logo
EMA-ROMA su facebook
    • 2016-05-30 16:09:09

    In Usa primo caso di batterio resistente a tutti gli antibiotici

    Medicina scienza e ricerca

     

    In Usa primo caso di batterio resistente a tutti gli antibiotici

     

    L’incolumità del batterio sembra dovuta al gene Mcr-1, già identificato in Cina, che aveva sollevato l'allarme della comunità scientifica. Neanche la colistina, usata per combattere i batteri definiti “da incubo” è servita per contrastare l’infezione

    di Redazione Aboutpharma Online 27 maggio 2016

     

    Neanche l’antibiotico usato per combattere i batteri definiti “da incubo” è servito per controllare l’infezione delle vie urinarie di una donna americana. L’allarme, lanciato dal Centers for Disease Control and Prevention, e ripreso dalla Reuters,  rappresenta il primo caso, registrato negli Stati Uniti, di batterio resistente a tutti gli antibiotici conosciuti, anche la colistina. L’incolumità dell’agente patogeno sembra dovuta a un gene, chiamato Mcr-1 – già scoperto lo scorso anno in Cina e che aveva  già sollevato l’allarme della comunità scientifica – che permette ai batteri di diventare resistenti.

    Il caso è stato pubblicato sulla rivista Antimicrobial Agents and Chemotherapy’dell’American Society for Microbiology. Gli scienziati hanno sottolineano la forte preoccupazione per questa tipologia di superbatteri che potrebbero rappresentare un grave pericolo per combattere anche le infezioni di routine. “La scoperta annuncia la comparsa di batteri totalmente resistenti ai farmaci” ha spiegato Walter Reed del Medical National Military Center che ha condotto lo studio. “Da quanto ne sappiamo è il primo caso di Mcr-1 negli Stati Uniti”.

    Gli autori dello studio hanno anche spiegato che continueranno la sorveglianza per determinare se la reale frequenza del gene nel Paese  è critica. “È molto pericoloso e può diffondersi rapidamente soprattutto in ambiente ospedaliero” ha spiegato  Gail Cassell, microbiologo e docente presso la Harvard Medical School. Che ha anche aggiunto come “la velocità potenziale della sua diffusione non potrà essere nota fino a quando non si saprà come è stata infettata la paziente della Pennsylvania e la prevalenza del superbatterio resistente alla colistina negli Stati Uniti e nel mondo”.