Cardiochirurgia, al Gemelli debutta una nuova valvola biologica

Impiantata con procedura mininvasiva una nuova valvola biologica in pericardio bovino di Medtronic. L’intervento su una paziente settantenne affetta da stenosi valvolare aortica


La cardiochirurgia del Policlinico Gemelli di Roma introduce per la prima volta in Italia una nuova valvola biologica all’avanguardia. È stato eseguito nella Capitale il primo impianto con procedura mininvasiva di Avalus, valvola in pericardio bovino sviluppata da Medtronic. L’intervento ha riguardato una paziente settantenne affetta da stenosi valvolare aortica, operata dal cardiochirurgo Massimo Massetti, direttore dell’Area cardiovascolare del Policlinico Gemelli e ordinario di Cardiochirurgia all’Università Cattolica.

L’intervento

“La paziente – racconta Massetti – è stata operata nella sala ibrida del Gemelli a dicembre con una degenza complessiva di quattro giorni dopo l’intervento e una riabilitazione di circa due settimane. L’intervento è perfettamente riuscito. L’impianto non è stato seguito da complicanze e la protesi ha dimostrato i vantaggi previsti con un miglioramento della funzione cardiaca e delle condizioni generali della paziente”.

Innovazione in cardiochirurgia

Le prime protesi biologiche risalgono agli anni ’70 e venivano prodotte con tessuti dello stesso paziente. In seguito, si è passati a quelle provenienti da tessuti di suino, fino alle valvole in pericardio bovino o equino. La nuova valvola impiantata per la prima volta al Gemelli è composta da foglietti valvolari in pericardio montati su un supporto semi flessibile che ne garantisce il funzionamento favorendone il posizionamento.

A sintetizzare alcuni vantaggi è lo stesso Massetti: “Un trattamento del materiale biologico, cioè del pericardio, che ne facilita la longevità, un profilo basso e un anello di sutura avanzato. Il tessuto artificiale dell’anello, inoltre, favorisce la cicatrizzazione rendendo la valvola ancor più compatibile con l’apparato circolatorio. Un impianto più semplice e più ‘biocompatibile’ rispetto al passato”.

Intervento mininvasivo

Grazie alla chirurgia valvolare mininvasiva ibrida applicata al Gemelli, la donna operata con successo ha oggi una cicatrice finale di appena tre centimetri. Un trauma chirurgico molto limitato, spiegano dal Policlinico, non paragonabile a quello della chirurgia tradizionale (circa 25 centimetri).

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