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    • 2020-11-11 00:00:00

    Covid-19, verso test più rapidi ed efficaci con Crispr

    Medicina scienza e ricerca

    Secondo Mauro Giacca del King's College London e Icgeb di Trieste potrebbero arrivare già prima di Natale. Intanto un prototipo messo a punto alla Stanford University dà buone speranze

    di Redazione Aboutpharma Online10 Novembre 2020

    Dovrebbero essere approvati per Natale i nuovi test diagnostici per Covid-19, basati sulla tecnica di editing genetico Crispr. Ad affermarlo è Mauro Giacca alla guida del team di ricercatori della King’s College London, dell’Università di Trieste e del Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologie (Icgeb) di Trieste, sul quotidiano Il Piccolo. Un esempio di questi innovativi test è quello messo a punto dai ricercatori della Stanford University, che hanno sfruttato la cosiddetta tecnologia “lab on a chip” e la tecnica di editing genetico Crispr per sviluppare un test economico e affidabile per rilevare Covid-19. In un lavoro pubblicato lo scorso 4 novembre su Proceedings of the National Academy of Science il test ha individuato infezioni attive da Sars-Cov2, in appena 35 minuti. I ricercatori ora stanno lavorando con la Ford Motor Company per trasformare il prototipo in un prodotto pronto per il mercato.


    Verso una sorveglianza sanitaria efficace

    Certo i test in arrivo non hanno ancora la sensibilità della Prc – tecnica utilizzata per i tamponi molecolari, il “gold standard” per la diagnosi d’infezione da Sars-Cov2 – come spiega ancora Giacca. “Ma ci si avvicinano e il tempo di esecuzione è di pochi minuti” aggiunge. “Questi nuovi test rapidi potranno consentire una sorveglianza sanitaria efficace in ambienti a rischio. Come le case di cura dove l’infezione può andare rapidamente fuori controllo. Ma potranno essere tenuti anche a casa per un dubbio diagnostico da risolvere rapidamente. Oppure saranno resi obbligatori prima di imbarcarsi su un aereo”.


    Come funziona il test rapido basato su Crispr

    Tornando al microlab sviluppato a Stanford, si tratta di un chip microfluidico grande appena la metà di una carta di credito contenente una complessa rete di canali più piccoli della larghezza di un capello umano. Il test sfrutta il fatto che i coronavirus come Sars-Cov2, lasciano dietro di sé minuscole impronte genetiche ovunque vadano, sotto forma di filamenti di Rna. Se l’Rna del nuovo coronavirus è presente in un campione di tampone è indice che la persona da cui è stato prelevato il campione è infetta, spiega  Juan G. Santiago, professore di ingegneria meccanica a Stanford e autore senior dello studio.


    Anche questo test funziona con un campione prelevato dal naso con un tampone, che viene lasciato cadere nel microlab. Qui i campi elettrici estraggono e purificano eventuali acidi nucleici come l’Rna, che viene purificato e convertito in Dna e quindi replicato molte volte utilizzando una tecnica nota come amplificazione isotermica (fase che al momento deve essere eseguita al di fuori del chip, ma che Santiago si aspetta di integrare i un unico chip entro pochi mesi).


    Sonde fluorescenti e Crispr

    Successivamente grazie al complesso di editing genetico Crispr-cas12 si può capire se qualcuno dei frammenti di Dna amplificato proviene dal Sars-Cov2. In tal caso, l’enzima attivato innesca sonde fluorescenti che fanno brillare il campione. “Il nostro chip è unico in quanto utilizza campi elettrici sia per purificare gli acidi nucleici dal campione sia per accelerare le reazioni chimiche che ci fanno sapere che sono presenti” ha commentato Santiago. L’approccio inoltre, come spiegano ancora i ricercatori, ha il vantaggio di poter essere adattato per rilevare la presenza di altri microbi dannosi.


    Servono test usa-e-getta

    Altri test diagnostici utilizzano tecniche di amplificazione genica ed enzimatica simili, ma sono più lenti e più costosi. Oppure possono richiedere più passaggi manuali e diverse ore. Invece in un momento come questo, “è essenziale avere a disposizione una grande quantità di test diagnostici veloci, in grado di dare una risposta su un tampone in pochi minuti, e utilizzarli in maniera capillare tra la popolazione”, come ha sottolineato ancora Giacca. “Quelli a disposizione oggi “basati sull’amplificazione del genoma virale con la Prc, per quanto sensibili e accurati, richiedono organizzazione e laboratori centralizzati. Troppo lenti per un utilizzo usa-e-getta” ha concluso il ricercatore.