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    • 2018-06-25 03:43:22

    Vendita della cannabis light a rischio, bocciatura del Consiglio superiore di sanità

    Vendita della cannabis light a rischio, bocciatura del Consiglio superiore di sanità

    L’organo consultivo raccomanda “che siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”

    È già guerra contro la vendita di cannabis light in commercio da qualche mese in Italia. Proprio in un momento di boom del settore che ha portato all’apertura di diversi esercizi commerciali dedicati. Contro la cannabis leggera si è espresso il Consiglio superiore di sanità (Css) in un parere richiesto a febbraio dal segretariato generale del ministero della Salute. L’organo consultivo raccomanda – in un documento in possesso dell’Adnkronos Salute – “che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”.

    Una pericolosità non può essere esclusa

    I dubbi posti al Css riguardano quesiti sulla sicurezza del prodotto. In particolare è stato chiesto all’organo un parere sulla pericolosità per la salute umana. Punto su cui il Consiglio ha replicato che “la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, non può essere esclusa”. Prima di tutto perché la biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni consentite dalla legge (0,2%-0,6%) non è trascurabile sulla base dei dati di letteratura, come spiega ancora il Css.

    Un potenziale accumulo pericoloso

    “Per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche – continua la motivazione – il Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti. Tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili. Tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta. Di conseguenza anche gli effetti psicotropi che potrebbero essere prodotti, sia a breve che a lungo termine, non sono valutabili”.

    Un rischio non adeguatamente valutato

    Secondo il Css inoltre il rischio relativo al consumo di tali prodotti non è stato adeguatamente valutato. Soprattutto in considerazione di specifiche condizioni: come età, patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione ecc. Tutte situazioni particolari in cui l’assunzione del prodotto percepita come “sicura” e “priva di effetti collaterali” potrebbe portare a danni per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione) sempre secondo quanto ha specificato il Css.

    Una vendita della cannabis light è possibile?

    Al Consiglio è stato poi chiesto se tali prodotti potessero essere messi in commercio ed eventualmente a quali condizioni. In risposta è stato riferito che “tra le finalità della coltivazione della canapa industriale (previste dalla legge 242/2016) non è inclusa la produzione delle infiorescenze. Né la libera vendita al pubblico. Pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione. Visto il parere espresso sulla sua pericolosità”.

    Non resta che attendere

    Il ministero della Salute avrebbe anche richiesto un parere all’Avvocatura dello Stato, proprio alla luce delle considerazioni espresse dal Css. Parere però che non sarebbe ancora arrivato.