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    • 2019-12-09 18:17:44

    Povertà sanitaria, 473 mila persone nel 2019 non hanno potuto acquistare farmaci

    I meno abbienti spendono per il dentista solo 2,19 euro al mese contro i 31,16 euro del resto della popolazione, mentre oltre 12 milioni di persone hanno limitato la spesa per visite mediche e accertamenti. I dati del settimo rapporto di Banco Farmaceutico


    Le difficoltà e i farmaci necessariNel 2019, 473 mila persone povere non hanno potuto acquistare i farmaci di cui avevano bisogno per ragioni economiche. La richiesta di medicinali da parte degli enti assistenziali è cresciuta. In 7 anni (2013-2019) +28%. Nel 2019, si è raggiunto il picco di richieste, pari a 1.040.607 confezioni di medicinali (+4,8% rispetto al 2018). È quanto è emerso dal 7° Rapporto – Donare per curare: povertà sanitaria e donazione farmaci, promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus e BFResearch e realizzato – con il contributo incondizionato di Ibsa – dall’Osservatorio sulla povertà sanitaria presentato il 4 dicembre presso la sede di Confcommercio Milano.

    Servono soprattutto farmaci per il sistema nervoso (18,6%), per il tratto alimentare e metabolico (15,2%), per l’apparato muscolo-scheletrico (14,5%) e per l’apparato respiratorio (10,4%). Servono, inoltre, presidi medici e integratori alimentari. Le difficoltà non riguardano solo le persone indigenti: 12.634.000 persone, almeno una volta nel corso dell’anno, hanno limitato – per ragioni economiche – la spesa per visite mediche e accertamenti periodici di controllo preventivo (dentista, mammografia, pap-test ecc…).

    I poveri spendono più soldi in farmaci perché fanno meno prevenzione

    Ogni persona spende, in media, 816 euro l’anno per curarsi, mentre i meno abbienti solo 128. Tuttavia le famiglie non povere spendono per i farmaci non coperti dal Servizio sanitario nazionale il 42% del proprio budget sanitario, mentre gli altri il 62,5%. Questo, perché possono investire meno in prevenzione.

    Difficoltà in aumento con le famiglie con minori

    All’interno di questo quadro problematico, le famiglie povere con figli minorenni sperimentano paradossalmente (poiché sarebbe logico attendersi un supplemento di facilitazioni da parte delle istituzioni finalizzate alla tutela della salute) difficoltà aggiuntive. Nel 40,6% dei casi (vs 37,2% delle famiglie povere senza figli), per ragioni economiche, hanno limitato la spesa per visite mediche e accertamenti periodici di controllo preventivo. Le difficoltà sono superiori anche per le famiglie più benestanti con figli (ha limitato la spesa o rinunciato del tutto il 20,7% di esse) rispetto alle famiglie benestanti senza figli (18,3%). Considerando il totale delle famiglie (povere + non povere) ha limitato la spesa o rinunciato del tutto alle cure il 22,9% di quelle con figli, contro il 19,2% di quelle senza.

    Le spese del dentista

    Particolarmente significativa è la spesa delle famiglie povere per il dentista e per i servizi odontoiatrici. Solo 2,19 euro al mese, contro 31,16 euro del resto della popolazione. Non è un caso che la cattiva condizione del cavo orale sia diventata un indicatore dello stato di povertà. Le famiglie povere, inoltre, possono spendere solamente 0,79 euro al mese per l’acquisto di articoli sanitari (contro 4,42 euro del resto della popolazione), 1,30 euro per le attrezzature terapeutiche (vs. 12,32), 4,61 euro per i servizi medico ospedalieri (vs. 19,10) e 1,31 euro per i servizi paramedici (vs. 9,35 euro).

    Aumenta l’out of pocket

    Contenere la spesa sanitaria, per le famiglie indigenti, è necessario anche a fronte del fatto che la quota totalmente a carico dei cittadini è passata, tra il 2016 e il 2018 dal 37,3% al 40,3%. Contestualmente, la quota coperta dal Ssn è passata dal 62,7% al 59,7%.