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    • 2019-01-12 19:02:23

    Antibiotici, continua il calo della ricerca e sviluppo secondo l’Ocse

    Dal 1983 al 2012, il numero di antibiotici approvati dalla Fda è diminuito drasticamente. Inoltre, stando ai dati 2016, ci sono sempre meno aziende farmaceutiche disposte a investire in R&D in quest'area. Delle 18 del 1990 ne sono rimaste solo sei


    Continua il calo della ricerca e sviluppo sugli antibiotici. Lo conferma l’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che ha prodotto un report sul tema.

    Meno ricerca e meno aziende

    I numero dell’Ocse parlano chiaro. Dal 1983 al 2012, il numero di antibiotici approvati dalla Fda è diminuito drasticamente. Inoltre, stando ai dati 2016, ci sono sempre meno aziende farmaceutiche disposte a investire in R&D in quest’area. Delle 18 del 1990 ne sono rimaste solo sei.

    Fonte: Ocse

     

    Per quanto riguarda le approvazioni si è passati dalle 16 del trienni ’83-87 al minimo storico di due tra il 2008 e il 2012. Significativo, però, il rimbalzo dal 2013 al 2016 con tre approvazioni in più rispetto al quadriennio precedente. Bisognerà attendere un trend continuativo per capire se la ripresa c’è davvero o è solo un fuoco di paia. Allo stato attuale, vedendo i numeri, la discesa è drammatica. Dall’88 al 92 ci sono state 14 autorizzazioni, 10 tra il 1993 e il 1997, 7 tra il 1998 e il 2002 e cinque tra il 2003 e il 2007.

     

    Fonte: Ocse

     

    Le difficoltà e gli ostacoli

    Il crollo globale è dovuto soprattutto a motivi economici e alla mancanza di incentivi di mercato. Mancano i ritorni per gli investimenti e ai fatturati che non soddisfano gli appetiti delle aziende. In aggiunta ci sono anche nuove sfide scientifiche e mediche verso cui stanno convergendo le grandi multinazionali. In questo senso vanno considerate anche le difficoltà nella scoperta e nella sintetizzazione di nuove terapie antibiotiche. Si pensi che solo l’1,5% degli antibiotici in fase preclinica arriva sul mercato. Vero è che ci sono sempre maggiori studi e indagini per la scoperta di nuove molecole naturali (oceani, deserti o parti animali), ma anche qui la ricerca si scontra con difficoltà logistiche (abissi, zone impervie) e gli alti costi nel recuperarle e analizzarle.

    L’antibioticoresistenza

    E si ritorna sempre lì, alle infezioni resistenti agli antibiotici. Risuona l’avviso dell’Oms sugli effetti potenzialmente devastanti dell’aumento dell’aggressività di questi batteri a causa di un armamentario terapeutico non all’altezza. Nel 2018 sono state 47 milioni le infezioni antibioticoresistenti di cui il 60% di natura respiratoria. Il 20% ha riguardato il gonococco (responsabile della gonorrea). Dallo schema si evidenziano quattro Paesi dell’area Ocse  in cui la situazione è seria. Messico, Giappone, Stati Uniti e Turchia. Questi due con oltre 9 milioni e mezzo di infezioni. L’Italia si attesta nella parte alta della “classifica” con circa 0,5 milioni di casi.

     

    Fonte: Ocse