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    • 2018-05-05 16:52:18

    Cosmetici, Parlamento Ue propone il veto sulle sperimentazioni animali

    Cosmetici, Parlamento Ue propone il veto sulle sperimentazioni animali

    L'organismo comunitario ha approvato una risoluzione non legislativa con 620 voti in favore, 14 contrari e 18 astensioni. L'obiettivo è quello di accelerare un processo che era già stato avviato alcuni anni fa. Dal 2013, infatti, in Europa è vietata la vendita di prodotti testati su cavie da laboratorio


    L’organo legislativo europeo è tornato sulle sperimentazioni animali in cosmetica. Ha approvato una risoluzione non legislativa con 620 voti in favore, 14 contrari e 18 astensioni. L’obiettivo è quello di accelerare un processo che era già stato avviato alcuni anni fa, ossia porre un freno ai test animali. Ma ci sono troppi gap da colmare e gli eurodeputati ne sono consapevoli.

    Il divieto dal 2013 di libera vendita

    Da ormai cinque anni, all’interno dei territori Ue, è vietata la libera circolazione di cosmetici derivanti da sperimentazioni animali. Tuttavia I deputati hanno sottolineato che ciò non ha impedito all’industria cosmetica europea di prosperare e creare circa due milioni di posti di lavoro. L’obiettivo della risoluzione parlamentare è quella di spingere a livello diplomatico in tutto il mondo. Tutti i Paesi dell’unione devono fare il proprio dovere per convincere l’80% degli Stati del mondo che ancora praticano sperimentazione animale. Va inoltre fatto notare che la maggior parte degli ingredienti dei prodotti cosmetici è utilizzata in molti altri prodotti. A partire da quelli farmaceutici, dei detergenti o di certi alimenti. E possono pertanto essere stati già sperimentati sugli animali in base a leggi diverse.

    Frontiere permeabili

    Ma la volontà della Comunità europea trova ostacoli non da poco sul suo percorso. Il sistema di controllo doganale ai confini ha delle carenze tali per cui molti cosmetici vengono testati sugli animali in Paesi terzi e poi introdotti nel mercato unico. Spesso a seguito di ulteriori test all’interno di laboratori europei. Questo spinge sia le istituzioni comunitarie, che i singoli Stati, ad ampliare la propria rete diplomatica e a convincere i partner non comunitari non solo a sperimentare, ma a impedire che prodotti considerati illeciti varchino le frontiere europee.