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    • 2021-03-27 00:00:00

    Sars-Cov-2: scoperto farmaco che lo intrappola frenandone l’uscita dalle cellule

    Sono una classe di enzimi (E3-ubiquitin-ligasi) necessari al virus Sars-CoV-2 per uscire dalle cellule infettate e diffondersi a tutti i tessuti dell’organismo. Le stesse proteine che svolgono un’azione simile anche per altri virus come l’ebola. A identificarle è stato un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato da Giuseppe Novelli dell’Università di Tor Vergata e Università del Nevada e Pier Paolo Pandolfi dell’Università di Torino e Università del Nevada. Bloccarli potrebbe impedire l’uscita e la moltiplicazione del virus dalle cellule infettate.

    Lo studio sugli enzimi E3-ubiquitin-ligasi

    In uno studio pubblicato su Cell Death & Disease del gruppo Nature, gli esperti hanno dimostrato che i livelli degli enzimi E3-ubiquitin-ligasi, sono elevati nei polmoni dei pazienti e in altri tessuti infettati con il virus. Inoltre sono segnalate anche alterazioni genetiche rare nei geni codificanti per queste proteine in un sottogruppo di pazienti (circa 1300) con forma grave della malattia selezionati dalle coorti dei Consorzi Internazionali: Covid Human Genetic Effort, French Covid Cohort Study Group, CoV-Contact Cohort, e Healthy Nevada Project. Queste alterazioni aumentano l’attività degli enzimi e favoriscono l’uscita del virus infettante.

    La sostanza inibitrice I3C

    Il team ha dimostrato che l’attività di questi enzimi può essere inibita da un composto naturale e ben tollerato dall’organismo umano, noto come Indolo-3 Carbinolo (I3C). Che potrebbe essere utilizzato come antivirale in forma singola o in combinazione con altre terapie. Il composto I3C si è dimostrato capace di bloccare, in vitro, l’uscita e la moltiplicazione del virus dalle cellule infettate. Potrebbe quindi essere rapidamente approvato in quanto già utilizzato per altri trattamenti, una volta dimostrata l’efficacia sui pazienti Covid-19.

    “Dobbiamo testare il farmaco in studi clinici con pazienti Covid-19 per valutare rigorosamente se può prevenire la manifestazione di sintomi gravi e potenzialmente fatali” precisa Novelli. “In particolare per i pazienti che non possono essere vaccinati, è di fondamentale importanza per salvare sempre più vite umane e contribuire ad una migliore condizione e gestione della salute pubblica”.

    Identificare nuovi farmaci

    Lo studio, cofinanziato dalla Fondazione Roma, contribuisce alla comprensione dei meccanismi molecolari che governano il ciclo vitale di Sars-CoV-2. Aprendo anche la strada alla identificazione delle relazioni ospite-patogeno necessari per l’identificazione e lo sviluppo di nuovi farmaci in grado di interferire con la replicazione virale, bloccandone la trasmissione.

    “Dobbiamo pensare a lungo termine. I vaccini, pur essendo molto efficaci, potrebbero non esserlo più in futuro, perché il virus muta, e quindi è necessario disporre di più armi per combatterlo. La scoperta su I3C è importante – conclude Pandolfi – e ora dobbiamo avviare studi clinici per dimostrare la sua potenziale efficacia. Sarà importante valutare se I3C possa anche ridurre le gravissime complicazioni cliniche che molti pazienti sperimentano dopo aver superato la fase acuta dell’infezione. Questo rappresenterà un grave problema negli anni a venire, che dovremo gestire. Dobbiamo anche andare avanti nella ricerca farmacologica, per identificare ulteriori composti e terapie efficaci adesso per Covid-19, e per altri virus che saremo chiamati ad affrontare in futuro”.