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    • 2019-09-23 20:58:19

    Biotech in veterinaria, cresce sempre di più l’interesse delle aziende

    Biotech in veterinaria, cresce sempre di più l’interesse delle aziende

    Costi più bassi del passato e un tasso di fallimento minore rispetto ai trial umani. Ecco alcune considerazioni su un settore che si sta espandendo sempre di più


    Il biotech in veterinaria sta crescendo sempre più grazie a una maggiore attenzione delle aziende del settore. Come suggerisce Reuters, l’arrivo di nuovi farmaci biotecnologici sarebbe una manna per un mercato di circa 44 miliardi di dollari al momento dominato da vaccini, antiparassitari e antiinfettivi.

    Abbattuti i costi di produzione

    Se un tempo i costi di produzione erano molto alti, negli ultimi anni si è assistito a un drastico calo. Secondo Cheryl London della Cummings school of veterinary medicine alla Tufts university in Massachussetts “non avvengono così tanti fallimenti come nella medicina umana. Molti test hanno successo”. Ciò spiegherebbe, secondo London, l’abbassamento dei costi di ricerca e produzione di un medicinale per i pet. Un esempio da questo punto di vista è dato da Zoetis che da tempo sta puntando proprio su questa tipologia di ricerca e che nel 2016 ha lanciato un vero e proprio blockbuster per il prurito canino. Nel giro di pochi anni è diventato un farmaco vendutissimo: nel 2018 ha generato 129 milioni di dollari di vendite che nella prima metà del 2019 sono schizzate del 65%.

    L’occhio delle società

    Di società attive in questo campo e che si sono mosse negli ultimi anni ce ne sono un po’. Una è Aratana Therapeutics che nel 2015 ha lanciato un anti linfoma canino pur non avendo avuto un riscontro economico rilevante. Un’altra è la startup Adivo che nel marzo 2018 ha lasciato la biotech Morphosys e adesso sta negoziando con la (ormai ex) unità animale di Bayer. Al centro del tavolo una piattaforma di ricerca per uno specifico anticorpo monoclonale.

    Il problema dell’accessibilità

    Non parliamo delle migliaia e migliaia di dollari che una cura biotecnologica umana, ma certamente i listini dei medicinali per cani e gatti non sono sempre facili da accettare per i padroni. Non esistendo la rimborsabilità statale, le aziende decidono autonomamente il prezzo della cura. Ciò che influenza le fluttuazioni è semplicemente la concorrenza tra privati. Il farmaco di Zoetis, per esempio, in un ospedale dei Connecticut, sempre stando a quanto dice Reuters, spende fino a 104 dollari per un cane del peso di 18 kg. E anche lì, dipende dalla condizione dell’animale e dalla tipologia di patologia, se cronica o acuta.