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    • 2019-03-19 11:41:01

    Mercato e digitalizzazione, il prodotto non può più essere centrale

     

     

    Con il paziente che diventa sempre più consumatore devono cambiare gli approcci al business. Il rischio di rimanere indietro è troppo alto e per questo le imprese devono abituarsi all'idea che o si cambia o si fallisce e quindi bisogna offrire servizi, oltre che prodotti


    Nel binomio mercato e digitalizzazione, il singolo prodotto non può più essere centrale nella strategia di un’azienda. Il rischio di fallire è troppo alto e i modelli di business vanno rinverditi.

    Consumatore e competitività

    A mettere i puntini sulle “i” è Elia Ganzi Business operations & established portfolio director di Roche durante il suo intervento a Wired health 2019 a Milano il 13 marzo. “C’è l’avvento del cliente. Dopo quasi un secolo di business-centre stiamo assistendo a un cambio di paradigma molto profondo”, spiega. “Ci sarà uno spartiacque tra le aziende che rischiano di restare indietro e quelle che sapranno ristrutturarsi. I pazienti stanno diventando sempre più clienti dei servizi grazie ai trend tecnologici e social che lo vogliono più critico e informato. Si hanno maggiori aspettative sull’accesso personalizzato alle terapie e ciò riguarda tutti i settori industriali”.

    Uno dei problemi secondo Ganzi è che il mondo farmaceutico è molto intermediato. Non sempre c’è il contatto tra paziente e azienda. Per questo serve una rete di servizi che l’impresa deve mettere a disposizione. E qui il secondo problema, la competitività. “Il farma è in ritardo da questo punto di vista anche perché sta aumentando la competizione in più settori”. I competitor non sono più solo nell’ambito healthcare, ma anche nell’It o dei servizi. Senza considerare poi nuovi soggetti come Amazon o Google che stanno entrando prepotentemente nel mercato. “Chi arriva sul mercato per primo non rimarrà primo a lungo”, chiosa Ganzi. “Certamente è un bene per i pazienti e clinici per la moltitudine di soluzioni, ma per l’industria è un problema. Non si vince più col prodotto”. conclude Ganzi.

    Ridurre i tempi

    Sull’argomento sono intervenuti anche Massimo Visentin, presidente e amministratore delegato di Pfizer Italia, e Michele Perrino, presidente e amministratore delegato di Medtronic Italia. “Per sviluppare un farmaco nuovo ci vogliono 15 anni con una spesa di 2,5 miliardi di dollari. Non possiamo fare aspettare i pazienti – spiega Visentin – e servono soluzioni nuove. Una su tutte l’intelligenza artificiale. Un medico legge circa 200-300 articoli all’anno. Con i sistemi di Ia se ne può leggere un milione. Questo accelererebbe i processi”. C’è anche un discorso di partership da fare. “Dobbiamo cambiare il business così come non è stato fatto negli ultimi 60 anni. Cambia di conseguenza anche la governance e le necessità di cercare altrove partnership”, dice Perrino. “Cambiano i profili aziendali, la tecnologia e l’attenzione sul mercato che non è più quello di un fornitore del device che invece vuole creare un offerta di presa in carico. Le implicazioni sono enormi”, continua l’ad di Medtronic. In questo senso le acquisizioni e le alleanze anche extrasettore sono cruciali per sviluppare nuovi businesse e non rimanere indietro.