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    • 2016-10-04 11:50:04

    Hiv scomparso del tutto in un uomo grazie a una nuova terapia

    Medicina scienza e ricerca

     

    Hiv scomparso del tutto in un uomo grazie a una nuova terapia

     

    Il trattamento combina l'uso delle terapie antiretrovirali standard con un farmaco che riattiva il virus dormiente nel sangue, insieme a un vaccino che induce il sistema immunitario a distruggere le cellule infette. È stato testato su 50 persone nel Regno Unito e nella prima persona che ha completato la cura il virus non è più rilevabile nel sangue, anche se il risultato definitivo del test non arriverà prima di cinque anni

    di Redazione Aboutpharma Online 3 ottobre 2016

    virus hiv

    È ancora presto per parlare di vittoria, ma il primo grande passo verso la cura completa dell’Hiv è stato fatto. L’infezione, mortale fino ad appena 35 anni fa, oggi grazie alle più recenti (e costose) terapie antiretrovirali può essere gestita come una qualsiasi malattia cronica. Quello che stanno provando a fare cinque università del Regno Unito, come riporta il Guardian, è debellare del tutto il virus, obiettivo in cui tutti finora hanno fallito. L’Università di Oxford, Cambridge, l’Imperial College, l’University College London e il King’s College di Londra hanno unito le forze ­– con il supporto del National Health Service (Nhs) – e ideato una terapia, ancora del tutto sperimentale, che mette insieme la terapia antiretrovirale – in grado di impedire al virus di replicarsi ma non di sradicarlo completamente – un farmaco in grado di riattivare il virus dormiente e infine un vaccino che induce il sistema immunitario a distruggere le cellule infette. La terapia in sostanza funziona in due fasi: nella prima il vaccino che aiuta l’organismo a riconoscere le cellule infette e a eliminarle; nella seconda, un farmaco chiamato vorinostat attiva le cellule virali dormienti in modo che possano essere captate e combattute dal sistema immunitario. Ed è proprio questa seconda parte che, se si verificherà completamente, potrebbe rappresentare l’ottenimento della prima cura completa contro l’Hiv: finora infatti sono state proprio le tracce di virus nascoste a riuscire a sfuggire ai trattamenti con farmaci antiretrovirali e a rappresentare la sfida principale da vincere.

    Per ora sono stati sottoposti a sperimentazione 50 pazienti, di cui un uomo di 44 anni che non presenta più tracce dell’infezione nel sangue. “Sarebbe bello se questa cura fosse un successo – ha spiegato alla stampa l’uomo – il mio ultimo test del sangue è stato effettuato un paio di settimane fa e non c’erano livelli di virus rilevabili. Ho preso parte al trial per aiutare anche gli altri come me. Sarebbe un risultato enorme se, dopo tutti questi anni di prove, si trovasse davvero una cura. Il fatto che io faccia parte di questo tutto per me è incredibile”.

    “Si tratta di uno dei primi seri tentativi di una cura completa per l’Hiv – ha dichiarato Mark Samuels, direttore del National Institute for Health Research – si sta esplorando la reale possibilità di curare l’infezione, una sfida enorme. È ancora presto per il raggiungimento dell’obiettivo, ma si tratta di un notevole progresso”.   “Questa terapia è stata progettata specificamente per cancellare dal corpo di tutti i segni di virus Hiv, compresi quelli dormienti” ha spiegato Sarah Fidler, consulente medico dell’Imperial College di Londra. “Ha funzionato in laboratorio e ci sono buone prove sugli esseri umani, ma dobbiamo sottolineare che siamo ancora molto lontani da qualsiasi terapia reale. Continueremo con i test medici per i prossimi cinque anni”.

    Nel 2013 aveva suscitato molte speranze il cosiddetto “Mississippi baby”, una bambina nata sieropositiva curata aggressivamente fin dalle prime ore di vita, ma anche in questo caso il virus, che sulle prime sembrava sparito, è tornato qualche mese dopo aver interrotto il trattamento. Lo scorso anno i medici del Necker di Parigi hanno invece presentato il caso di una diciottenne anch’essa nata sieropositiva e curata con la terapia antiretrovirale fino ai sei anni. Nel sangue della ragazza, hanno spiegato i medici pur restando molto cauti sulle prospettive, il virus non è rilevabile ormai da 12 anni.