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    • 2018-03-12 10:54:18

    Anticorpi monoclonali contro le malattie infettive emergenti?

    Anticorpi monoclonali contro le malattie infettive emergenti?

    Partendo da alcuni esempi del passato un gruppo di ricercatori spiega – in un articolo pubblicato sul Nejm – perché gli anticorpi monoclonali dovrebbero essere usati anche in questo settore. Con una richiesta bene precisa alle aziende produttrici


    Anticorpi monoclonali contro le malattie infettive emergenti. È la proposta che alcuni scienziati hanno messo nero su bianco in un articolo pubblicato sul New England journal of medicine (Nejm) lo scorso 7 marzo. Con una richiesta anche per le aziende che si occupano di produrre anticorpi monoclonali. Sebbene questi strumenti farmacologici abbiano un ruolo chiave nella risposta immunitaria all’infezione, per ora secondo gli esperti, avrebbero avuto solo un uso limitato come agenti terapeutici per le malattie infettive.

    Un po’ di storia

    Nonostante l’uso dei trattamenti derivati ??dal plasma per diversi patogeni risalga addirittura ai primi del novecento. Nel 1901 infatti Emil Adolf von Behring, vinse il premio Nobel in Fisiologia e Medicina per l’applicazione di terapie sieriche derivate da animali, principalmente contro la difterite. Da allora la terapia a base di plasma è stata sperimentata varie volte, dalla pandemia influenzale del 1918 a quelle di Ebola dal 1976 in poi. Nonostante i precedenti però e il rapido sviluppo che gli anticorpi monoclonali hanno avuto per l’applicazione contro malattie non trasmissibili come cancro e condizioni autoimmuni, solo una manciata di terapie anticorpali sono state autorizzate per malattie infettive (come palivizumab, profilassi contro il virus respiratorio sinciziale a rischio neonati).

    Le malattie infettive emergenti

    I recenti progressi concettuali e tecnologici nello sviluppo degli anticorpi monoclonali potrebbero avere un impatto enorme sul campo delle malattie infettive. Soprattutto nel contesto di epidemie di malattie infettive emergenti, in cui lo sviluppo di vaccini per nuovi patogeni può molto lungo e difficile. Il rapido sviluppo e l’impiego strategico di interventi preventivi e terapeutici efficaci e altamente specifici potrebbero avere il potenziale per alterare il corso di un’epidemia.

    I vantaggi

    Secondo gli autori l’utilizzo degli anticorpi presenta diversi vantaggi. Tra cui l’utilizzo un’attività specifica contro un bersaglio predeterminato e un alto grado di coerenza tra i lotti fabbricati. Ma anche un maggior profilo di sicurezza dell’immunoterapia. Inoltre, gli anticorpi efficaci sono diventati più facili da identificare, selezionare, ottimizzare e produrre.

    “Con questi progressi, gli anticorpi monoclonali hanno il potenziale per aumentare la nostra efficacia nel rispondere alle malattie infettive emergenti” scrivono gli autori. “In particolare nei casi in cui il loro uso possa migliorare i risultati per i pazienti o la popolazione. Tuttavia, dati gli attuali costi di produzione e la relativa complessità di somministrazione (ad esempio, la necessità di somministrazione parenterale), sarà necessario un uso mirato degli anticorpi monoclonali. Il loro utilizzo è particolarmente indicato per tre indicazioni in particolare: trattamento degli individui infetti, profilassi mirata per proteggere gli individui ad alto rischio e profilassi mirata per interrompere la trasmissione nelle popolazioni a rischio medio”.

    Il caso Ebola

    Un primo approccio per l’utilizzo degli anticorpi monoclonali si è avuto nel 2014-2016, quando in Africa occidentale si verificò l’epidemia si ebola. ZMapp, un “cocktail” di tre anticorpi chimerici topo-umani, aveva mostrato una certa efficacia nei primati non umani. Serviva però un ulteriore valutazione sugli esseri umani ed erano disponibili solo quantità minime del trattamento. Nel febbraio del 2015 è stato avviato uno studio randomizzato e controllato su pazienti infetti che però non ha raggiunto la significatività statistica. Perché l’incidenza dell’infezione da Ebola è diminuita e di conseguenza l’arruolamento dello studio. I pochi dati disponibili però hanno mostrato un ipotetico beneficio sulla mortalità.

    Il problema dei costi

    Se gli anticorpi monoclonali si rivelassero davvero un’utile strategia per affrontare le malattie infettive emergenti, bisognerà affrontare una quesitone in particolare: quella dei costi. “Lo sviluppo mirato e il dispiegamento di anticorpi ad alta potenza che richiedono meno materiale per dose contribuiranno a ridurre i costi” concludono gli autori. “Così come i miglioramenti nella produzione. Inoltre in alcuni contesti epidemici la somministrazione di anticorpi monoclonali può essere complicata. In particolare per quelli che richiedono conservazione a freddo e infusione endovenosa. Per questo in futuro si dovrebbe puntare a anticorpi ad alta affinità, consentendo il dosaggio sottocutaneo o nuove forme di rilascio come l’acido nucleico e costrutti vettoriali, riducendo al minimo la necessità di somministrazione endovenosa”.

    Priorità per le aziende

    Nonostante tutto gli anticorpi monoclonali sembrano destinati a svolgere un ruolo sempre più ampio nelle future azioni di salute pubblica. Che implicano la diagnosi, la prevenzione e il trattamento delle malattie infettive emergenti. “Se vogliamo realizzare pienamente queste promesse – concludono gli autori –i leader nella preparazione dovranno dare loro un’alta priorità nei programmi di ricerca e sviluppo”.