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    • 2019-09-30 12:34:21

    Improbabile ora pensare a una class action europea sul caso ranitidina

    L'intervento tempestivo dell'Ema e dell'Aifa ha impedito che il rischio potenziale si trasformasse in rischio reale. Difficile pensare che i pazienti europei si muovano per vie legali senza dati effettivi su danni provocati dai farmaci coinvolti dall'indagine


    Difficile pensare alle class action sul caso ranitidina da parte dei pazienti europei. Non ci sono ancora evidenze di rischi effettivi sulla salute dei cittadini dell’Ue, quindi non è detto che portare alla sbarra le aziende sia una strada percorribile. Anzi, a quanto dicono gli addetti ai lavori, la risposta celere di Ema ha scongiurato il verificarsi di eventi avversi pericolosi con il ritiro immediato dei prodotti sospetti. Nessun parallelismo pare con le bagarre giudiziarie sulla crisi degli oppioidi in Usa.

     Il principio di precauzione

    Si potrebbe citare il famoso detto “prevenire è meglio che curare”. L’Agenzia europea dei medicinali, attraverso il Comitato dei medicinali a uso umano, ha ragionato così e ancor prima di verificare con mano la pericolosità della nitrosammina, ha preferito bloccare tutto, valutare e poi fare le dovute valutazioni. È valso, in sostanza, il principio di precauzione previsto dall’articolo 191 del Trattato di funzionamento dell’Ue (Tfue). Il suo scopo è garantire un alto livello di protezione dell’ambiente grazie a delle prese di posizione preventive in caso di rischio. Tuttavia, nella pratica, il campo di applicazione del principio è molto più vasto e si estende anche alla politica dei consumatori, alla legislazione europea sugli alimenti, alla salute umana, animale e vegetale.

    “È stato applicato in senso molto rigoroso – commenta Vincenzo Salvatore leader del Focus Team Healthcare e Life sciences dello studio legale BonelliErede – per evitare che un rischio potenziale diventi reale. Il risarcimento individuale o collettivo, come nel caso delle class action, si promuove quando il danno c’è. Al momento non è stato rilevato nulla di simile”. Poi conclude “Per fortuna che c’è stata questa azione dell’Ema che è stata tutto fuorché spropositata. È stata corretta, segno che il sistema di farmacovigilanza funziona”.

    Sbilanciamento di interessi

    Salvatore sottolinea una questione: “Laddove il rischio è potenziale o reale, le istituzioni intervengono per evitare l’esposizione ai soggetti destinatari. Ciò lede un interesse commerciale, tuttavia, a differenza degli Usa, ad esempio, l’Europa anticipa la tutela e sbilancia la propria priorità di intervento a favore dei pazienti”. L’inibizione alla commercializzazione di un prodotto non è arbitraria. Anche un medicinale che, a seguito dei test, dovesse risultare sicuro e impeccabile, dovrebbe comunque vedersi bloccata la vendita. Un colpo non da poco per le aziende che potrebbero subire contrazioni economiche per tutto il tempo necessario alla risoluzione dei controlli. Altrettanto vero è, però, che i farmaci a base ranitidina (per fare un esempio) sono piuttosto datati e che esistono molte altre soluzioni terapeutiche alternative.