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    • 2016-05-21 15:01:25

    Jim O’Neill: “Basta trattare gli antibiotici come caramelle”

    Medicina scienza e ricerca

     

    Jim O’Neill: “Basta trattare gli antibiotici come caramelle”

     

    “Se non si agisce subito, entro il 2050 i superbatteri resistenti uccideranno una persona ogni tre secondi” stima una revisione appena conclusa dall’attuale ministro del governo britannico ed economista O’Neill. A conferma dell’emergenza uno studio pubblicato su Jama ha quantificato il numero di prescrizioni inappropriate di antibiotici negli Usa: circa il 30% annuo

    di Redazione Aboutpharma Online 19 maggio 2016

     

    Si torna a parlare di antibiotico resistenza e inappropriatezza prescrittiva. Questa volta con una revisione guidata dall’economista Lord Jim O’Neill, Responsabile commerciale del Tesoro nel Regno Unito ed ex presidente della Goldman Sachs Asset Management, “Tackling Drug-Resistant Infections Globally: final report and recommendations”,   e uno studio condotto da un gruppo di ricercatori americani del Centers for Disease Control and Prevention pubblicato su Jama, che hanno cercato di quantificare l’entità del problema, partendo dal presupposto che – come ricorda l’editoriale che accompagna lo studio, sempre su Jama,  – “se non si può misurare qualcosa, non si può migliorarla”. Lo studio rientra nel  National Action Plan for Combating Antibiotic-Resistant Bacteria, piano d’azione voluto dall’amministrazione Obama, che si pone come obiettivo, entro il 2020, di ridurre del 50% le prescrizioni inappropriate di antibiotici, per fronteggiare quella che sempre più appare come una minaccia globale e di difficile gestione. “La metodologia proposta – come spiega anche l’Aifa ­– potrà essere riprodotta per estendere l’indagine ad altri contesti nazionali, e rappresentare così un prezioso strumento per pianificare strategie più efficaci contro la diffusione dei superbatteri”.

    Si stima che nel giro di circa 30 anni, se non si agisce subito, i “super-bug” arriveranno a uccidere una persona ogni tre secondi, secondo quanto emerge da lavoro di O’Neill, che oltre a rinnovare l’allarme propone anche un piano d’intervento dalla portata di miliardi di dollari di investimenti. Il problema si fonda su diverse questioni: la prima è che da tempo ormai non si sviluppano nuovi antibiotici, perché poco appeal per l’industria farmaceutica; la seconda che usiamo in maniera inappropriata quelli disponibili.  Dall’avvio della Review on Antimicrobial Resistence, a metà del 2014, oltre un milione di persone sono morte a causa dei super-bug, e nel frattempo i medici hanno anche identificato batteri in grado di resistere a un farmaco di ultima istanza, la colistina, fatto che ha incrementato gli allarmi sulla minaccia di un’era “post-antibiotica”. E il futuro non è certo dei migliori se si considera che secondo le stime 10 milioni di persone saranno destinate a morire ogni anno per infezioni resistenti ai farmaci entro il 2050, soprattutto in Asia e in Africa, ma anche nei Paesi occidentali (sono stati stimati circa 390 mila decessi l’anno in Europa). Non solo: il costo finanziario della resistenza ai farmaci arriverà a 100 trilioni di dollari a metà di questo secolo.

    Tra le soluzioni il report raccomanda una campagna globale di sensibilizzazione urgente e massiccia sui rischi, l’istituzione un Global Innovation Fund da due miliardi di dollari per finanziare la ricerca in fase iniziale; migliorare l’accesso all’acqua pulita, ma anche i servizi igienico-sanitari e l’igiene in ospedale per prevenire la diffusione delle infezioni. E ancora: ridurre l’abuso di antibiotici in agricoltura, monitorare la diffusione della resistenza ai farmaci, finanziare con un miliardo di dollari le aziende per ogni nuovo antibiotico scoperto, ideare incentivi finanziari per sviluppare nuovi test ed evitare la somministrazione inutile degli antibiotici, promuovere l’uso di vaccini e alternative a farmaci.

    A riprova dell’inappropriatezza prescrittiva di questi farmaci, lo studio pubblicato su Jama ha evidenziato come nel biennio 2010-1011 il 30% annuo delle prescrizioni ambulatoriali di antibiotici per via orale potrebbe essere stato inappropriato, con solo 353 prescrizioni su 506 ogni 1000 abitanti appropriata. “Una quota notevole dell’eccesso prescrittivo deriva dalla tendenza dei medici a sovradiagnosticare alcune patologie – si legga ancora sul sito dell’Aifa – come per esempio la faringite, per la quale i protocolli sanitari limitano il ricorso alla terapia antibiotica esclusivamente a quella da streptococco. L’efficacia delle strategie contro l’antibiotico-resistenza richiede non solo un’intensa attività di sensibilizzazione rivolta alla popolazione, ma anche l’impegno dei medici perché si diffonda e consolidi nel personale sanitario una gestione responsabile delle prescrizioni antibiotiche”.

    “È ora di intervenire e smettere di trattare i nostri antibiotici come caramelle – ha concluso O’Neill – perché se non risolviamo il problema andremo incontro a tempi bui e moltissime persone moriranno”.