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    • 2016-06-26 14:56:00

    Un italiano su tre teme la depressione, ma la patologia è spesso sottovalutata

    Medicina scienza e ricerca

     

    Un italiano su tre teme la depressione, ma la patologia è spesso sottovalutata

     

    Secondo un'indagine Onda presentata oggi a Roma, il male di vivere si colloca al secondo posto dopo i tumori per impatto percepito sulla vita di chi ne soffre. Il 58% degli intervistati la considera una vera malattia alla stregua di quelle fisiche, ma 1 persona su 4 la ritiene invece una condizione mentale con cui si può solo convivere

    di Redazione Aboutpharma Online 22 giugno 2016

     

    E’ la patologia che spaventa di più dopo il cancro, a temerla è un italiano su tre. Eppure è troppo spesso sottovalutata, perché ritenuta una condizione mentale che non si può capire fino in fondo e con cui si può solo convivere. A descrivere il rapporto dei nostri connazionali con la depressione è l’indagine condotta dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) su un campione di 1.004 soggetti, 503 donne e 501 uomini, presentata oggi alla Camera dei Deputati insieme al primo ‘Libro Bianco sulla depressione’, che fotografa gli aspetti sociali, epidemiologi, clinico-diagnostici, terapeutici assistenziali ed economici della malattia.

    Entrambe le iniziative, rese possibili grazie al contributo incondizionato di Lundbeck, evidenziano come la depressione maggiore sia un disturbo psichiatrico molto temuto, diffuso e in crescita nella popolazione, rappresentando uno dei principali problemi di salute pubblica mondiale con un costo totale pari a 800 miliardi di dollari e con circa il 56% dei pazienti che non riceve un trattamento adeguato, in Italia una persona con la malattia su tre secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

    “La depressione entro il 2030 costituirà, secondo l’Oms, la malattia cronica più diffusa – ricorda Francesca Merzagora, presidente Onda – Sono quasi 4.500.000 le persone depresse in Italia e le donne, rispetto agli uomini, ne sono coinvolte in una proporzione di 2:1 sia come pazienti sia come caregiver. A ciò si aggiunge il profondo cambiamento del ruolo multitasking femminile – aumento della quantità di lavoro, maggiori carichi di responsabilità associati a ruoli professionali apicali, conciliazione, acquisizione di abitudini di vita scorrette-  che accentua ancor più lo stress fisico e psico-emotivo, considerato dalla maggioranza delle donne, il 57% secondo la nostra indagine, una delle principali cause della depressione”.

    Secondo gli intervistati, la depressione si colloca al secondo posto (27%) dopo i tumori per impatto percepito sulla vita di chi ne soffre e il 58% la considera una vera malattia alla stregua di quelle fisiche, da diagnosticare precocemente e curare; 1 persona su 4 la ritiene invece una condizione mentale che non si può capire fino in fondo e con cui si può solo convivere. La depressione è inoltre uno dei disturbi dell’umore a più elevata comorbidità e rappresenta una delle principali cause di invalidità temporanea e permanente, comportando un costo molto elevato in termini di risorse economiche e umane. Sono molte le cause riconosciute dagli intervistati, la depressione non viene infatti considerata conseguenza diretta di un fattore univoco, ma viene percepita come il risultato di un insieme di fattori diversi. Traumi (69%) e stress (60%) sono riconosciuti come le cause principali della malattia da chi ha già ricevuto la diagnosi, mentre chi non ne ha avuto esperienza ritiene che la depressione sia originata principalmente da una personalità emotivamente fragile (67%).

    Secondo il campione intervistato, i principali sintomi associati alla depressione sono di natura emotiva come i pensieri negativi (69%), la solitudine (67%) e la tristezza (63%). L’impatto della depressione sulla qualità di vita è drammatico per il paziente così come per tutta la famiglia, poiché incide sul funzionamento individuale e sociale della persona, riducendo la capacità di interpretare un ruolo ‘normale’ nelle diverse attività in ambito familiare, socio-relazionale e lavorativo. Per 1 intervistato su 3 anche i disturbi di natura cognitiva, come la difficoltà a prendere decisioni e a mantenere la concentrazione, provocano un forte impatto sulla qualità della vita.

    “Il Libro Bianco presentato oggi – aggiunge Merzagora – testimonia e rinnova l’impegno di Onda nella lotta contro la depressione per sensibilizzare le Istituzioni e giungere, grazie anche al supporto della Società italiana di psichiatria, alla definizione di un Piano nazionale che garantisca a tutti i pazienti l’accesso a una diagnosi precoce, ad appropriati percorsi terapeutico-assistenziali e a un’efficace rete di servizi territoriali. L’avvio di un’indagine conoscitiva della Commissione Igiene e Sanità del Senato, come condiviso con la sua presidente, consentirebbe di avere un quadro preciso e aggiornato da cui partire”.

    “La depressione costituisce la principale sfida per la salute globale del XXI secolo – afferma Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria – In un recente studio in via di pubblicazione, che ha coinvolto in 18 centri specializzati per la cura della depressione oltre 700 persone, è emerso che trascorrono 23 mesi tra comparsa dei primi sintomi e decisione di rivolgersi a un medico, mentre il tempo prima di ricevere una diagnosi è di 25,5 mesi. In Italia 4,5 milioni sono le persone colpite da depressione e le donne lo sono in particolare nei periodi di loro maggiore vulnerabilità: adolescenza, perinatale, climaterio ed età avanzata. La depressione ha riflessi sia sulla sfera dell’umore sia sulla sfera cognitiva peggiorando e diminuendo la qualità e la quantità di vita dei pazienti. Auspico l’avvio di un Piano nazionale di lotta alla depressione per dare risposte concrete a quella che l’Oms definisce la seconda causa di disabilità nel mondo”.

    “Sebbene la depressione rappresenti un problema di salute di grande rilevanza sotto il profilo clinico, sociale ed economico, le evidenze mostrano come si tratti di una patologia fortemente sotto diagnosticata e sotto trattata – aggiunge Americo Cicchetti, direttore dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari Altems dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – I risultati della nostra review sistematica sul costo sociale della depressione evidenziano un costo diretto per paziente compreso tra i 1.451 e gli 11.482 euro all’anno a seconda della severità e del contesto di riferimento. Il costo indiretto, invece, varia dai 1.963 ai 27.364 euro. Tra i costi diretti, lo sbilanciamento tra il peso delle ospedalizzazioni per complicanze rispetto alle prestazioni di diagnosi e ai trattamenti farmacologici, suggerisce che modelli di presa in carico globale del paziente e percorsi ad hoc, potrebbero sensibilmente migliorare la gestione della patologia”.