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    • 2016-07-12 09:50:37

    Epatiti killer peggiori: uccidono come Aids e Tbc

    Medicina scienza e ricerca

     

    Epatiti killer peggiori: uccidono come Aids e Tbc

     

    In 20 anni i decessi sono aumentati del 60% secondo i dati di uno studio pubblicato su Lancet. Solo nel 2013 i morti per complicanze da epatite C sono stati 1 milione e 450 mila, più o meno quanto quelli per Aids e Tbc

    di Redazione Aboutpharma Online 8 luglio 2016

     

    Attenzione alle epatiti virali spesso sottovalutate ma che in realtà si sono rivelate essere uno dei killer più aggressivi. A lanciare l’allarme sono un gruppo di scienziati dell’Institute for Health Metrics and Evaluation, dell’Università di Washington, e Imperial College di Londra che hanno estrapolato i dati dallo studio Global Burden of Disease (Gbd) in modo da stimare morbilità e mortalità per l’epatite virale acuta, cirrosi e il cancro del fegato – causati sempre da epatite virale – in 183 paesi tra il 1990 e il 2013. Dallo studio – pubblicato su Lancet – è emerso che le epatiti a differenza di quanto si possa pensare nel corso di questi anni hanno ucciso come Aids e Tbc. Le complicazioni associate alle epatiti infatti hanno fatto 1 milione e 450 mila vittime nel 2013. Più o meno tante quanto l’Aids e la tubercolosi, con rispettivamente 1,2 milioni e 1,5 milioni di decessi nel 2014, secondo quanto riporta l’Organizzazione mondiale della sanità. In particolare tra il 1990 e il 2013, le morti per epatite virale a livello mondiale sono passate da 0,89 milioni a 1,45 milioni. Sempre nel 2013, inoltre, l’epatite virale si è posizionata settima tra le principale causa di morte nel mondo, mentre nel 1990 occupava la decima posizione.

    Il numero di morti per epatiti è cresciuto del 60% negli ultimi 20 anni, in parte per l’aumento della popolazione globale, mentre i decessi per Aids e Tbc sono diminuiti. E benché il problema sia particolarmente grave in Asia orientale, in termini di vite umane il maggior prezzo lo pagano i Paesi ad alto e medio reddito.   Le epatiti sono causate da 5 diverse forme di virus: A, B, C, D, E, si legge sul lavoro. Alcune si trasmettono attraverso il contatto con fluidi corporei infetti (B, C, D), altre (A ed E) attraverso l’esposizione ad acqua o alimenti contaminati. La maggior parte delle morti che si registrano nel mondo sono riconducibili ai virus B e C, che provocano gravi danni al fegato e predispongono all’insorgenza di tumori epatici. Ma le prime fasi della malattia sono silenti, il che comporta un alto tasso di diagnosi tardive: si scopre di soffrire di epatite a danno d’organo ormai avvenuto.

    “Nonostante esistano trattamenti efficaci e vaccini contro le epatiti virali – osserva Graham Cooke dell’Imperial College londinese e autore del lavoro – sono veramente basse le risorse economiche investite per favorire l’accesso dei pazienti a questi presidi. Sono disponibili vaccini anti-epatite A e B, e nuove terapie contro la C anche se i prezzi dei nuovi farmaci sono fuori alla portata di ogni Paese, povero o ricco”.

    Gli autori dello studio evidenziano la necessità di concretizzare il piano d’azione definito dall’Oms, che fra gli obiettivi di propone la riduzione dei nuovi casi di epatiti B e C entro il 2020, con un -10% di mortalità. L’agenzia Onu per la sanità invita i singoli Stati e le organizzazioni competenti a espandere i programmi vaccinali, a concentrarsi sulla prevenzione della trasmissione dell’epatite C da madre a bambino, e a migliorare l’accesso ai nuovi trattamenti farmacologici.