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    • 2016-03-24 15:20:36

    Il vaccino della polio diventa bivalente

    Medicina scienza e ricerca

    Il vaccino della polio diventa bivalente

    A partire dal 17 aprile, in sole due settimane, in 155 paesi contemporaneamente verrà eliminato il ceppo 2, scomparso in natura e per questo non più necessario. Il poliovirus 2 sarebbe inoltre responsabile dei focolai derivati dal vaccino stesso

    di Redazione Aboutpharma Online 23 marzo 2016 

     

    È uno dei progetti di sincronizzazione globale più ambiziosi nella storia dei vaccini. Lo scrive l’Aifa a proposito del passaggio del vaccino della polio da trivalente a bivalente. La scomparsa in natura del poliovirus selvaggio di tipo 2, quasi del tutto certa, rende infatti la presenza del ceppo 2 non più necessaria nel vaccino. A partire dal 17 aprile 2016, in sole due settimane, in 155 paesi contemporaneamente si passerà quindi dal vaccino trivalente a uno bivalente in cui resterebbero solo i ceppi 1 e 3. Operazione, quella del ritiro del vaccino Opv2, per cui, secondo lo Strategic Advisory Group of Experts on Immunization (Sage), i benefici supererebbero i rischi. “Il passaggio potrebbe sembrare semplice – si legge sul sito dell’Aifa – ma richiede un coordinamento globale su una scala senza precedenti. Per non provocare problemi è necessario che sia sincronizzato in tutto il mondo”.

    Al momento il poliovirus di tipo 2 esiste solo nei laboratori e, in forma attenuata, nel vaccino trivalente antipolio orale (tOPV), che, in rare occasioni, è stato la causa di focolai dovuti a ceppi circolanti di poliovirus derivati dal vaccino stesso. “Per questo motivo – continua l’Agenzia – sarà fondamentale interrompere l’uso di Opv una volta certificata l’eradicazione della malattia. Questa componente non è più necessaria nel vaccino orale, soprattutto considerando che esso ha costituito la causa del 90% dei focolai di poliovirus vaccino-derivati (VDPV) circolanti negli ultimi anni”.

    Due ricercatori, Manish Patel e Walter Orenstein, in un recente editoriale pubblicato sul New England Journal of Medicines hanno fatto il punto della situazione delineando i passi da compiere sia in preparazione del passaggio sia nei mesi successivi. “L’interruzione a livello globale dell’utilizzo del vaccino Opv2 presenta un rischio basso, ma reale di focolai di infezioni associate alla diminuzione dell’immunità al virus di tipo 2 – spiegano – per ridurre il quale è necessario massimizzare questa immunità prima e dopo il ritiro del vaccino e preparare una risposta adeguata a una possibile epidemia, con un approccio globale articolato su più fronti”.