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    • 2016-06-11 14:16:57

    Sanità integrativa, una “busta blu” per informare i cittadini

    Sanità e Politica

     

    Sanità integrativa, una “busta blu” per informare i cittadini

     

    al Welfare Day l'idea di un'iniziativa di comunicazione ispirata alla modalità scelta dall'Inps per le pensioni. Con l'obiettivo di spiegare agli italiani quali prestazioni il Ssn riesce a garantire nei fatti e a quanto ammonta la (crescente) spesa privata

    di Redazione Aboutpharma Online 9 giugno 2016

     

    Una “busta blu”, sulla scia di quella arancione per le pensioni ideata dall’Inps, per informare gli italiani sulla reale accessibilità alle cure garantite dai sistemi sanitari regionali e i costi aggiuntivi delle prestazioni a cui il cittadino dovrà provvedere di tasca propria. È la proposta che arriva a conclusione del Welfare Day e alla luce dei risultati dell’indagine Censis-Rbm sulla salute presentati ieri a Roma. Una “busta” come strumento per sensibilizzare cittadini e istituzioni sul ruolo della sanità integrativa. “Serve – commenta Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute – un tavolo tecnico presso il ministero della Salute, che individui soluzioni urgenti in materia di gestione della spesa sanitaria privata e ruolo della sanità integrativa in Italia, come secondo pilastro sanitario. Il Servizio sanitario nazionale, da solo non può più fare fronte ai nuovi bisogni di salute dei cittadini. Con un premio assicurativo – contributo pari al 70% dell’attuale spesa sanitaria privata pagata di tasca propria dagli italiani – la sanità integrativa sarebbe in grado di assorbire integralmente il costo delle cure private pagato dai cittadini”. Secondo Vecchietti, inoltre, bisognerebbe consentire l’adesione alle “forme sanitarie integrative (polizze salute e fondi Sanitari) anche su base volontaria ed individuale, magari estendendo il regime fiscale incentivante oggi riservato ai soli lavoratori dipendenti, perché oggi un secondo pilastro sanitario è una necessità per tutti”.

    Per Isabella Mastrobuono, docente di Organizzazione sanitaria all’Università Luiss, la sanità italiana dovrebbe cominciare a ragionare su una scala di priorità: “Potrebbe essere utile – spiega – avviare un percorso a livello nazionale per la definizione delle priorità in sanità con la partecipazione attiva dei cittadini. Il processo è attivo da oltre 20 anni in molti Paesi europei come la Svezia, la Norvegia dove vigono servizi sanitari nazionali che di certo non sono stati smantellati. La risposta al fabbisogno crescente della popolazione sulla base di criteri etici di solidarietà consentirebbe di individuare classi di priorità sulle quali allocare le risorse finanziarie disponibili. Per le classi di priorità più bassa potrebbero essere inserite le forme integrative di assistenza in una ottica di cooperazione e di presa in carico del paziente su percorsi assistenziali condivisi”.

    Per una buona sinergia tra sanità pubblica e integrativa bisognerebbe mettere in campo almeno tre azioni. Ne è convinto Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager:  “Va riordinata la normativa riguardante il secondo pilastro della sanità, che aspetta da tempo un intervento legislativo, sostenendo una politica fiscale di favore che induca le imprese, attraverso misure di defiscalizzazione, ad aderire a coperture sanitarie integrative previste a livello di contrattazione nazionale e/o aziendale. In secondo luogo, è bene che la prevenzione sia inserita nel novero delle prestazioni integrative, perché da questo possono derivare enormi benefici per il Servizio sanitario nazionale e per il diritto del cittadino ad accedere a prestazioni di qualità. Infine, bisogna incentivare l’azione di intermediazione che i Fondi sanitari integrativi svolgono rispetto alla spesa privata sostenuta dai cittadini di tasca propria”. Un’azione di intermediazione che, secondo Cuzzilla, si presenta anche come “un utile antidoto contro la spesa ‘sommersa’ pagata dai cittadini senza ottenere ricevuta alcuna”.