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    • 2019-01-24 12:41:51

    Vaccini, ecco come si stanno muovendo le Regioni

    Il primo rapporto dell’Osservatorio strategie vaccinali, presentato al Senato, fotografa i modelli organizzativi: un “puzzle” di soluzioni diverse persino da un’Asl all’altra, ma anche tanti punti in comune

    vaccini

    Regione che vai, strategia vaccinale che trovi. Con differenze persino tra un’Asl e l’altra e criticità sparse. Ma anche buone pratiche comuni. È, in estrema sintesi, il bilancio emerso dal primo rapporto dell’Osservatorio strategie vaccinali presentato oggi al Senato, frutto di una ricerca coordinata da Michele Conversano, direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Taranto e da Federico Spandonaro, economista di Crea Sanità-Tor Vergata.

    “I dati – spiega Daniela D’Angela, ricercatrice del Crea – derivano da una survey indirizzata a tutti i direttori dei dipartimenti di Prevenzione presenti sul territorio nazionale (circa 80). Le principali informazioni analizzate riguardano tipologie di vaccinazioni offerte (incluse o meno nel Pnpv 2017-2019); struttura organizzativa dei servizi vaccinali; presenza di anagrafe vaccinale informatizzata, modalità di accesso della popolazione alle sedute vaccinali, nonché iniziative di comunicazione per promuovere l’adesione ai programmi vaccinali”. Ecco, in sintesi, alcuni dei risultati principali.

    L’offerta gratuita dei vaccini

    Per quanto riguarda l’offerta gratuita delle vaccinazioni previste dal Piano Nazionale, tutte le Regioni dichiarano di aver adeguato il proprio calendario, almeno per l’età pediatrica, mentre il 95,5% degli intervistati afferma di aver avviato tutte le campagne di vaccinazione raccomandate per l’adulto/anziano.

    Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Sicilia risultano regioni particolarmente “virtuose” in merito all’offerta, in quanto oltre a quella inserita fra i Livelli essenziali di assistenza (Lea) l’offerta è stata ampliata con altre vaccinazioni (ad es. encefalite da zecca, epatite A, ecc..).

    Dati frammentati

    A proposito dell’anagrafe vaccinale il report segnala un’eccessiva frammentazione dei sistemi informativi. Dato da non sottovalutare visto il percorso di realizzazione di un’anagrafe unica nazionale, prevista per il 2019 dal Pnpv. Se per le vaccinazioni pediatriche, si tutti i Servizi considerati sono provvisti di un’anagrafe vaccinale informatizzata. Nel 54% dei casi questa copre l’intera Regione, limitandosi negli altri casi al territorio di competenza delle singole aziende sanitarie.

    Se si focalizza l’attenzione sulle vaccinazioni dell’adulto/anziano la situazione peggiora sensibilmente: il 34% degli operatori lamenta la totale assenza di un’anagrafe vaccinale informatizzata per queste fasce d’età. Infatti, selezionando unicamente i territori in cui l’anagrafe vaccinale dell’adulto/anziano è disponibile, emerge che solo nel 14% dei casi i medici di famiglia vi hanno accesso.

    Politiche vaccinali

    Quasi la totalità degli intervistati afferma che la governance delle politiche vaccinali attuate dalle Regioni è affidata a un’apposita commissione individuata a livello regionale. Una criticità emerge in merito alle figure incluse nelle commissioni vaccinali: se, infatti, in tutte le Regioni i dipartimenti di prevenzione (o strutture equivalenti) contribuiscono attivamente alle politiche vaccinali, non si può dire lo stesso dei docenti universitari, coinvolti in 10 Regioni, e dei rappresentanti delle società scientifiche dei medici di assistenza primaria, presenti addirittura solo in 6 di esse.

    Gare d’acquisto

    Quanto all’approvvigionamento dei vaccini, l’indagine rileva una sostanziale uniformità fra le procedure adottate nei Servizi vaccinali italiani: sono le Regioni, infatti, a occuparsi sia della scelta dei prodotti da utilizzare nel 77-86% dei casi (le due percentuali si riferiscono, da un lato, alle vaccinazioni adulto/anziano e, dell’altro, a quelle pediatriche).

    Pediatri poco coinvolti

    La vaccinazione pediatrica è affidata in modo esclusivo ai Servizi vaccinali secondo quasi il 90% degli aderenti all’indagine. In alcune Regioni è presente un modello in cui i pediatri di libera scelta supportano i Servizi vaccinali, affiancandoli nell’immunizzazione pediatrica.

    Vaccini per gli adalti

    La somministrazione delle vaccinazioni dell’adulto/anziano merita un discorso a parte, in quanto risulta di competenza dei Mmg secondo il 91% degli intervistati per l’antinfluenzale, il 72% per l’antipneumococcica e solo il 25% per l’anti-zoster. Per quest’ultima vaccinazione sono state fatte al momento scelte differenti in relazione probabilmente ad alcuni fattori peculiari del prodotto, spiega il report: “La difficoltà per i Mmg nella destagionalizzazione della somministrazione rispetto all’antinfluenzale, l’incompleta conoscenza delle indicazioni per un vaccino di recente introduzione e, soprattutto, i problemi di stoccaggio presentati da un vaccino vivo attenuato, che richiede più di altri il rispetto della catena del freddo”.

    Il medico di famiglia

    Il 42% degli intervistati ha risposto che la partecipazione alle attività vaccinali da parte dei Mmg non è obbligatoria, pur essendo prevista dall’Accordo collettivo nazionale (Acn) che ne disciplina gli obblighi convenzionali, e solo il 17% ritiene che i Mmg eseguano un’azione di chiamata attiva delle vaccinazioni.

    La comunicazione

    La sanità pubblica predilige ancora una comunicazione tradizionale per l’attività di comunicazione e promozione vaccinale. Sono molto diffusi l’utilizzo di materiale divulgativo cartaceo (locandine, brochure, ecc.), i siti web istituzionali, gli interventi sui mass-media locali e quelli nelle scuole, mentre molto scarsa è la comunicazione sui social network.