logo
EMA-ROMA su facebook
    • 2018-06-07 17:21:57

    Spesa sanitaria privata ancora in crescita: i cittadini pagano 17 miliardi per i farmac

     

     

    Spesa sanitaria privata ancora in crescita: i cittadini pagano 17 miliardi per i farmaci

    Al Welfare Day 2018 presentato il nuovo rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute. La spesa sostenuta direttamente dagli italiani sfiora quota 40 miliardi di euro. E pesa soprattutto su redditi medio-bassi, malati cronici e anziani non autosufficienti


    La crescita della spesa sanitaria privata non si ferma: il totale sfiora quota 40 miliardi di euro. È aumentata del 9,6% tra il 2013 e il 2017, a fronte di un incremento dei consumi generali pari decisamente più contenuto (+5,3%). E pesa di più sulle famiglie a reddito medio-basso: la tredicesima di un operaio se ne va in cure sanitarie per sé e i familiari. È, a grandi linee, lo scenario che emerge dal nuovo rapporto Censis-Rbm Assicurazione salute, presentato oggi a Roma in occasione del welfare Day.

    La spesa sanitaria privata

    Nel 2017 circa 150 milioni di prestazioni sanitarie sono state pagate di tasca propria dagli italiani per una spesa complessiva di 39,7 mld di euro. Un esborso che ha coinvolti oltre 44 milioni di cittadini, con una spesa media pro-capite di 655 euro. Nel dettaglio, sette cittadini su dieci hanno acquistato farmaci, per una spesa complessiva di 17 miliardi di euro. Il resto si divide tra visite specialistiche (7,5 miliardi); prestazioni odontoiatriche (8 miliardi), prestazioni diagnostiche e analisi (3,8 miliardi), lenti da vista (due miliardi) e protesi o presidi (quasi un miliardo).  Nel 2016-2017 la spesa sanitaria privata (che lo scorso anno era di 37,3 miliardi) è aumentata in termini reali del +2,9% di contro al +1,5% della spesa totale per consumi delle famiglie italiane.

    Chi si indebita per le cure

    Secondo la ricerca Censis-Rbm, basata su un campione di mille abitanti, nell’ultimo anno sette milioni di italiani si sono indebitati pagarsi le cure. Circa 2,8 milioni hanno dovuto usare il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi. Solo il 41% degli italiani copre le spese sanitarie esclusivamente con il proprio reddito: il 23,3% deve integrarlo attingendo ai risparmi, mentre il 35,6% deve usare i risparmi o fare debiti (in questo caso la percentuale sale al 41% tra le famiglie a basso reddito). Il 47% degli italiani taglia le altre spese per pagarsi la sanità (e la quota sale al 51% tra le famiglie meno abbienti). In sintesi, sottolinea il Censis, “meno guadagni, più devi trovare soldi aggiuntivi al reddito per pagare la sanità di cui hai bisogno”.

    La percezione del Ssn

    La percezione della sanità da parte dei cittadini è il cuore dell’indagine Censis-Rbm. Il 37,8% degli italiani prova rabbia verso il Servizio sanitario a causa delle liste d’attese troppo lunghe o i casi di malasanità. Il 26,8% è critico perché, oltre alle tasse, bisogna pagare di tasca propria troppe prestazioni e perché le strutture non sempre funzionano come dovrebbero. Il 17,3% prova invece un senso di protezione e di fronte al rischio di ammalarsi pensa “meno male che il Servizio sanitario esiste”. L’11,3% prova un sentimento di orgoglio, perché “la sanità italiana è tra le migliori al mondo”. I più “arrabbiati” verso il Servizio sanitario sono le persone con redditi bassi (43,3%) e i residenti al Sud (45,5%). Ma per un miglioramento della sanità il 63% degli italiani non si attende nulla dalla politica. Per il 47% i politici hanno fatto troppe promesse e lanciato poche idee valide, per il 24,5% non hanno più le competenze e le capacità di un tempo.

    Più “rancorosi” verso il Servizio sanitario sono gli elettori del Movimento 5 Stelle (41,1%) e della Lega (39,2%), meno quelli di Forza Italia (32,9%) e Pd (30%). Ma gli elettori di 5 Stelle (47,1%) e Lega (44,7%) sono anche i più fiduciosi nella politica del cambiamento, rispetto a quelli di Forza Italia (31,4%) e del Pd (31%).

    La rabbia

    È diffusa la percezione di una “sanità ingiusta”. Ormai il 54,7% degli italiani è convinto che non si hanno più opportunità di diagnosi e cura uguali per tutti. Convinzione che si trasforma in rabbia: sono 13 milioni gli italiani che dicono stop alla mobilità sanitaria fuori regione. E in 21 milioni ritengono giusto penalizzare con tasse aggiuntive o limitazioni nell’accesso alle cure del Servizio sanitario le persone che compromettono la propria salute a causa di stili di vita nocivi, come i fumatori, gli alcolisti, i tossicodipendenti e gli obesi.

    Il secondo pilastro

    “La salute – commenta Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute – è da sempre uno dei beni di maggiore importanza per tutti i cittadini, ma in questi anni non è mai stata al centro dell’agenda politica. Questa situazione può essere contrastata solo restituendo una dimensione sociale alla spesa sanitaria privata attraverso una intermediazione strutturata da parte del settore assicurativo e dei fondi sanitari integrativi. Bisogna superare posizioni di retroguardia e attivare subito, come già avvenuto in tutti gli altri grandi Paesi europei, un secondo pilastro anche in sanità che renda disponibile su base universale – quindi a tutti i cittadini – le soluzioni che attualmente molte aziende riservano ai propri dipendenti. In questo modo si potrebbe dimezzare il costo delle cure che oggi schiaccia i redditi familiari, con un risparmio per ciascun cittadino di circa 340 euro all’anno. I soldi per farlo già ci sono, basterebbe recuperarli dalle detrazioni sanitarie che favoriscono solo i redditi più elevati e promuovono il consumismo sanitario. Ci dichiariamo sin d’ora disponibili ad illustrare al nuovo governo la nostra proposta, che può assicurare oltre 20 miliardi di risorse da investire sulla salute di tutti”.

    Oggi poco meno del 15% della spesa sanitaria privata (circa 5,7 miliardi) è rimborsata da forme di sanità integrativa (fondi e assicurazioni). “Coloro che già beneficiano già di una forma sanitaria integrativa – spiega Vecchietti – hanno la garanzia di avere già pagata oltre il 66% delle cure che dovrebbero pagare di tasca propri”. Il valore di rimborso medio nel 2017 si è attestato a 433,15 euro.

    “Attraverso la disponibilità per tutti i cittadini di una polizza sanitaria o di un fondo sanitario integrativo – suggerisce Vecchietti –  si potrebbe realizzare un effettivo affidamento in gestione della spesa sanitaria privata di tutti i cittadini ad un sistema ‘collettivo’ a governance pubblica e gestione privata in grado di assicurare una ‘congiunzione’ tra le strutture sanitarie private (erogatori) e dei cosiddetti “terzi paganti professionali” (le forme sanitarie integrative, appunto) con una funzionalizzazione della spesa sanitaria privata alla tutela complessiva della salute dei cittadini. In termini economici – spiega Vecchietti – si stima che questa impostazione potrebbe consentire di dimezzare e assicurare un contenimento della spesa sanitaria privata attualmente a carico delle famiglie di circa 20 miliardi di euro (più del 50%), con una riduzione dei costi medi pro capite attualmente finanziati “di tasca propria” di quasi 340 euro”.

    Le proposte

    “Servirebbe – auspica Vecchietti – omogeneizzare il regime fiscale e previdenziale applicabile alle forme sanitarie integrative prescindendo dal modello di gestione del rischio adottato (assicurazione/autoassicurazione) e dalla natura delle fonti istitutive. La stessa struttura dei benefici fiscali attualmente riservati alla sanità integrativa andrebbe rimodulata collegandone la portata all’effettiva capacità di ‘intermediazione’, in termini di quota percentuale di spesa sanitaria privata rimborsata, garantita agli assicurati da ciascuna forma. L’evoluzione verso un modello multi-pilastro anche in sanità appare sempre più ineludibile. In questa prospettiva auspichiamo che il ‘nuovo’ Governo sappia cogliere l’importanza di questa sfida ed abbia la capacità di valorizzare a beneficio di tutti i cittadini le importanti esperienze maturate in questo settore negli ultimi anni”. Vedremo in che direzione si muoverà il nuovo Governo.