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    • 2019-03-19 11:40:19

    Antibiotico-resistenza: in Europa i superbatteri non arretrano

    Gli antibiotici sono armi sempre più spuntate e il fenomeno “non mostra segni di diminuzione”. A dirlo è una relazione congiunta del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dell’Autorità europea per la sicurezza elementare (Efsa) sulle malattie trasmissibili tra uomo e animali


    In Europa gli antibiotici per trattare le malattie trasmissibili tra animali e uomo funziona sempre meno. A dirlo è una relazione congiunta del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), in cui si afferma che l’antibiotico-resistenza “non mostra segni di diminuzione”.

    I dati principali

    La relazione presenta i dati raccolti da 28 Stati membri dell’Ue su esseri umani, suini e vitelli di età inferiore a un anno. Il report conferma l’aumento della resistenza agli antibiotici già individuata negli anni precedenti. In particolare, segnala come gli antimicrobici usati per trattare malattie come la campilobatteriosi e la salmonellosi stanno perdendo sempre più efficacia.  Secondo il rapporto, che si riferisce ai dati del 2017, in alcuni Paesi la resistenza ai fluorochinoloni (come la ciprofloxacina) nei batteri del genere campylobacter è talmente alta che tali antimicrobici non funzionano più per il trattamento di casi gravi di campilobatteriosi. La maggior parte dei Paesi ha riferito che la salmonella nell’uomo è sempre più resistente ai fluorochinoloni. Nel caso della salmonella, la multi-farmaco resistenza (ovvero la resistenza a tre o più antimicrobici) è elevata sia nell’uomo che negli animali. Nel caso del campylobacter sono stati percentuali da alte ad altissime di batteri resistenti alla ciprofloxacina e alle tetracicline.

    Campanello d’allarme

    “Il rapporto – commenta Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare – dovrebbe far squillare ancora una volta campanelli d’allarme: evidenzia che stiamo entrando in un mondo in cui infezioni comuni diventano sempre più difficili – e talvolta impossibili – da trattare. Tuttavia politiche ambiziose, promosse da alcuni Paesi in cui si limita l’uso degli antimicrobici, hanno portato a una diminuzione della resistenza ad essi. Dunque, prima che i campanelli d’ allarme diventino sirene assordanti, assicuriamoci di agire sempre più tutti insieme, in ogni Paese e in tutti i settori della sanità pubblica, della salute animale e dell’ambiente sotto l’ombrello di un approccio unitario alla salute (One Health)”.

    Politiche rigorose

    Secondo gli esperti, bisogna insistere con le azione per il contrasto all’antibiotico-resistenza: “Abbiamo visto che quando gli Stati membri hanno attuato politiche rigorose, la resistenza agli antimicrobici negli animali è diminuita. Le relazioni annuali delle agenzie europee e nazionali includono di ciò esempi degni di nota. Ciò dovrebbe servire da ispirazione per altri Paesi “, sottolinea Marta Hugas, responsabile scientifico capo all’Efsa.

    Nel giugno 2017 la Commissione europea ha adottato un piano d’azione sanitario unitario dell’UE contro la resistenza antimicrobica. Anche i nuovi regolamenti Ue sui farmaci veterinari e i mangimi medicato contengono misure per promuovere un uso più appropriato degli antibiotici.