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    • 2018-10-02 19:36:05

    Alzheimer, sempre più difficile passare dalla fase clinica alla terapia

    Alzheimer, sempre più difficile passare dalla fase clinica alla terapia

    Uno studio di Rand Corporation ha analizzato sei Paesi europei, tra cui anche l'Italia, dimostrando che la carenza di personale e centri specializzati per la presa in carico dei pazienti, rischiano di rallentare diagnosi e cura


    È sempre più difficile passare dalla fase clinica alla terapia. Secondo uno studio effettuato dalla Rand Corporation, organizzazione di ricerca no-profit con sede negli Stati Uniti, i sistemi sanitari di alcuni paesi europei non dispongono delle risorse e strutture necessarie per trasferire un trattamento efficace per l’Alzheimer all’uso clinico diffuso. I ricercatori hanno esaminato i sistemi sanitari di Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia e Regno Unito ed hanno analizzato le sfide infrastrutturali che dovrebbero affrontare questi Paesi a partire dal 2020 in caso di un’impennata improvvisa del numero di pazienti.

    L’analisi

    Lo studio ha rilevato che la criticità principale è la carenza di specialisti che possano eseguire la diagnosi dei pazienti che potrebbero mostrare segni precoci di Alzheimer. In alcuni Paesi il numero di medici specialisti è limitato, senza considerare la scarsità di strutture in grado di somministrare il trattamento di infusione ai pazienti. Secondo le previsioni, il numero di malati di Alzheimer nei Paesi ad alto reddito dovrebbero quasi raddoppiare tra il 2015 e il 2050.

    “A fronte dei continui sforzi non è stato fatto abbastanza per preparare i sistemi sanitari nazionali a gestire a livello strutturale e organizzativo tale sfida”, ha affermato Jodi Liu, autrice principale dello studio e ricercatrice di policy presso Rand. “Anche se non vi è la certezza che una terapia dell’Alzheimer venga approvata a breve, il nostro lavoro suggerisce che i leader della sanità nell’Unione Europea dovrebbero iniziare a pensare a come rispondere a questa svolta”.

    Lo scenario che si prospetta

    L’analisi suggerisce che i sistemi sanitari di alcuni Paesi europei non hanno risorse sufficienti per diagnosticare e trattare l’elevato numero di pazienti con malattia di Alzheimer allo stadio iniziale. I tempi di attesa massimi previsti vanno da cinque mesi per il trattamento in Germania ai 19 mesi per la valutazione in Francia. Il primo anno senza tempi di attesa sarebbe il 2030 in Germania, il 2033 in Francia, il 2036 in Svezia, il 2040 in Italia, il 2042 nel Regno Unito e il 2044 in Spagna. In Germania e Svezia il principale ostacolo infrastrutturale sarebbe la capacità di infusione.

    Negli altri quattro Paesi, i tempi di attesa dovuti alla carenza di specialisti e alla capacità di infusione ritarderebbero il trattamento di un numero più elevato di pazienti. La disponibilità di specialisti è il principale fattore di limitazione della tempestività di trattamento in Francia, nel Regno Unito e in Spagna. “Ciascuno dei Paesi che abbiamo studiato è caratterizzato da una serie peculiare di limitazioni del proprio sistema sanitario. Affrontare queste problematiche potrebbe diventare molto impegnativo”, ha affermato Liu.

    Rimborsi, regolamentazione e pianificazione

    Per i ricercatori sarà necessaria una combinazione di politiche di rimborso, di regolamentazione e di pianificazione della forza lavoro per affrontare le limitazioni di ciascun sistema sanitario. La ricerca è stata realizzata grazie al contributo incondizionato di Biogen, azienda leader a livello mondiale nel settore delle biotecnologie applicate alle neuroscienze per diverse patologie, tra cui la malattia di Alzheimer.