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    • 2020-08-05 19:30:58

    Vaccini e terapie anti-Covid, a che punto siamo

     

     

    Vaccini e terapie anti-Covid, a che punto siamo

    I risultati di Inovio e J&J, l'avviamento della fase III di Moderna e Pfizer, il fallimento di tocilizumab e la Russia che vorrebbe approvare il suo vaccino già a metà agosto. Un breve quadro dell'attuale situazione a livello internazionale


    Il vaccino di Johnson & JohnsonA fine luglio le novità riguardanti vaccini e terapie anti-Covid hanno visto un’accelerazione. Solo nelle ultime due settimane sono arrivati i risultati preliminari del vaccino di J&J, l’avviamento dell’ultima fase di sperimentazione del vaccino di Moderna e di Pfizer/Biontech, nuovi accordi per le forniture di farmaci nel Regno Unito e nell’Ue. Mentre i casi nel mondo continuano ad aumentare (lasciando per ora l’Italia in una situazione di stallo con poche centinaia di contagi al giorno), le industria farmaceutiche puntano al primo traguardo dell’anno: arrivare a settembre/ottobre con in mano qualcosa di più concreto dei dati preliminari dei vaccini e iniziare la distribuzione il prima possibile.

    Condotto dai ricercatori del Beth Israel Deaconess medical center insieme a Janssen Pharmaceutical, i risultati preclinici pubblicati su Nature hanno dimostrato una forte risposta immunitaria. In virtù di ciò è stato avviato il trial clinico di fase 1/2 in Belgio e Stati Uniti.

    Sui macachi funziona

    Anche Inovio ha fornito dati positivi dopo le sperimentazioni sui macachi. Giovedi 29 luglio l’azienda ha rivelato che la protezione sugli animali dopo 13 settimane dall’inoculazione ha fornito esiti interessanti abbassando drasticamente la carica virale. Sempre dai macachi arrivano buone notizie anche per Moderna, la biotech americana che per prima ha avviato gli studi sul vaccino anti-Covid. Il lavoro sulle scimmie, in collaborazione all’Istituto nazionale per le malattie infettive (Niaid) diretto da Anthony Fauci e pubblicato sul New England Journal of medicine, ha dato il via libera al trial di fase III su 30 mila volontari sani in 89 siti americani. Alla fase finale del vaccino è entrato anche il programma di Pfizer/Biontech.

    La Cina e la Russia

    Ma se vale la regola “chi primo arriva meglio alloggia” (sul mercato), allora Mosca potrebbe addirittura stare meglio di tutti. L’ipotesi, stando anche a quanto rivelato dai media russi, è che il Cremlino voglia dotarsi di un proprio vaccino (prodotto dal Gamaleya Institute) già a metà agosto, anticipando di qualche mese tutti gli altri competitori. E ci sono già dei possibili acquirenti come India, Brasile e Arabia Saudita. Infatti, come noto da qualche settimana, la Russia ha avviato una serie di test su alcuni volontari militari per testare l’efficacia del prodotto. Un po’ come accaduto in Cina. Anche là le sperimentazioni del vaccino della CanSino sono condotte (anche) su un gruppo di volontari dell’esercito, tuttavia i risultati non sono particolarmente confortanti. Sembra infatti che il vaccino non abbia convinto in quanto a risultati, senza considerare che ulteriori sperimentazioni fuori dal territorio nazionale potrebbero venire compromesse dalle arcinote tensioni con gli Stati Uniti. Intanto anche l’Australia sta lavorando alla profilassi: la sperimentazione di fase 1 su 40 volontari sani dell’Università Flinders di Adelaide avrebbe dimostrato l’assenza di effetti collaterali significativi.

    Altre terapie

    Sul fronte terapie preventive va segnalato soprattuto il fallimento di tocilizumab di Roche. Il farmaco non avrebbe effetti sul virus, come conferma l’azienda stessa, in quanto non sarebbero evidenti miglioramenti sulla condizione clinica dei pazienti. Già a giugno qualcuno aveva storto il naso sull’inefficacia di tocilizumab dopo che uno studio italiano ne aveva escluso i benefici. C’è poi remdesivir, l’antivirale contro Ebola di Gilead. L’azienda californiana ha chiuso da poco un accordo per una fornitura ad agosto con l’Ue (che coprirà circa 30 mila pazienti gravi). Infine, come rivela Reuters, nell’agone farmaceutico si inserisce anche Celltrion. La società coreana ha ottenuto il via libera dall’autorità regolatoria britannica per l’avviamento dei trial per un anticorpo anti-Covid.