logo
EMA-ROMA su facebook
    • 2019-01-19 16:01:09

    Sanità pubblica “intasata”: anche gli ospedali privati chiedono una nuova governance

    Nell’ultimo anno circa 20 milioni di italiani hanno sperimentato le criticità delle liste d’attesa per prestazioni specialistiche e ricoveri. A dirlo è l’ultimo rapporto dell’Aiop, che chiede di aumentare l’offerta dei servizi promuovendo l’integrazione tra pubblico e privato


    Rinuncia alle cure, ricorso al privato, accessi inappropriati in Pronto Soccorso e viaggi verso altre Regioni. Sono alcune delle conseguenze di una sanità pubblica afflitta da liste d’attesa troppo lunghe. A dirlo è l’ultimo rapporto dell’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) presentato oggi al Senato: nell’ultimo anno, circa 20 milioni di italiani hanno sperimentato la criticità delle liste d’attesa per accedere a prestazioni specialistiche, oppure per un ricovero in ospedale.

    I numeri

    Secondo il report “Ospedali e Salute 2018”, realizzato per Aiop da Ermeneia, nell’ultimo anno, le liste d’attesa più lunghe – oltre i 60 e fino a 120 giorni – hanno interessato il 35,6% degli utenti per le visite specialistiche, il 31% per i piccoli interventi ambulatoriali, il 22,7% per gli accertamenti diagnostici e il 15% per i ricoveri in ospedale pubblico per interventi più gravi. Hanno un certo peso anche le attese tra i 30 e i 60 giorni, soprattutto per l’accesso a visite specialistiche (22,6%), accertamenti diagnostici (20%) e ricoveri (18,3%).

    Le liste d’attesa sono  – secondo il report – la prima causa di rinuncia alle cure (51,7%, +4,1 punti rispetto al 2017), e concorrono ad alimentare, da un lato la spesa out-of-pocket, dall’altro la mobilità sanitaria: oltre il 30% degli utenti, infatti, per accedere più rapidamente a una visita o a un esame, sceglie di rivolgersi ad altre strutture, di pagare privatamente le prestazioni o ricorrere ad ospedali in altre regioni.

    Accessi evitabili al Pronto Soccorso

    Per evitare le attese si ricorre spesso a un uso improprio del Pronto Soccorso.  Oltre la metà degli italiani in lista d’attesa (10,6 milioni) ha vissuto almeno un’esperienza di accesso al Pronto Soccorso,  registrando, nel 20,7% dei casi, ulteriori attese, in media tra le 3 e le 10 ore prima di essere visitati. Oltre il 50% ricorre ai presidi di emergenza quando non non trova una risposta dalla medicina territoriale e in almeno un caso su quattro ricorre al Pronto Soccorso per per ridurre i tempi di accesso a visite, accertamenti diagnostici e ricoveri. Le conseguenze per l’efficienza del sistema sono intuibili.

    Le difficoltà di accesso minano la fiducia verso la sanità pubblica. In generale, un italiano su tre, tra coloro che hanno avuto esperienze di liste d’attesa e/o di Pronto Soccorso, si dichiara insoddisfatto del Servizio Sanitario della propria regione, soprattutto degli ospedali pubblici (32,6%) e delle strutture delle Asl (28,6%), in percentuale minore, invece, degli ospedali privati accreditati (18,3%) e delle cliniche a pagamento (14,3%).

    Suggerimenti

    Per migliorare la gestione delle liste d’attesa, oltre l’80% degli utenti suggerisce di ampliare gli orari di visita degli ambulatori di medicina generale e un utilizzo integrato di altri ospedali pubblici di zona. Oltre  il 50% degli utenti, pur di arginare il fenomeno, sarebbe disposto a pagare un ticket più alto.

    Il ruolo della sanità privata

    “A causa delle liste d’attesa, molti cittadini si trovano costretti a rinunciare alle cure, a pagarle direttamente o a migrare nelle regioni nelle quali l’offerta sanitaria è programmata meglio, in termini quali-quantitativi, per ricevere un’assistenza sanitaria efficiente, efficace e in tempi ragionevoli”, commenta Barbara Cittadini, presidente di Aiop. La proposta dell’associazione è di “aumentare l’offerta dei servizi erogati , promuovendo la piena integrazione tra la componente di diritto pubblico e quella di diritto privato del Ssn, al fine di consentire l’accesso di tutti i cittadini alle prestazioni sanitarie, nei rispettivi territori di appartenenza”.

    Sileri (M5S): “Il privato può integrare ma non sostituire”

    “Per noi la sanità è prima pubblica”, sottolinea Pierpaolo Sileri, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. “Quando si è sistemata la sanità pubblica, può esserci quella privata, come integrazione e non come sostituzione. Poi, è evidente, è una scelta del cittadino dove farsi curare. Vorremmo un Ssn – prosegue Sileri – omogeneo, buono se non ottimo, su tutto il territorio nazionale”. Per riuscirci servono risorse, soprattutto umane: “Stiamo cercando le soluzioni e andrà rinnovato il contratto dei medici. Ma sono necessarie assunzioni, è necessario colmare gli spazi vuoti all’interno dei Pronto Soccorso, dove mancano i medici, e rivedere tutta la rete del personale sanitario”.

    Coletto: rivedere tetto per la spesa privata accreditata

    Secondo Luca Coletto, sottosegretario alla Salute, vanno rivisti i tetti per la spesa privata accreditata: “Il Patto della Salute è una grande opportunità, come lo è stato la scorsa volta, e lo sarà anche questa volta. Daremo un vestito nuovo alla sanità, riprogrammando, revisionando e ristrutturando questo Ssn . Il Patto potrebbe essere uno dei veicoli per revisionare e rimodulare il tetto. Io penso che gestendolo al meglio si possa addirittura spendere meno e – conclude Coletto – avere migliori risultati”.