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    • 2019-06-24 08:08:51

    Invecchiamento e cronicità in aumento, serve un nuovo concetto di salute

    È quanto emerso dal convegno "Healthytude, un nuovo concetto di salute", organizzato da EY e Campus Fandango Club, che si è svolto a Milano venerdì 21 giugno all’interno della prima settimana milanese dedicata alla salute e al benessere


    La domanda di salute in Italia è destinata a crescere. Perché, secondo le stime, nel 2040 il 33% degli italiani avrà più di 65 anni, con conseguente aumento delle malattie croniche. Al tempo stesso, i limiti di budget imposti alla sanità pubblica continueranno a indebolire i l’offerta di servizi sanitari, ampliando le diseguaglianze nella popolazione. Per tutti questi motivi serve ripensare il concetto di salute. È questo in sintesi il concetto alla base del convegno “Healthytude. Un nuovo concetto di salute”, che si è svolto a Milano venerdì 21 giugno all’interno nell’ambito di Healthytude, prima settimana milanese dedicata alla salute e al benessere, ideata da Campus Fandango Club ed EY.

    Salute, un sistema in evoluzione

    Dal convegno è emerso quanto il sistema della salute nel nostro Paese si stia trasformando. A dirlo sono soprattutto i numeri: quelli dei limiti alla spesa sanitaria pubblica innanzitutto. Che si prevede scenderà fino al 6,4% del Pil nel 2021 (era il 6,8% nel 2016). A tutto ciò si aggiunge l’aumento dei tempi di attesa per prestazioni nelle strutture sanitarie pubbliche, arrivati nel 2017 a 80 giorni (+13% rispetto al 2014), il doppio rispetto alle strutture accreditate private (42 giorni) e 10 volte superiori al settore privato puro. Inoltre, e qui il dato più preoccupante, si stima che oggi 12 milioni di italiani rinuncino alle cure, il doppio rispetto a 10 anni fa.

    Oggi la sanità pubblica è pressata tra la necessità di contenere la spesa e quella di far fronte a una domanda di salute crescente”, ha affermato Donato Iacovone, amministratore delegato di Ey in Italia e managing partner dell’area mediterranea. “Abbiamo stimato che nei prossimi anni la spesa sanitaria complessiva crescerà a un tasso annuo del 2,2%. In particolare, nel 2024, la spesa pubblica raggiungerà i 124 miliardi di euro, con un incremento annuo dell’1,3%, mentre la spesa privata aumenterà del 4,4% arrivando a toccare i 56 miliardi, di cui 50 solventi, 4 di assicurazioni private e 2 di fondi sanitari integrativi.

    “Il settore della salute e del benessere”, continua Iacovone, “si trova ad affrontare nuove importanti sfide. Occorre quindi un nuovo modello di salute che faciliti la collaborazione tra tutti gli attori dell’ecosistema e migliori la qualità della salute in modo sostenibile e accessibile, facendo leva sul potenziale dei dati e delle nuove tecnologie, con la persona e il suo benessere al centro”.

     Il ruolo delle persone nella gestione della salute

    Oggi le persone hanno un ruolo sempre più attivo nel gestire la propria salute e prevenire le patologie, adottando comportamenti sani in tema di nutrizione ed esercizio fisco e monitorando il proprio stato, supportati dagli strumenti tecnologici. L’uso delle tecnologie consente, inoltre, la raccolta di dati che possono essere analizzati per migliorare le modalità di prevenzione, diagnosi e cura. Oggi un italiano su due monitora i propri progressi sportivi con tecnologie wearable e applicazioni smartphone. Nel 2017 l’investimento italiano in sanità digitale è stato pari a 1,3 miliardi di euro.

    L’incidenza dell’invecchiamento

    L’invecchiamento della popolazione incide, oltre che sul sistema sanitario e previdenziale, anche sul modello di organizzazione del lavoro. Si stima che in Italia l’età media della popolazione abbia raggiunto i 44,9 anni nel 2017 e che possa salire fino a 50,2 anni nel 2061. In alcuni settori, come la Pubblica Amministrazione e le grandi aziende, l’età media dei lavoratori è già ben al di sopra dei 50 anni. Allo stesso tempo diminuisce la popolazione in età da lavoro: si prevede che in Italia nel 2040, le persone in età lavorativa saranno 31,5 milioni, in calo di 5 milioni rispetto ad oggi.

    Questa situazione ha un impatto sulla produttività. In Italia, il cosiddetto dividendo demografico, cioè il contributo alla crescita economica fornito dall’aumento della popolazione attiva, è già divenuto negativo a partire dagli anni ’90 e, a condizioni invariate, non tornerà positivo prima del decennio 2051- 2060.

    Perché serve lavorare (e studiare) di più e tutti

    Per rendere più sostenibili le conseguenze di una popolazione più anziana, sono possibili alcune risposte. In primo luogo, lavorare più a lungo e meglio. Si tratta, in realtà, di un processo già in atto: dagli anni ‘2000, per effetto della modifica delle regole sull’età pensionabile, l’occupazione nella fasce di età 45-54 anni e 55-64 anni ha cominciato a crescere in modo esponenziale. Queste categorie di lavoratori necessitano di un aggiornamento delle competenze, che richiede investimenti strutturati.

    In secondo luogo, lavorare di più tutti. Oggi, in Italia, il tasso di occupazione femminile è inferiore del 14,3% rispetto alla media Ue, mentre il tasso di occupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni è più basso del 17,9%.

    Infine, occorre studiare di più: i tassi di attività e occupazione sono strutturalmente più elevati tra i gruppi con più elevato livello d’istruzione. È stato stimato che, se il nostro paese entro il 2040 raggiungesse la composizione per grado di istruzione della popolazione in età da lavoro della Germania, nel lungo periodo potrebbe conseguire un aumento del 3,1 % del Pil pro capite rispetto ai livelli attuali.