logo
EMA-ROMA su facebook
    • 2016-12-14 15:30:40

    Appello alla responsabilità sociale in difesa del Ssn

    Sanità e Politica

     

    Appello alla responsabilità sociale in difesa del Ssn

     

    Presentato all'Ospedale di Monza un documento in cinque punti per la tenuta del sistema universalistico. Francesco Longo (Bocconi): "Servono scelte dolorose che i medici in primis dovrebbero spiegare ai cittadini" a partire dalla riconversione degli ospedali inutili e pericolosi

    di Stefano Di Marzio 13 dicembre 2016

     

    Nessuno si senta escluso. Per difendere la tenuta del Servizio sanitario nazionale serve un grande atto di responsabilità sociale che accomuni politica, amministratori pubblici, professionisti e cittadini e renda condivise anche le scelte più dolorose, come ad esempio la chiusura e la riconversione dei piccoli ospedali, in nome dell’appropriatezza e della sicurezza, prima ancora che dei conti economici. Un atto, quindi, che nasca dalla diffusa consapevolezza (e conseguenti comportamenti a tutti i livelli) che in tutto il mondo e anche in Italia le cose congiurano per un pericoloso default. Quali? Arcinote e in ordine sparso: i bisogni di salute sono crescenti (aumento cronicità, invecchiamento popolazione etc.); un Ssn fin troppo “sobrio” ha tagliato tutto il tagliabile, razionando le prestazioni soprattutto nelle aree più deboli del Paese; già oggi ampie fette di popolazione italiana, socialmente deprivate, scontano l’effetto di un diffuso undertreatment in termini di minore aspettativa di vita (dai 2 ai 4 anni in meno al Sud); la spesa per il welfare non aumenterà né sul breve né sul lungo periodo; la povertà e l’esclusione sociale sono in aumento dappertutto; nuove, efficaci e costose terapie si affacciano sul mercato. E molto altro ancora.
    Come si reagisce? Con quali armi? All’ospedale San Gerardo di Monza è stato presentato oggi il documento
    “5 W per la sostenibilità del sistema sanitario”, nel corso di un convegno cui hanno preso parte l’assessore regionale al Welfare della Lombardia Giulio Gallera; il vice presidente della Giunta lombarda Fabrizio Sala; Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità; Matteo Stocco, Direttore generale Asst di Monza; Cristina Messa, Rettore dell’Università di Milano Bicocca; Francesco Longo, docente di Economia delle Aziende Sanitarie all’Università Bocconi; Eugenio Anessi Pessina, docente di Public Management all’Università Cattolica di Milano; Sergio Harari, Direttore dell’Unità di Pneumologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano.
    Il quadro è a tinte fosche ma qualcosa si deve tentare. Se è vero che è sempre più difficile garantire efficacia e sicurezza con meno risorse (Stocco) e che i dati di contesto economico sono “deprimenti” (Ricciardi sintetizza il freschissimo
    rapporto di Openpolis ripreso oggi dalla stampa), lo è altrettanto il fatto che le leggi regionali possono tentare di riallocare al meglio, ad esempio verso le cure intermedie, l’investimento sugli ospedali (Gallera schematizza la Riforma lombarda in atto da poco più di un anno). Uno dei temi più scottanti toccati a Monza è però quello della produttività delle strutture sanitarie. Ne parlano Anessi Pessina e Francesco Longo. Che non usa mezzi termini: “Il 36% degli ospedali italiani non possiede i requisiti minimi per la clinical competence: non hanno casistiche sufficienti che giustifichino la presa in carico di pazienti. Sarebbe necessario riallocare le risorse, concentrare tecnologia, spostare le persone, sia i professionisti che i malati verso ospedali Hub e riconvertire le strutture piccole e inutili. Sono scelte certamente dolorose, dovrebbero essere i medici in primis a sostenerle e spiegarle all’opinione pubblica. Purtroppo sono quasi sempre i professionisti a contrastare le misure che invece servirebbero”.