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    • 2016-07-06 14:06:59

    Antiepatite C, dati positivi in Italia ma occorre modificare i criteri di accesso alle cure

    Antiepatite C, dati positivi in Italia ma occorre modificare i criteri di accesso alle cure

    Sono diversi i pazienti attualmente esclusi dalle innovative terapie antivirali che utilizzano farmaci equivalenti importati dal mercato estero. Non senza escludere rischi. Per questo – secondo clinici e associazioni dei pazienti – è necessario rivedere i criteri di accesso alle cure. Ma non tutti sono d’accordo


    Si torna a parlare di farmaci contro l’epatite C che ancora una volta fanno da pomo della discordia. Questa volta a fare da ago della bilancia sono i criteri di accesso – attualmente vigenti – alle innovative cure, che di fatto escludono una fetta di malati, che si trovano poi costrette a cercare un metodo alternativo per accedere agli antiepatite. Come far arrivare direttamente dall’India i farmaci generici a basso costo. Secondo un sondaggio condotto da Alleanza contro l’epatite – e presentato in occasione dell’incontro “Hcv 2016: accesso, risorse e prospettive future” organizzato dalla stessa – l’84% dei medici intervistati confida di essersi dovuto confrontare con pazienti attualmente esclusi dalla terapie alla ricerca del prodotto equivalente; mentre il 40% ha tra i suoi pazienti chi lo ha acquistato e 1 medico su 5 afferma di seguire almeno un paziente in cura con generici. “Per la prima volta abbiamo una conferma di quanto già si sapeva a proposito di questo fenomeno inedito, dilagante, sottostimato e frutto delle attuali limitazioni di accesso” ha commentato all’Adnkronos Salute Ivan Gardini, presidente dell’Associazione EpaC Onlus, che ormai da molti mesi denuncia i rischi legati all’acquisto di questi prodotti in Paesi esteri, senza controlli e senza la sicurezza che siano sicuri. “Secondo l’EpaC occorre rimuovere ogni limitazione di accesso oggi in vigore affinché i medici curanti possano programmare le terapie con tutti i loro pazienti, e non solo quelli con malattia grave o gravissima”. Partendo da questi presupposti EpaC ha avviato un’indagine rivolta ai medici dei centri autorizzati per scattare una fotografia sullo stato dell’arte in merito all’accesso ai nuovi farmaci innovativi per l’epatite C. Il sondaggio è stato lanciato il 15 giugno ed è tuttora aperto. Hanno risposto sinora 70 clinici autorizzati alla prescrizione, per un complessivo 25% delle strutture nazionali (21-31%), con un bacino di pazienti interessati dall’analisi di circa 41.000 individui

    Dal sondaggio è emerso come il 63% dei medici prevede di riuscire a mettere in terapia tutti i pazienti che rientrano nei criteri Aifa entro fine anno e, sulla scorta di ciò, il 79% dei medici si dice favorevole alla totale eliminazione delle restrizioni di accesso, auspicando l’estensione del trattamento a tutti i pazienti, istituendo delle linee guida nazionali di priorità. Le informazioni raccolte, secondo le associazioni, portano dunque a una sola conclusione: già dai prossimi mesi molti centri autorizzati rischiano di restare con pochissimi pazienti da curare e quindi occorre urgentemente intervenire sui criteri di accesso, rimodulando il sistema in funzione delle esigenze emergenti. “Non lo chiedono solo i pazienti, ma ora anche i medici e il sistema è pronto al cambiamento” ha continuato Gardini.

    Non tutti sono però d’accordo sul modificare i criteri di accesso alla terapia. Secondo Simona Montilla, dirigente Centro studi Agenzia italiana del farmaco (Aifa), c’è il pericolo che se fosse soddisfatta la richiesta delle associazioni di pazienti di avere un accesso universale a queste nuove, ma costose cure, “i pazienti più urgenti, il cui trend non è ancora in calo, inizierebbero ad avere difficoltà a ottenere le terapie. Più che rimuovere gli attuali criteri di accesso, ne andranno aggiunti di nuovi, che l’Agenzia ha comunque già pronti. L’Aifa al momento sta di nuovo negoziando i prezzi dei farmaci con le aziende, i prossimi mesi saranno fondamentali anche perché sono in arrivo nuove molecole e associazioni ancora più efficaci, che insieme ad altri prodotti innovativi, alcuni dei quali “miracolosi”, preoccupano dal punto di vista finanziario. I risparmi derivanti dalla cura dell’epatite C non si vedranno nel breve ma nel lungo termine, dunque le valutazioni non si possono basare su questo criterio”.   Punto che trova in disaccordo invece Antonio Gasbarrini, professore di Gastroenterologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma: “La valutazione clinica che abbiamo fatto sui pazienti, soprattutto cirrotici, che hanno portato a termine il trattamento è risultata impressionante. Ed è un dato di fatto che i pazienti in cui la malattia viene eradicata poi ricorrono molto meno agli ambulatori, con conseguenti immediati risparmi per il Servizio sanitario nazionale”.

    Oggi sono circa 51mila in Italia, i pazienti in cura con i nuovi anti virali, e di questi il 55% (27900) dei trattamenti risulta terminato. Nonostante non siano ancora disponibili dei dati, ci si attende però che siano tutti guariti come sottolinea la stessa Montilla. IN base a questi primi dati inoltre emerge un “riscatto” del Sud Italia che si conferma “eccellenza nella cura dell’epatite C” come ricorda Gasbarrini. “La Puglia, per esempio è la prima per trattamenti avviati per milione di abitanti (1.262), seguita subito dopo alla Campania (1.122). La Sicilia inoltre ha creato un database formidabile per i pazienti con 41 centri, grazie alla sinergia delle istituzioni e dei clinici garantisce equità di accesso alla diagnosi e alle terapie”. Uno strumento di programmazione continua per l’assessorato alla Salute che può così conoscere di quante risorse necessita nel prossimo futuro. “Ci sono 4.500 pazienti già registrati pronti a essere trattati appena termineranno i pazienti eleggibili, cosa presumibile entro l’anno in corso e non appena l’Aifa deciderà di aprire a nuovi pazienti che hanno una malattia meno grave”, precisa Fabio Cartabellotta, coordinatore del network Rete Hcv Sicilia e dirigente medico dell’Ospedale ‘Buccheri La Ferlà di Palermo.