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    • 2019-07-10 10:23:52

    Se la veterinaria pubblica rischia l'estinzione

     

    Mai come ora la professione ha goduto di tanta importanza a livello mondiale. Tuttavia entro il 2025 il 40% dei dirigenti veterinari nelle Asl andrà in pensione con i conseguenti dubbi sul turn-over. Un'anteprima dei contenuti nell'editoriale del secondo numero del trimestrale dedicato alla salute animale


    Servono veterinari pubblici, anzi no. A leggere dalla prima all’ultima delle righe di questo giornale, l’importanza e la crucialità della categoria professionale si affermano in modo inconfutabile ma, forse, allo stesso tempo misconosciuto per la gran parte della società italiana. La sintesi migliore del problema l’ha formulata Aldo Grasselli, presidente della Federazione veterinari medici e dirigenti sanitari (Fvm): “La veterinaria pubblica non ha mai goduto di tanta importanza a livello mondiale come in questi anni di globalizzazione dei commerci e degli scambi di merci e di conseguenza dei rischi per la salute animale e umana”.

    Deadline: 2025

    Eppure – come spiega ancora Grasselli – entro il 2025 andrà in pensione circa il 40% degli attuali veterinari dirigenti, i quali non saranno sostituiti. La conclusione è che se le Regioni non correranno ai ripari, proprio l’Italia – ponte sul Mediterraneo e patria del food di qualità – potrebbe diventare luogo di diffusione di gravi patologie animali che impatterebbero pesantemente sulla nostra economia, con il rischio di non poter esportare per anni. Il quadro disegnato dall’esperto corrobora quanto rappresentato nell’intervista rilasciata da Romano Marabelli, presidente onorario e consigliere dell’Oie (l’Oms della sanità animale).

    La veterinaria nello scacchiere globale

    Marabelli enfatizza e documenta la fondamentale rilevanza dei controlli pubblici e dell’azione dei governi mondiali – in un’ottica “One Health” – in un’epoca e in uno scacchiere globale che finalmente attribuisce grande valore a vigilanza, presidio delle filiere alimentari e certificazioni, per arrivare alla qualità ambita dai consumatori e premiata dai mercati. Il professore, che ha pure ricoperto la carica di segretario generale del ministero della Salute italiano, rivendica proprio all’Italia il primato di una veterinaria inserita nel sistema pubblico, potendo così garantire la tutela e l’interesse dei cittadini attraverso l’efficacia dei controlli, al netto delle immancabili crisi che negli anni si sono succedute.

    Eppure le prospettive del settore sono rosee

    Considerata la domanda crescente di proteine animali a livello mondiale e il ruolo che l’Italia s’è ritagliata nel tempo, le prospettive della veterinaria pubblica sarebbero addirittura rosee. In proposito non passa inosservata la notizia rimbalzata nelle scorse settimane, secondo cui la sede di Palermo dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia diventerà il Centro di coordinamento scientifico e tecnico del Remesa, la rete dei Paesi mediterranei impegnati nella prevenzione delle malattie animali. Lo scorso 26 giugno è stata approvata una risoluzione ad hoc dai responsabili dei servizi veterinari dei Paesi dell’area del Mediterraneo. Il coordinamento siciliano avrà il compito di sviluppare le attività individuate dai singoli Paesi e dal Segretariato Fao/Oie del Remesa stesso.

    La programmazione

    A fronte di tutto ciò è lecito attendersi uno sforzo programmatorio maggiore da parte delle istituzioni nazionali, centrato proprio sulla risorsa umana, la sua formazione e impiego in tutti i gangli dell’organizzazione sanitaria e della produzione alimentare. Un’occasione è imminente: la consultazione pubblica indetta dal ministero per preparare il prossimo Patto per la Salute. I veterinari potranno e dovranno farsi sentire. Noi di AboutPharma Animal Health daremo spazio alla loro voce.