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    • 2016-03-17 18:48:07

    Scoperta nuova classe di antidepressivi ad azione rapida

    Medicina scienza e ricerca

     

    Scoperta nuova classe di antidepressivi ad azione rapida

     

    Si tratta di molecole in grado di spegnere un enzima in alcune regioni del cervello, in modo da ridurre così i processi infiammatori a livello cerebrale e aumentare il benessere dei neuroni

    di Redazione Aboutpharma Online 16 marzo 2016

    Una nuova classe di farmaci contro la depressione è stata descritta per la prima volta sulla rivista Pnas. La novità più rilevante è la rapidità della loro azione, vantaggio significativo rispetto i farmaci attuali che impiegano anche diverse settimane prima di manifestare qualche effetto. Si tratta di molecole in grado di spegnere un enzima in alcune regioni del cervello, in modo da ridurre così i processi infiammatori a livello cerebrale e aumentare il benessere dei neuroni. “Lo studio – spiega Graziano Pinna, neuroscienziato esperto di depressione dell’Università dell’Illinois – è stato condotto da Bruce Hammock dell’università di Davis in California ed è potenzialmente importante, sia perché queste nuove molecole hanno azione antidepressiva rapida, poi perché gli scienziati californiani hanno dimostrato che somministrandole ad animali prima di un episodio depressivo, esse hanno addirittura azione preventiva”.
    Non è la prima volta che si nota un legame tra processi infiammatori e depressione. Non a caso, spiega Pinna, in passato taluni studi avevano evidenziato l’azione antidepressiva di alcuni analgesici e, al contrario, l’azione antinfiammatoria/analgesica di alcuni antidepressivi. In questo studio gli esperti Usa hanno dimostrato su gruppi di topolini depressi l’azione di molecole che inibiscono l’enzima “epossido idrolasi in forma solubile”, in particolare l’efficacia dell’inibitore “TPPU”, che mostra un’azione antidepressiva nel giro di poche ore dalla somministrazione. Spegnendo l’enzima, TPPU protegge i grassi nel cervello coinvolti nella riduzione dei processi neuroinfiamatori e nel dolore neuropatico. “La scoperta –  aggiunge Pinna –  è importante anche perché l’enzima epossido idrolasi è coinvolto in diverse malattie infiammatorie e neuroinfiamatorie, pertanto molecole sviluppate contro questo target possono essere utilizzate al di là della depressione”.