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    • 2019-09-26 18:30:28

    Gimbe avverte: stop ai chek-up periodici, sono costosi e dannosi

    Gimbe avverte: stop ai chek-up periodici, sono costosi e dannosi

    Basandosi su una ricerca pubblicata su Bmj, la fondazione di Nino Cartabellotta teme i casi di sovradiagnosi e di conseguenza la rincorsa a test inutili che gravano pesantemente sulle casse del servizio sanitario nazionale


    I check-up periodici con comuni test di laboratorio (esami del sangue) e strumentali sono estremamente diffusi in tutti i paesi industrializzati e quasi sempre a carico del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Eppure, secondo la Fondazione Gimbe, le evidenze scientifiche suggeriscono che nella popolazione generale i check-up sono lungi dal migliorarne lo stato di salute. Anzi possono addirittura peggiorarlo in conseguenza di fenomeni di sovra-diagnosi e sovra-trattamento, determinando al tempo stesso uno spreco di risorse sia pubbliche che private.

    Il lavoro pubblicato su Bmj

    Recentemente i ricercatori del Centre for evidence-based medicine di Oxford hanno pubblicato sulla rivista BMJ Evidence-based Medicine il seguente “verdetto” basato sulle migliori evidenze scientifiche: “Non esistono convincenti evidenze per supportare l’utilizzo dei check-up generici nell’ambito delle cure primarie. Non sembrano efficaci nel modificare esiti di salute rilevanti e non esistono evidenze di elevata qualità a supporto della loro costo-efficacia, in particolare se confrontati con le modalità standard di cure primarie”. In altre parole, secondo Gimbe, il “verdetto” conferma l’inefficacia dei check-up e il conseguente spreco di risorse. Il testo ribadisce inoltre che nelle persone sane l’esecuzione periodica di test di laboratorio e strumentali deve essere sempre personalizzata dal medico di famiglia in relazione ad età, sesso, specifici fattori di rischio di malattia, storia personale e familiare.

    I “pacchetti” di esami su internet

    “Eppure digitando su Google la parola “check-up” – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – la ricerca restituisce innumerevoli siti web che offrono “pacchetti” di test diagnostici proponendoli come insostituibile strumento di prevenzione e diagnosi precoce”. Un rischio, secondo al fondazione di Cartabellotta, nel trasmettere alla popolazione sana un messaggio al tempo stesso anti-scientifico e consumistico. “Questi “pacchetti” – precisa Cartabellotta – vengono proposti soprattutto da chi in sanità genera profitti. Parliamo di centri medici privati, compagnie assicurative e fondi sanitari, con una terminologia più consona a un catalogo commerciale che alla tutela della salute: per uomo e per donna, base, avanzato, plus. Tuttavia, è inaccettabile che alcune Regioni abbiano deliberato la possibilità per le aziende sanitarie di promuovere check-up a pagamento, che peraltro includono screening oncologici già inclusi nei livelli essenziali di assistenza”.

    Rischi benefici dei check-up

    Il verdetto dei ricercatori di Oxford si basa sull’ultima revisione sistematica Cochrane che ha valutato benefici e rischi dei check-up definiti come “l’esecuzione di test diagnostici per più di una malattia o fattore di rischio in più di un organo o un apparato”. Cartabellotta puntualizza: “sostanzialmente si tratta di un periodico “tagliando” effettuato con l’inverosimile obiettivo di identificare tutte le malattie in tutte le persone tramite esami strumentali non invasivi (elettrocardiogramma, radiografia del torace, ecografia addominale) e test di laboratorio (emocromo, esame delle urine, glicemia, test di funzionalità renale, epatica, tiroidea, profilo lipidico)”.

    La revisione Cochrane

    La revisione Cochrane include 17 studi clinici randomizzati di cui 15 riportano dati relativi ad oltre 250 mila partecipanti. I risultati dimostrano che i check-up non riducono la mortalità totale né quella per tumori e non hanno un impatto significativo su mortalità cardiovascolare, ictus e infarto fatale e non fatale. Nonostante alcuni limiti metodologici rilevati dagli autori, questi risultati sono coerenti con quelli di altre revisioni. In particolare relative all’ambito delle cure primarie.

    Effetto cascata

    “Peraltro la revisione Cochrane – continua Cartabellotta – non valuta l’impatto clinico ed economico della sovra-diagnosi. L’utilizzo inappropriato di test diagnostici sempre più sensibili, infatti, porta ad etichettare come malate persone il cui stadio di malattia è troppo precoce, molto lieve e/o non evolutivo. Ciò genera a cascata ulteriori approfondimenti diagnostici e trattamenti non necessari che configurano il fenomeno del sovra-trattamento”.

    La Redazione del nostro Sito consiglia i lettori di chiedere maggiori delucidazioni al medico di fiducia