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    • 2017-11-07 11:05:08

    Crimine farmaceutico, Fda: “I big del web ci fanno guerra sui dati”

    Crimine farmaceutico, Fda: “I big del web ci fanno guerra sui dati”

    Da un incontro a margine del G7 Salute è emerso che il contrasto alle attività illecite è limitato dall'ostruzionismo di colossi come Google e Amazon (parola di Robert Burke, della Food and drug administration) e dalla scarsità di risorse umane ad hoc. In Italia solo l'1% dei siti che vendono farmaci è legale


    Il crimine farmaceutico? “Il peggio deve ancora arrivare”. Lo ha detto Alain Lemangnen, responsabile della francese Oclaesp (Ufficio centrale contro il crimine ambientale e sanitario), durante l’incontro “Strategies to Fight Pharmaceutical Crime”, organizzato a latere del G7 Salute in corso a Milano. Al meeting – coordinato e introdotto dal nuovo direttore dei Carabinieri Nas, il generale di divisione Adelmo Lusi – hanno partecipato le principali agenzie che combattono furti, contraffazione e commercio illegale dei farmaci a livello mondiale. Globali sono le sfide che riguardano la salute (lo ha sottolineato più volte il ministro della Salute Beatrice Lorenzin nel suo discorso inaugurale) e globali devono essere le strategie di prevenzione e contenimento: non solo delle malattie ma anche dei crimini.

    Il crimine farmaceutico in Italia

    Il direttore generale dell’Aifa Mario Melazzini ha ricordato che “nel 2016 sono state sequestrate 344.615 unità di farmaci”. Dal 2013, ha precisato Melazzini, in Italia è presente “una banca dati sui furti dei farmaci, dove vengono registrati tutti i casi di farmaci rubati o perduti sul territorio e nelle varie fasi del percorso”. Tuttavia, stando ai numeri forniti e alle statistiche sulla contraffazione, gli strumenti per il contrasto al crimine si fanno sempre più evoluti ma il pericolo resta sempre alto.

    Le segnalazioni di sospetto crimine farmaceutico nel nostro Paese

    Cosa hanno riguardato le segnalazioni di casi sospetti prese in carico dall’Agenzia italiana del farmaco? “Per esempio – ha affermato il dg Aifa – versioni falsificate di prodotti originali che contengono tossina botulinica messi in commercio da soggetti senza autorizzazione. O prodotti illegali per trattare le disfunzioni maschili. Oppure farmaci presentati come integratori alimentari. O ancora, altre tipologie di prodotto che in realtà contengono sostanze attive a livello farmacologico. Nel settembre di quest’anno con l’operazione Pangea X sono state sequestrate oltre 90 mila unità di farmaci e dispositivi medici illegali o contraffatti”.

    Per quanto riguarda i siti internet legali autorizzati a vendere farmaci online, Melazzini ha dichiarato che sono meno dell’1% rispetto a tutta l’offerta del web. “E a oggi sono cinquecento i siti chiusi, con server localizzato in Italia”. Melazzini ha affermato anche che 99 farmaci su 100 che circolano online sono di qualità dubbia. Inutile dire quanto sia elevato il rischio per chi compra farmaci su internet.

    La taskforce dedicata e i due casi affrontati di recente

    “Il crimine farmaceutico – ha dichiarato il direttore generale Aifa – mette a rischio la sicurezza dei pazienti, creando un problema di salute pubblica. Per questo l’Aifa, insieme al ministero della Salute e ai Carabinieri Nas, dedica particolare attenzione al contrasto al crimine farmaceutico, concentrandosi nello specifico sulla produzione e la distribuzione di farmaci illegali o falsificati, sui furti e il riciclaggio di medicinali, sulla promozione e la vendita di medicinali attraverso siti internet non autorizzati. L’impegno dell’Aifa è testimoniato da una serie di iniziative come il sistema di tracciabilità del farmaco o l’istituzione di una taskforce dedicata”.

    La Fda: “Google, Microsoft e Amazon ci fanno la guerra”

    Inquietanti le circostanze (e le cifre) riferite a Milano da Daniel Burke, direttore del programma CyberPharm in seno alla Food and Drug Administration. Secondo il funzionario, a complicare le indagini sui traffici del dark web come su quelli che avvengono alla luce del sole, c’è il proliferare delle monete elettroniche (bitcoin e simili) che rallentano la possibilità di tracciare le transazioni economiche (arma fondamentale per gli investigatori) e l’ostruzionismo di colossi come Microsoft, Google e Amazon. “Ci fanno la guerra – ha detto Burke – e negano i dati che dai domini riconducono a persone e organizzazioni. È stata necessaria una sentenza della Corte suprema americana per permetterci l’accesso ai dati delle farmacie online”. Tra le case history riferite a Milano, Burke ha parlato di un falso farmaco per la fibrillazione atriale (che conteneva solo talco) che ha incassato 12 milioni di dollari grazie a informazioni fasulle veicolate dal web.

    La Francia è in prima fila

    In attesa del rapporto internazionale sulle azioni intraprese dagli Stati Ue che sarà presentato a Parigi il prossimo 13 dicembre, tra i vari casi riassunti a Milano spicca quello raccontato proprio da Alain Lemangnen. Di recente la Gendarmerie francese è riuscita a smantellare – collaborando con le dogane di Svezia e Finlandia – un’organizzazione britannica che immetteva sul mercato francese enormi quantità di Subutex (nome commerciale dell’oppioide di sintesi buprenofina). I numeri: 28 mila compresse sequestrate, che provengono da furti; 150 mila euro confiscati oltre a beni mobili e immobili; prescrizioni compiacenti per 110 mila blister e 770 mila compresse; vendite stimate in 77 milioni di euro e una perdita a carico del servizio sanitario francese che si aggira sui 2 milioni di euro.

    Una lotta impari?

    La strategia di contrasto internazionale – secondo gli esperti – sconta la scarsità di risorse umane competenti. A parere di Lusi, Burke e Lemangnen i cyber investigatori sono merce rara.