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    • 2018-11-22 20:57:37

    Cure territoriali e servizi in farmacia: integrazione ancora lontana

    Presentato a Roma il primo rapporto sulla farmacia di Cittadinanzattiva e Federfarma: "Presidi fondamentali che restano spesso esclusi dai processi di presa in carico dei pazienti cronici”


    Un potenziale non sfruttato che potrebbe garantire un salto di qualità all’assistenza sanitaria sul territorio, soprattutto con una migliore presa in carico dei pazienti con malattie croniche. È quello delle cosiddetta “farmacia dei servizi” secondo il primo rapporto annuale sulle farmacie presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva e Federfarma. Un’indagine che sintetizza così quello che viene definito il “paradosso” della farmacia italiana: presidio sul territorio ritenuto fondamentale per capillarità sul territorio, ma “dimenticato” quando si tratta di strutturare servizi in rete, come l’assistenza domiciliare integrata (Adi) o la medicina di gruppo. “È sotto gli occhi di tutti – sottolinea il report – che la farmacia dei servizi senta a decollare e che le farmacie, pur con tutta la buona volontà, restano spesso escluse dai processi di presa in carico dei pazienti cronici”.

    Il rapporto

    Il report è frutto di un’indagine che ha coinvolto 1.275 farmacie, di cui circa un quarto dislocato nelle cosiddette “aree interne” (zone disagiate e lontane dai centri urbani . La survey, realizzata con il sostegno non condizionato di Teva, ha avuto due focus tematici: il ruolo nella presa in carico delle persone con patologie croniche e il ruolo della farmacia nelle “Strategie d’intervento delle Aree interne” del Paese.

    I servizi

    Nel 63% delle farmacie del campione è presente il servizio Cup pubblico. La quasi totalità offre il servizio di prenotazione di prestazioni e esami, mentre ci sono percentuali più ridotte per quanto riguarda il pagamento del ticket e ricezione e consegna dei referti. Nell’85% dei casi il cittadino non paga nulla per il Servizio CUP in farmacia; nel 14% paga tra 1 e 2 euro; solo nell’1% dei casi paga di più (3-5 euro).

    Sempre più spesso le farmacie erogano prestazioni analitiche di prima istanza, quali test ed esami diagnostici (78% dei casi), esami di secondo livello mediante dispositivi strumentali (64% dei casi), in misura ancora residuale servizi di telemedicina. Fa eccezione la telecardiologia, che è invece abbastanza diffusa.

    Per quanto riguarda test ed esami diagnostici effettuati in farmacia, troviamo facilmente la glicemia (96%), il colesterolo totale (92%), trigliceridi (83%), emoglobina glicata (50%).
    Nel 65% dei casi le farmacie sono dotate di un sistema informatizzato o piattaforma web capace di rispondere alle necessità legate alla effettiva presa in carico dei pazienti. Mentre solo il 19% ha adottato protocolli o procedure per personalizzare il consiglio sui diversi target di utenza.

    Coinvolgimento nelle cure territoriali

    Il rapporto rileva uno scarso coinvolgimento delle farmacie da parte delle Asl. Solo il 7% delle farmacie viene coinvolto nell’erogazione dell’Assistenza domiciliare integrata, mentre è assolutamente residuale il coinvolgimento nelle diverse forme di Medicina di gruppo territoriale.
    Sul fronte della prevenzione le farmacie assicurano una consolidata collaborazione con Asl e Regioni. Alle campagne di prevenzione e screening realizzate partecipano la quasi totalità delle farmacie (87%). Tra le iniziative che le farmacie svolgono con maggiore assiduità c’è la promozione (o almeno l’adesione) ad iniziative di sensibilizzazione e informazione nei confronti di target specifici di popolazione: attività riscontrata dal 70% del campione.

    Le cronicità

    Nel 44% dei casi la farmacia partecipa a progetti e iniziative a supporto dell’aderenza terapeutica per persone affette da patologie croniche, in particolare per patologie cardio-vascolari (73%), endocrine (67%), respiratorie (46%) e metaboliche (35%). Si tratta soprattutto di progetti ed iniziative di supporto all’aderenza terapeutica in cui, al pari delle farmacie, troviamo coinvolti soggetti quali Asl (38% dei casi), case farmaceutiche (38% dei casi), l’ente Regione (25%) e i medici di medicina generale (15%).

    Le aree interne

    Dal focus sulle aree interne emergo come soltanto in 11 delle 72 “Strategie per le aree interne” elaborate (o in via di elaborazione) siano presenti degli espliciti richiami al ruolo delle farmacie.

    Le farmacie delle aree interne, per ragioni legate al contesto, sono più sollecitate a rispondere ai bisogni della popolazione anziana.

    Le farmacie coinvolte nell’Adi sono il 9% tra quelle intervistate che lavorano nelle Aree Interne, e il 7% tra quelle intervistate che sono ubicate nel resto del Paese, ma quelle delle Aree Interne sono mediamente molto più sollecitate nella preparazione e/o dispensazione a domicilio di medicinali antidolorifici (+26% rispetto alle farmacie presenti nel resto del Paese).

    Fra le peculiarità delle farmacie dislocate in queste aree, il report evidenzia una maggiore presenza di comunicazione/interazione diretta con i medici in caso di criticità o scostamento dal piano terapeutico definito (+15% rispetto al resto del Paese) e maggiore disponibilità alla ricezione e consegna referti e al controllo sull’uso improprio o abuso di medicinali, in particolare per i famaci da banco (+6%). Le criticità principali riguardano difficoltà organizzative/logistiche cui sono soggette le farmacie che operano in zone disagiate. A risentirne sono servizi come il (-17% rispetto al resto del Paese); test e esami diagnostici, campagne di prevenzione e screening.