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    • 2016-05-19 14:51:13

    Troppi bisturi sulla tiroide: la chirurgia non è sempre indicata

     

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    Medicina scienza e ricerca

    Troppi bisturi sulla tiroide: la chirurgia non è sempre indicata

    Gli esperti chiedono di migliorare l'inquadramento diagnostico per patologie sostanzialmente innocue. Presentata a Milano la Giornata mondiale della Tiroide in programma il 25 maggio. Sul fronte della prevenzione è ancora troppo basso il consumo di sale iodato

    di Stefano Di Marzio 17 maggio 2016 

     

    Troppe tiroidectomie in Italia: ricorrere al bisturi per patologie che potrebbero semplicemente essere controllate nel tempo (noduli ma anche alcuni tumori papillari poco aggressivi) potrebbe essere un intervento inappropriato. Serve piuttosto un più accurato inquadramento diagnostico da parte degli endocrinologi e maggior consenso da parte degli specialisti. Questo ha detto oggi a Milano Luciano Pezzullo, presidente dell’associazione che raggruppa le unità endocrinochirurgiche italiane (Club Uec) nel presentare insieme a numerosi colleghi la Giornata mondiale della Tiroide in programma il prossimo 25 maggio. “Nel 2014 sono stati eseguiti in Italia 37.217 interventi – ha spiegato Pezzullo – per un totale di 127.734 giornate di degenza. Nello stesso periodo negli Usa le tiroidectomie sono state 66 mila ma su una popolazione sei volte superiore a quella italiana. Qualcosa non va…”.
    La patologia tiroidea tout court è considerata in forte ascesa in tutto il mondo (in Italia si registrano punte del 30% rispetto alla popolazione generale nelle aree che consumano meno iodio nella dieta). In tale ambito l’insorgenza di noduli e tumori è verosimilmente legata all’esposizione a radiazioni ionizzanti di varia origine ma all’epidemiologia occorre fare la tara. “Esiste un documentato effetto screening – dice Furio Pacini, presidente dell’
    European Thyroid association (Eta) – legato al fatto che senza gli ecografi, trent’anni fa, tante anomalie non si vedevano. Comunque i tumori maligni sono il 5%-6% di tutti i noduli diagnosticati e solo il 5% di questi è rappresentato da forme realmente aggressive”.
    La Giornata mondiale si svolge all’interno della Settimana mondiale della Tiroide, occasione privilegiata per parlare di prevenzione e fare informazione. Causa più frequente della patologia tiroidea è la carenza di iodio, cui occorre rispondere con un’adeguata alimentazione (pesce soprattutto) e ricorrendo al sale iodato sia in cucina, che nell’industria alimentare (es. panificazione). L’Italia si è dotata di uno specifico programma di prevenzione della carenza iodica (legge 55 del 2005) che però è largamente disatteso, come spiegato a Milano da Antonella Olivieri, responsabile scientifico dell’
    Osservatorio nazionale per il monitoraggio della iodioprofilassi (Osnami) attivo presso l’Istituto superiore di Sanità. “L’obbligo di esposizione di sale iodato sugli scaffali nei punti vendita non è rispettato – spiega l’esperta – come pure quello delle tabelle informative sull’importanza dello iodio”. Risultato? Il sale iodato venduto in Italia è appena il 56% del totale sale acquistato dai cittadini. Per l’Oms l’obiettivo è il 90%”.