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    • 2018-11-23 18:51:33

    Donazioni di sangue e plasma, siglato a Rieti un “patto di salute” per promuoverle

     

     

     

     Associazioni e istituzioni lanciano un appello per promuovere le donazioni, in calo negli ultimi anni e fondamentali anche per garantire la produzioni di farmaci salvavita.


    Donare per curare. Un gesto di altruismo e responsabilità che va promosso e incoraggiato. A beneficio dei pazienti che hanno bisogno di trasfusioni o attendono terapie salvavita prodotte grazie a sangue e plasma. È questo il messaggio che arriva da Rieti, nel Lazio, dove è stato siglato oggi un “Patto di salute” per sensibilizzare istituzioni, cittadini e giovani generazioni al valore della donazione. Un’iniziativa lanciata dall’Associazione immunodeficienze primitive (Aip), Fedemo, le associazioni di donatori e accolta con favore dal Centro nazionale sangue (Cns). Il patto è stato presentato oggi nel corso di un evento promosso dalla Diocesi di Rieti e si colloca in continuità con il “Patto di sangue” lanciato il mese scorso da Aip.

    Verso un documento condiviso

    “Stiamo dialogando con le associazioni di donatori e con gli altri stakeholder del ‘sistema sangue’ – spiega il presidente dell’Aip, Alessandro Segato –  per sviluppare una strategia che possa mettere al centro della donazione il paziente e l’utilità della donazione per esso, in modo tale che ci sia piena consapevolezza del gesto gratuito che si compie e dalla propria utilità per la vita delle persone che ne beneficiano. L’idea è quella di proporre un documento condiviso sui temi rilevanti della donazione che possa essere presentato per la prossima giornata della donazione che sarà il prossimo 14 giugno 2019”.

    Le donazioni di sangue e plasma in Italia

    Nel 2017, secondo i dati del Centro nazionale sangue, si contavano in Italia circa un milione e 680 milioni donatori. Il trend, tuttavia, è in flessione: si tratta, infatti, di circa 8mila donatori in meno rispetto all’anno precedente. In termini di donazioni, nel 2017 ne sono state effettuate 3.006.726, 30mila in meno a confronto con il 2016.

    “Siamo ancora largamente autosufficienti – sottolinea Roberta Siliquini, presidente del Consiglio superiore di sanità – ma sul fronte delle donazioni c’è un problema: i meno generosi sono i giovani, proprio loro che hanno tutte le carte in regola per donare”. I donatori sono sopratutto uomini (69%) e in effetti i giovani sono in minoranza: la fascia di età in cui i donatori sono più numerosi è quella 46-55 anni (il 29%). Seguono i donatori di età compresa tra 36 e 45 (26%), mentre il 13% ha tra 18 e 25 anni. Un monito per gli oltre 200 studenti delle scuole superiori che a Rieti hanno preso parte alla presentazione del “Patto di salute”.

    Nonostante il calo, l’Italia riesce a essere autosufficiente, ma solo grazie alla compensazione tra le regioni. Il contributo all’autosufficienza nazionale di globuli rossi è stato prevalentemente fornito da Piemonte (27%), Lombardia (16%), Veneto (14%), Trento (10%), Emilia-Romagna (9%).

    “In Italia abbiamo 27,7 donatori ogni mille abitanti, ma ci sono ampie differenze regionali. Bisogna sicuramente intervenire per stimolare le persone e modificare l’organizzazione”, sottolinea Siliquini.

    Alla necessità di interventi per migliorare l’organizzazione fa riferimento un messaggio inviato oggi dal sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi, ai promotori del “Patto”: “È un obiettivo prioritario incrementare la produzione di plasma e incentivare l’appropriato utilizzo dei medicinali plasmaderivati, attraverso un miglioramento della rete regionale, reperendo risorse per ampliare giorni e orari di apertura dei servizi trasfusionali,  ricorrendo a programmi per aumentare le donazioni in aferesi”.

    Per quanto riguarda le donazioni in aferesi, che consentono di separare il plasma dal sangue, sono stati raccolti nel 2017 830mila chili di plasma (+1,8% in un anno).

    “La donazione, segno di solidarietà e gratuità, e i donatori, a cui va tutta la nostra riconoscenza – sottolinea Alessandro Segato –  sono il punto di partenza per la terapia salvavita. Senza donazione e senza donatori non c’è terapia, non ci sono le immunoglobuline. In particolare la donazione di plasma, rispetto alla donazione di sangue intero, è da preferirsi in quanto più ‘efficiente’. In sostanza è possibile ricavare dal plasma più prodotto, più immunoglobuline, rispetto al sangue intero”. Ed è solo un esempio di prodotti realizzabili a partire dal plasma.

    La scelta di Rieti

    La scelta di Rieti non è causale. Qui è presente il principale stabilimento di lavorazione del plasma in Italia, di proprietà della multinazionale Shire, azienda attiva nel campo delle malattie rare. “Il sangue viene donato – spiega Massimiliano Barberis, direttore dello stabilimento di Shire a Rieti – però poi il processo che porta al paziente è molto lungo. Qui giungono sacche di plasma congelate. Attraverso processi complessi, da svolgere in condizioni di assoluta sicurezza, parti del plasma vengono separate. Da ogni litro di plasma possono essere estratti diversi prodotti. Per produrre i farmaci per il trattamento annuale di un paziente con emofilia servono circa 1.200 donazioni”.

    La dimensione etica della donazione

    Anonimato, volontarietà e gratuità sono le tre dimensioni fondamentali della donazione del sangue secondo il vescovo di Rieti, Domenico Pompili:  “Il donatore deve essere anonimo, in modo che nella relazione tra chi dona e chi riceve non ci siano condizionamenti. La donazione deve essere una scelta volontaria, che nasce dentro di noi, senza forzature. Poi c’è una terza condizione che riguarda la dimensione etica della donazione: la gratuità. E sappiamo che non funziona così in tutto il mondo, ad esempio negli Usa. Ma il sangue – sottolinea il vescovo – è come l’acqua, cioè un bene di tutti, e quindi si deve pagare solo il costo necessario per renderla fruibile”.

    A ricordare i valori di fondo che regolano la donazione è anche Stefania Vaglio del Centro nazionale sangue: “Quando l’Italia ha deciso di stabilire per legge la gratuità delle donazioni,  altri Stati erano scettici sulla nostra capacità di raggiungere l’autosufficienza. Per noi la donazione gratuita implica una forte consapevolezza del donatore e una collaborazione con le associazioni. E la promozione della donazione del sangue è stata inserita anche tra i Livelli essenziali di assistenza”.

    L’appello finale è di Aldo Ozino Calligaris, presidente della Fidas, la federazione che riunisce le associazioni italiane di donatori: “La donazione è un atto di grande responsabilità. Grazie a tutti i donatori e a coloro che lo diventeranno”.