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    • 2018-11-16 18:52:47

    Cure e sostenibilità: per un italiano su due l’ultima parola spetta al medico

    Una ricerca del Censis, presentata a un evento Fnomceo sui 40 del Ssn, analizza la relazione tra camici bianchi e pazienti, misura la fiducia verso i dottori e traccia l’identikit del professionista ideale. Con un focus su tetti di spesa e vincoli che possono interferire con l’autonomia


    Per il 53% degli italiani tetti di spesa, linee guida e protocolli sono utili, ma al medico deve essere lasciata la libertà di decidere, perché il camice bianco è il garante degli interessi del paziente. È quanto emerge dalla ricerca “Il medico pilastro del buon Servizio sanitario” realizzata dal Censis e presentata oggi a Roma nell’ambito dell’evento “40 anni del Servizio sanitario nazionale: la conquista di un diritto, un impegno per il futuro”, organizzato dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) per celebrare l’anniversario dell’istituzione del Ssn.

    Autonomia e vincoli

    Secondo la ricerca, il riconoscimento della capacità del medico di individuare le cure migliori, grazie all’esercizio del suo libero giudizio clinico, va anche al di là del sistema di regole e di vincoli imposti dal Ssn (tetti di spesa, linee guida, protocolli), che possono interferire con l’autonomia del medico.

    La maggioranza degli italiani (il 52,8%) ritiene che procedure e opzioni di cura prestabilite devono ritenersi utili a dare indicazioni di massima, lasciando però al medico la libertà di decidere se e come applicarle. Il 38,7% sostiene l’utilità di questi strumenti al fine di uniformare le cure più appropriate riducendo la possibilità di errore. Il 19,4% ritiene che possano avvantaggiare i medici come strumenti di deresponsabilizzazione. Solo l’8,5% le giudica inutili, richiamandosi a una visione di totale autonomia del medico come unico arbitro.

    La relazione medico-paziente

    L’indagine esplora anche “qualità” ed evoluzione del rapporto medico-paziente. Secondo il 58% medico e paziente devono collaborare nel prendere le decisioni sulle cure migliori (la quota è aumentata rispetto al 55,9% rilevato nel 2007). La percentuale è molto più elevata tra gli anziani (82,8%), che sperimentano più di tutti il valore di tale collaborazione nella gestione delle patologie croniche. Il 22,4% propende invece per un’asimmetria a favore del paziente, che decide da sé dopo aver ascoltato il medico (era il 10% nel 2007). Mentre il 19,6% è favorevole a una supremazia del medico, senza che il paziente abbia voce in capitolo (la quota era il 34,1% nel 2007).

    La fiducia

    Gli italiani si fidano ancora dei camici bianchi. L’87,1% degli italiani si fida del medico di medicina generale (la quota raggiunge il 90% tra gli over 65 anni), l’84,7% si fida dell’infermiere, mentre è molto più ridotta, sebbene ancora maggioritaria (68,8%), la quota di chi esprime fiducia nel Servizio sanitario nazionale. Lo stesso vale per gli odontoiatri. L’85,3% degli italiani ha un dentista di riferimento.

    Fonte di informazioni

    Il medico, secondo la ricerca Censis, è ancora la prima fonte di informazione sulla salute. Il medico di medicina generale è la fonte numero uno (per il 72,3% degli italiani), seguono familiari e amici (31,9%), poi la tv (25,7%) e internet (il 23%).

    Anelli (Fnomceo): “Sconfitta visione burocratica del medico”

    “I cittadini – commenta Filippo Anelli, presidente della Fnomceo – vogliono un medico preparato, competente, e che si faccia carico dei loro problemi, delle loro esigenze, comprendendone anche il disagio, il dramma che la malattia provoca. Da questa indagine esce sconfitta la visione burocratica della professione medica, imbrigliata da lacci e lacciuoli, da linee guida e protocolli, intesi non come raccomandazioni ma come vincoli. Emergono invece, prepotenti e vincenti, i principi fondamentali di libertà, autonomia e indipendenza, scritti nel nostro Codice deontologico”.

    L’identikit

    Completa l’indagine Censis l’identikit del “medico che vorrei”. Per il 45,5% è fondamentale la dimensione psicologica e relazionale. Per il 42,3% il valore professionale, la conoscenza tecnica e l’aggiornamento scientifico. Per il 40,9% la disponibilità e la reperibilità anche grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie. Per il 39,6% il medico ideale è il garante del diritto alla salute del paziente, perché è pronto a difenderne l’interesse anche quando questo comporta scelte al di fuori delle indicazioni predefinite (protocolli, linee guida, vincoli di budget). Per il 37,5% inoltre deve essere meno attento agli aspetti burocratici (scrivere ricette, certificati, ecc.) dedicando più tempo all’ascolto dei pazienti.