi di copertura vaccinale in Italia continuano a scendere, ha ricordato di recente il ministero della Salute.

    L’allarme meningite in Toscana
    A riportare al centro dell’attenzione il tema dei vaccini sono (anche) le notizie preoccupanti che arrivano in questi giorni dalla Toscana: 10 casi di meningite dall’inizio dell’anno; 38 nel 2015, inclusi 9 decessi. Ne abbiamo parlato con Rino Rappuoli, uno dei massimi esperti di vaccini a livello internazionale nonché amministratore delegato di Gsk Vaccines: “Il meningococco C – spiega Rappuoli – arriva in una Regione, si diffonde fra la popolazione e provoca un alto numero di casi per 10-15 anni. È ciò che sta accadendo in Toscana, ma anche in Normandia, in Argentina o in Brasile. Oppure in Inghilterra, con il meningococco B, o in Cile e Colombia con il meningococco W. La mortalità è alta (dal 10 al 25%) perché la malattia si evolve troppo rapidamente e quando si arriva a riconoscerla gli antibiotici sono già inefficaci. L’unica cosa che si può fare è prevenirla e l’unica arma è il vaccino”.

    Che il vaccino sia in grado di “eliminare il rischio” è stato “dimostrato in tutto il mondo”, sottolinea lo scienziato, rievocando l’esperienza dell’Inghilterra di alcuni anni fa: “Nel 2000 siamo stati chiamati a usare il nuovo vaccino anti-meningococco C in Inghilterra, dove il batterio stava dilagando. Si trattava di circa 1.500 casi all’anno. Abbiamo vaccinato tutta la popolazione dai due mesi ai 18 anni. I casi sono spariti quasi del tutto e vaccinando la popolazione più giovane abbiamo bloccato la diffusione del batterio verso le persone di età più adulta non vaccinate”. E se la Toscana non avesse avviato dieci anni fa la vaccinazione anti-meningococco C per tutti i nuovi nati, oggi i numeri sarebbero ancora più allarmanti. “Invece – sottolinea Rappuoli – i casi si collocano tutti oltre una certa fascia d’età”.

    “Se smettiamo di vaccinare, le malattie ritornano”
    “Non vaccinare è pericoloso”, dice Rappuoli, e non solo per la meningite. Il calo delle vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia (nessuna Regione italiana raggiunge la soglia “raccomandata” del 95%) è un “dato preoccupante”. Il rischio? Il ritorno di malattie che in realtà “spariscono” grazie ai vaccini. “Negli Stati Uniti – spiega l’esperto – non esistono più casi endogeni di morbillo, gli unici che si verificano vengono importati dall’estero e colpiscono dove c’è una popolazione non vaccinata, come in alcune comunità religiose che rifiutano i vaccini”.

    Convinzioni e “falsi miti” sui vaccini sono stati elencati alcuni mesi fa dalla Società italiana di pediatria (Sip). Uno di questi, pronunciato da una ipotetica “mamma diffidente”, dice: “Perché dovrei vaccinare mio figlio per malattie scomparse o quasi?”. “È una domanda comprensibile – commenta Rappuoli – perché le mamme di oggi fortunatamente non hanno mai visto difterite, tetano, morbillo e così via. Ma se smettiamo di vaccinare, le malattie ritornano. L’unica che non può ritornare è il vaiolo, che è stata eradicata. Ai genitori bisognerebbe dire: se oggi viviamo in media 35-40 anni in più di quanto si viveva un secolo fa è perché grazie ai vaccini abbiamo eliminato le malattie infettive che ci uccidevano”.

    Vaccini e autismo
    Da smentire categoricamente, secondo l’esperto, è anche il più famoso dei falsi miti: la correlazione fra vaccini e autismo. “Studi scientifici serissimi – sottolinea lo scienziato – hanno provato e riprovato, decine di volte, che non c’è alcun legame. La cosa più abominevole è l’aver cavalcato questa teoria in modo assolutamente anti-etico o addirittura per speculare economicamente con cause legali e richieste di risarcimenti”. Con ricadute pericolose per la salute: “La famosa teoria di Wakefield determinò in Inghilterra un calo drastico delle vaccinazioni. Si ricominciò a morire di morbillo e fu necessaria una campagna vaccinale straordinaria in tutto il Paese. Davvero si deve arrivare a questo per comprendere l’importanza dei vaccini?”, chiede Rappuoli.

    Gli “ingredienti pericolosi”
    Alcuni falsi miti screditano i vaccini per “come sono fatti”. In cima alla lista dei falsi miti stilata della Sip, si legge: “I vaccini contengono ingredienti e additivi pericolosi”. Ne abbiamo parlato con Marco Ercolani, Medical & Scientific Director di Sanofi Pasteur MSD: “I vaccini sono prodotti biologici composti da più elementi. C’è innanzitutto l’antigene, la parte attiva che determina la risposta protettiva del nostro sistema immunitario. Insieme all’antigene, sono presenti un liquido di sospensione (spesso acqua distillata sterile o soluzione fisiologica sterile), conservanti come ad esempio minime quantità di antibiotici (ad esempio la neomicina) utilizzati per garantire la sterilità del prodotto e stabilizzanti, come l’albumina e la gelatina, che impediscono la degradazione del vaccino. Inoltre alcuni vaccini contengono  minime quantità di sostanze adiuvanti, che consentono di avere una idonea risposta immunitaria al tipo di antigene somministrato.: Il più comune è il sale di alluminio, che è  estremamente sicuro. L’uso di conservanti a base di mercurio fu abbandonato nel 2002. Ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che non esistono prove che la minima quantità di questi conservanti, utilizzata in passato in alcuni vaccini, comportasse rischi per la salute”.

    Una filiera sicura
    Ma come viene garantita la sicurezza dai vaccini sin dalle prime fasi del loro sviluppo? “I vaccini sono fra i medicinali più controllati in assoluto – spiega Ercolani – ed arrivano in commercio dopo un lungo periodo di sviluppo clinico, tra i 10 ed i 12 anni, in cui sicurezza e tollerabilità sono ampiamente verificate e dimostrate su migliaia di soggetti.  Tutte le aziende produttrici sono tenute a rispettare le Good Manifacture Practice (GMP), un insieme di norme definite dagli enti regolatori per garantire standard di qualità. E il rispetto di queste regole viene verificato con ispezioni periodiche dalle autorità competenti”. Un ciclo di produzione dei vaccini può durare fino a due anni e richiede controlli di qualità su ogni singolo lotto, effettuati sia dal produttore che da laboratori esterni (Official Medicines Control Laboratories) per l’Italia  l’Istituto Superiore di Sanità. “Si pensi – sottolinea Ercolani – che i controlli di qualità occupano il 70% del tempo totale di produzione”. E non solo: “Una volta arrivati in commercio, la sorveglianza post-marketing sui vaccini è più intensa rispetto ai farmaci. Nel caso dei vaccini si registrano anche gli eventi avversi non gravi ed attesi. Questo permette di monitorare sul campo, cioè su milioni di soggetti, la loro sicurezza”.

    Effetti collaterali gravi?
    Infine, tra i falsi miti, la paura di presunti effetti collaterali gravi. “La maggior parte degli eventi avversi da vaccini – spiega Ercolani – è di scarsa rilevanza, quelli gravi sono rarissimi. È molto più probabile essere affetti da una malattia prevenibile con il vaccino che avere una reazione grave da vaccino: ad esempio il morbillo può determinare un caso di encefalite ogni 1000 persone affette. Il rischio di encefalite post-vaccino? È stimato essere tra uno su un milione ed uno su due milioni e mezzo, frequenza peraltro non dissimile da quella che si rileva nella popolazione generale senza fattore di rischio. Oppure: il rischio di reazione allergica grave con il vaccino per morbillo-parotite-rosolia è di uno su un milione. Se vogliamo semplificare, il rischio di essere colpiti da un fulmine per strada durante un temporale sapete quant’è? Uno su diecimila, quindi cento volte più alto. Il problema semmai è la percezione del rischio: i vaccini sono generalmente somministrati a soggetti in buona salute, quindi per le persone l’accettabilità dell’evento avverso – a differenza dei farmaci che curano una malattia – è davvero bassissima”.

    A rimarcare la sicurezza da vaccini è, infine, Rino Rappuoli: “La paura di effetti collaterali gravi è atavica. I primi vaccini, sviluppati un secolo fa, avevano effetti collaterali pesanti (ad esempio l’anti-polio orale). Ma oggi non si usano più. La cosa ‘peggiore’ che può verificarsi? Qualche linea di febbre, un po’ di dolore sul punto dell’iniezione o rarissime allergie come per tutti i farmaci”.

     

     

    Nei Paesi in via di sviluppo un dollaro speso per i vaccini ne “rende” 44

    E' la stima dei minori costi per il sistema salute e di Pil in più prodotto da persone che non si ammalano grazie alla profilassi

    di Redazione Aboutpharma Online 8 febbraio 2016

     

    Ogni dollaro speso per incrementare le vaccinazioni nei Paesi in via di sviluppo ne rende 44 in termini di minori costi e in Pil prodotto da persone che altrimenti non sarebbero in salute. Lo afferma uno studio della Bloomberg School of Public Health di Baltimora pubblicato dalla rivista Health Affairs.
    I ricercatori hanno stimato i costi e i benefici dei programmi di vaccinazione per le dieci malattie più diffuse in 96 paesi a medio e basso reddito nel mondo tra il 2011 e il 2020 usando due approcci.
    Nel primo si è tenuto conto solo dei costi di trattamento e trasporto dei malati di patologie prevenibili, oltre che della produttività persa da familiari e altre persone che assistono il malato. Il secondo invece ha stimato anche il valore di una persona che vive più a lungo e in salute grazie alla vaccinazione. Al costo del vaccino sono stati invece aggiunti quelli per il trasporto e la somministrazione. Tra il 2011 e il 2020 il costo totale dei programmi di immunizzazione nei 94 paesi studiati è stimato in 34 miliardi di dollari. Con il primo approccio si eviterebbero costi per 686 miliardi di dollari, mentre il beneficio correlato al secondo approccio è stimato in 1,5 miliardi di dollari.