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    • 2016-04-09 14:24:28

    Noduli alla tiroide: che cosa sono e come vanno affrontati

    Dal "Corriere della Sera"

     

    Noduli alla tiroide: che cosa sono
    e come vanno affrontati

    Il riscontro di un nodulo alla tiroide è molto frequente (30-40% della popolazione), soprattutto nel sesso femminile e con l’avanzare dell’età. La maggior parte di queste formazioni è benigna e in genere non determina alterazioni funzionali della tiroide.

    di Antonella Sparvoli

      

    Ormoni che regolano il metabolismo

    La tiroide è una ghiandola endocrina posta nel collo che produce ormoni (triiodotironina e tiroxina), i quali entrano nel circolo sanguigno e sono coinvolti nella regolazione del metabolismo. I noduli che si possono formare nella tiroide sono nel 95% dei casi benigni e possono avere diverse cause:
    1) il nodulo si forma a causa della crescita esuberante di una porzione della tiroide;
    2) si può percepire come nodulo un’area di infiammazione locale;
    3) il nodulo può essere di natura cistica, dovuto alla raccolta di un materiale fluido (colloide), prodotto normalmente dalla tiroide.

     

    Se il nodulo è maligno

    Nel 5% dei casi i noduli tiroidei sonocarcinomi di natura maligna. Nella maggior parte dei casi (circa 80%) si tratta di tumori papillari che hanno aggressività moderata e sono curabili in modo efficace. Esistono poi i carcinomi follicolare, midollare e, più di rado, anaplastico.

     

    I segni a cui prestare attenzione

    Se il nodulo è di grosse dimensioni si può notare una massa palpabile a livello della tiroide. Nella maggior parte dei casi però i noduli tiroidei non danno sintomi, ma in alcune circostanze possono dare disturbi conseguenti a fenomeni compressivi locali come sensazione di nodo in gola o leggero soffocamento, difficoltà di deglutizione, voce rauca.

     

    Eccessiva secrezione ormonale

    Nei rari casi di noduli iperfunzionanti si possono avere sintomi indicativi di un’eccessiva secrezione ormonale: tachicardia, nervosismo, dimagrimento. In queste circostanze l’esecuzione di una scintigrafia tiroidea permette di individuare l’area della tiroide eccessivamente attiva.

     

     

     

    Come viene fatta la diagnosi

    Il primo passo è la palpazione del nodulo (qualora sia di dimensioni tali da essere percepibile) che può fornire informazioni utili sulla sua natura. Isegni di benignità sono: consistenza morbida, contorno ben delineato, movimento con gli atti della deglutizione, assenza di linfonodi del collo ingrossati. I segni di malignitàsono: consistenza dura, accrescimento rapido e progressivo, fissità sui piani del collo, presenza di uno o più linfonodi ingrossati nel collo.
    Il passo successivo è l’esecuzione di un’ecografia del collo. I noduli cistici a contenuto liquido sono quasi sempre benigni, così come i noduli che hanno le stesse caratteristiche del tessuto tiroideo. Segni ecografici di possibile malignità sono il riscontro di microcalcificazioni e la crescita irregolare, con bordi del nodulo frastagliati.
    In presenza di noduli di dimensioni superiori a 1 centimetro e di dubbia natura si ricorre all’agoaspirato: si prelevano alcune cellule della tiroide con un ago sottile e si osservano al microscopio.

     

    Quali sono le possibili cure

    La terapia dei noduli tiroidei dipende dalla loro natura.
    In caso di formazioni benigne è sufficiente un monitoraggio periodico (circa una volta l’anno) con l’ecografia. Se sussistono dubbi si preferisce ripetere periodicamente l’agoaspirato.
    Se il nodulo benigno tende ad accrescersi e causa disturbi locali per le sue dimensioni si valuta l’opportunità di un trattamento chirurgico o con tecniche mininvasive (laser o radiofrequenza) che non comportano cicatrici cutanee.
    Le cisti benigne, se sintomatiche, vanno svuotate con l’agoaspirato. In caso di recidiva si può effettuare una sclerosi percutanea, iniettando al loro interno alcol assoluto, inducendo così una marcata riduzione del loro volume senza ricorrere alla chirurgia.
    I noduli maligni vanno asportati chirurgicamente. Nel caso di noduli sotto 1-2 cm, ben all’interno della tiroide, e senza interessamento dei linfonodi regionali, si può rimuovere anche solo la metà della tiroide che li contiene (emitiroidectomia).
    Se il nodulo ha superato la capsula che delimita la tiroide e sono interessati anche i linfonodi del collo, si asporta tutta la tiroide (tiroidectomia) e i linfonodi interessati e poi, per eliminare eventuali residui di tessuto tiroideo, si ricorre a un trattamento con iodio radioattivo (terapia radiometabolica). Dopo l’intervento, il paziente viene sottoposto a terapia ormonale sostitutiva con levotiroxina.
    La chemioterapia e la radioterapia non sono indicate se non in rari casi di tumori altamente aggressivi o in presenza di metastasi a distanza.